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«L’adenocarcinoma, l’istotipo rinvenuto nella diagnosi dell’esame istologico estemporaneo (quello effettuato durante l’intervento chirurgico) è il più frequente tra i quattro del tumore polmonare. Interessa circa il 50 per cento di tutti i tumori polmonari». L’oncologo Francesco Cognetti ci aiuta a leggere il referto stilato dal medico personale di papa Leone, Luigi Carbone e dal professor Stefano Margaritora, direttore della Uoc di chirurgica toracica del Policlinico Gemelli, che ha guidato l’equipe che è intervenuta sul Pontefice. Intanto il Papa ha trascorso una notte tranquilla, fa sapere la sala stampa.
Professore, intanto che tipo di tumore è l’adenocarcinoma?
«Di solito è quello meno legato al fumo di sigaretta. In circa un terzo si possono riconoscere delle mutazioni molecolari molto sensibili alla somministrazione di farmaci molecolari biologici specifici, e questo, eventualmente, può essere utilizzato a scopo terapeutico».
Siamo stati molto colpiti dal fatto che gli sia stato asportato l’intero lobo. È un intervento standard?
«Sì, lo è. Nel comunicato non si specifica il diametro esatto del tumore che comunque poi sarà valutato dal patologo nel momento in cui riceve il pezzo istologico. Comunque la lobectomia inferiore destra è il trattamento dei tumori polmonari che colpiscono quel lobo. Il lobo inferiore è anche il più agevole dal punto di vista chirurgico. E l’intervento è abbastanza semplice».
Dopo cosa succede?
«Indipendentemente dalla volumetria, dal diametro del tumore che noi non conosciamo, il pezzo istologico che è stato asportato, insieme con i linfonodi di riferimento della zona asportata, saranno esaminati dettagliatamente dal punto di vista istopatologico. Solamente l’esame istopatologico completo del pezzo asportato potrà determinare l’esatta stadiazione del tumore. In linea di massima posso dire che se si tratta di una malattia confinata a un lobo inferiore le possibilità di guarigione sono molto elevate se non ci sono linfonodi interessati. Posso anche dire che la percentuale di casi in cui, in presenza di una neoplasia del lobo inferiore, sono presenti anche linfonodi patologici è molto bassa. Bisogna però aspettare i risultati degli esami istopatologici successivi».
Bastano i risultati istopatologici?
«Questi devono necessariamente includere gli esami genetici e molecolari per eventualmente svelare o negare la presenza di queste mutazioni di cui ho parlato».
Anche suo fratello in questi giorni si sta curando per un tumore. Ci possono essere correlazioni?
«Questi di solito non sono tumori ereditari. Se anche il fratello è stato interessato da un tumore, potrebbe dipendere da stili di vita comuni, ma sia il tumore che le mutazioni non sono di solito ereditarie».
Come si vive senza un lobo inferiore?
«Intanto sicuramente prima dell’intervento chirurgico il Santo Padre è stato sottoposto a una valutazione della funzione respiratoria e questa valutazione è in grado di dire sia qual è la funzione respiratoria con il polmone completo sia quella che avrebbe avuto con l’asportazione. Noi abbiamo due lobi nel polmone sinistro e tre in quello destro. Dunque ne è stato asportato uno su cinque. Nella maggioranza dei casi, a meno che gli altri quattro lobi non siano interessati da patologie bronco ostruttive o tipo enfisema o altro che determinano già di base una insufficienza respiratoria, essi vicariano assolutamente e completamente la funzione del lobo asportato».
Quando si parla di radicalità vuol dire che quindi hanno tolto tutto quello che c’era da togliere?
«Sì, tutto quello che era evidente da togliere agli esami effettuati prima della chirurgia e nel momento in cui si sono trovati di fronte e hanno visto direttamente il quadro a livello polmonare».
Un intervento del genere può essere risolutivo o bisogna aspettare altri esami per capire se c’è da fare una terapia?
«Bisogna aspettare l’esame istopatologico definitivo, soprattutto quello dei linfonodi. Ma la possibilità che il tumore sia migrato e abbia interessato i linfonodi è molto molto bassa in una situazione di questo genere».
C’è da fare anche una tac total body per vedere se c’è qualche problema?
«Assolutamente sì. Una tac o una pet, se non sono già state fatte. Comunque, ripeto, in questo caso di una neoplasia limitata a un lobo del polmone le possibilità di metastasi a distanza sono molto molto basse. L’esame istopatologico completo, insieme con quello molecolare, nel caso che siano presenti queste mutazioni geniche, ci dirà anche se c’è un’indicazione dopo la chirurgia ad effettuare un trattamento con questi farmaci. Se il tumore è molto piccolo, di solito non c’è indicazione, se invece è più grande e se i linfonodi sono stati interessati, speriamo di no, allora si procede con questi farmaci che sono assolutamente ben tollerati e danno un contributo importantissimo alla guarigione completa».
Quanto tempo ci vuole di solito per gli esiti?
«Per l’esame istopatologico 5-7 giorni, per gli esami molecolari qualche giorno in più, quindi un paio di settimane».
È previsto, il 7 novembre, il viaggio in Perù. Si può viaggiare dopo un’operazione del genere?
«Passeranno diversi giorni e quindi la valutazione sarà fatta in quel momento da parte dei medici curanti. A ridosso, di solito, non è consentito volare, ma dopo diverse settimane probabilmente sarà possibile, ma lo valuteranno i medici che lo hanno in cura».
Un’ultima domanda. Si sta sviluppando in queste ore una polemica sulla rapidità dell’intervento. Come se ci fosse una corsia preferenziale. Cosa dice in proposito?
«Che fare ipotesi di questo genere è assolutamente volgare perché tutti i pazienti che hanno un tumore del polmone vengono operati immediatamente, soprattutto quelli che hanno un tumore estremamente precoce e localizzato. E questo, naturalmente, per evitare che la malattia possa aumentare di volume e diffondersi».







