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Le inchieste di FC
 

L’azzardo adesso è un gioco da bambini

18/06/2016  Un sabato pomeriggio nella sala giochi per minorenni di un centro commerciale. Ragazzi che schiacciano tasti compulsivamente per avere ticket di carta in cambio di soldi veri. Genitori e nonni che li guardano . E di là ci sono le slot per gli adulti. Dalla scuola all’università del gioco

Nessuna pallina rotola nei due calciobalilla all’entrata della sala giochi. Così come sono quasi tutte vuote le postazioni dei classici videogame e di altre attrazioni in cui è richiesta un minimo di abilità. Eppure il grande salone al primo piano del centro commerciale di Milano, con le sue luci e i suoi suoni ammiccanti, in questo sabato pomeriggio è pieno di ragazzini, molti dei quali hanno meno di 10 anni.
Ecco un gruppetto dirigersi di corsa verso una macchinetta. In una mano stringono un sacchetto pieno di monete da 50 centesimi, nell’altra dei bigliettini di carta. La macchinetta sembra una roulette. Anzi è una roulette, tranne per due particolari: non ci sono numeri, ma solo cinque colori; se la pallina si ferma sul colore su cui si è scommesso la moneta da 50 centesimi non si vincono soldi, ma i bigliettini di prima, che in gergo si chiamano ticket redemption, letteralmente riscatto del biglietto. In pratica, ognuno vale un punto e ogni volta che si raggiunge una certa cifra si ha diritto a un premio. Ecco il brillante sistema grazie al quale questa roulette è perfettamente legale: perché in palio non ci sono soldi, ma macchinine, pupazzetti, biglietti del cinema, cellulari.
Ma torniamo al nostro gruppetto di ragazzini. Alcuni schiacciano compulsivamente i pulsanti che servono a far girare la pallina, gli altri fanno il tifo e aspettano il loro turno. A un certo punto una bambina si stacca e va dalla mamma che è seduta con le amiche al bar accanto. Il suo sacchetto di monete è rimasto vuoto. «Ancora un euro!», implora. La mamma fa segno di no, ma alla ­fine cede. La bimba torna contenta dai suoi amichetti: almeno altre due partite sono assicurate.
Ma nel frattempo il suo posto è stato preso da un adulto seguito da altri che si mettono a giocare accanto ai bambini: evidentemente, la roulette è concepita davvero bene se riesce ad attirare tutti. E già da questo si capisce la sua pericolosità: ciò che conta è il brivido che si prova all’idea di poter vincere qualcosa, non importa cosa. Un brivido per il quale si è disposti a provare e riprovare ancora. Anche perché, agli occhi dei bambini, vincere sembra davvero facile. La macchinetta continua a sputare ticket a ripetizione e molti piccoli vanno in giro ­fieri con la loro montagnetta di carta. Ma quanta ce ne vuole per ritirare i premi? Con 135 ticket si vince un soldatino, con 395 una macchinina. Poi, sempre più su, con 650 un biglietto per il cinema ­fino ai 59.750 necessari per un cellulare.
Allora fi­ngo di essere un papà che è entrato qui per la prima volta con suo fi­glio di sette anni e faccio un rapido sondaggio con altri genitori. Salta fuori che in media danno ai loro bambini 10 o 15 euro per giocare e quasi sempre tornano a casa al massimo con una macchinina che potrà valere la metà della cifra spesa. Ma di solito preferiscono non ritirare il premio. Così, con la scusa di accumulare nuovi ticket e conquistarne altri di maggior valore, tornano di nuovo qui.
Intanto davanti alla simil-roulette si sono fermati un nonno con i suoi nipotini: uno ha 10 anni, mentre la sorellina ne ha 6. La piccola non ha vinto e il fratello la rimprovera: «Non hai premuto bene!». Non capisce che è solo questione di fortuna, ma una cosa l’ha capita e la suggerisce al nonno: «Se mettiamo una moneta per ognuno dei cinque colori, vinciamo di sicuro!». «Sì, ma così fai fuori in un botto solo due euro e cinquanta!». A questo punto rivelo di essere un giornalista e chiedo al nonno se non pensa che questo gioco sia pericoloso per i suoi nipoti: «Per questo ci sono io che a un certo punto dirò basta», ribatte. E quando gli chiedo se non c’era un altro modo per passare il pomeriggio insieme, allarga le braccia: «Mi hanno chiesto loro di venire qui. Di solito, ci vengono con mamma e papà...».
Ma non c’è solo la roulette in questa specie di casinò per bambini. Una mamma si fa aiutare dal suo piccolo di 4 anni a tirare la leva che aziona una ruota della fortuna. Il giro è stato fortunato. La mamma gli sorride: «Bravo!». E lui esclama: «Un’altra volta, un’altra volta!». Molto gettonato, è il caso di dirlo, è poi un altro gioco in cui si inserisce una moneta che, cadendo su altre monete, le muove: se qualcuna cade in un buco si vincono i soliti ticket (anche in questo caso è questa l’unica differenza rispetto alla slot “vera” dove in palio ci sono i soldi). Un bambino incrocia le mani come se pregasse seguendo il movimento delle monete. E quasi piange quando capisce di non aver vinto.
Lo stesso meccanismo è alla base di un altro gioco dove a muoversi avanti e indietro sono delle caramelle e di un altro ancora che vede impegnate in questo momento una mamma con sua ­figlia: premendo un pulsante, si fa scendere una pallina che cade su una superfi­cie su cui ci sono dei fori. Se ne centra uno, si vince. «Se giochi tanto, ci lasci lo stipendio», confi­da la mamma. Ma quando dico di essere un giornalista, subito minimizza: «Questa è solo la terza volta che veniamo qui. Giochiamo tre euro e poi basta». E in effetti dopo un po’ si allontanano. Ma dopo pochi minuti ritornano. La mamma ha solo scambiato banconote con altre monete da 50 centesimi. Ed ecco che riprendono a giocare. Solo che la bambina si stufa presto e va da un’altra parte. Resta solo la mamma a caccia di nuovi ticket.
All’uscita, stavolta uno dei due calciobalilla è occupato da tre ragazzine che hanno l’aria di divertirsi un mondo. Finita la partita, chiedo a una di loro se le è piaciuto. «Sì, ma preferisco i giochi che ci sono dentro». Però qui dovete sfidarvi e vince chi è più bravo, provo a obiettare. «Sì, ma con gli altri si vincono i ticket». Proprio di fronte a lei c’è una porta nera: è l’ingresso della sala giochi per adulti. Tra qualche anno sarà prontissima a passare dalla scuola all’università dell’azzardo.

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