Dopo la rottura del “Patto del Nazareno”. Forza Italia si allea con la Lega di Matteo Salvini per le prossime regionali, in vista del voto di maggio. In pratica torna il vecchio “asse del Nord” che aveva segnato l’ultimo governo Berlusconi, quello dei respingimenti, del pacchetto sicurezza, del reato di clandestinità. Con una leadership ribaltata: la Lega in posizione di forza, il partito guidato da Berlusconi - in preda alle faide delle correnti interne, da Fitto a verdini -  nel ruolo di anello debole. Un’alleanza che avrà ripercussioni anche in Parlamento, con un’opposizione più in sintonia -  e quindi più dura -  alle Camere.

Anche se per Salvini è prematuro parlare di alleanza: «Questo non sta a significare accordi duraturi e perenni a livello nazionale o locale da domani mattina», precisa Salvini, che sbarra la porta per il Nuovo centrodestra di Alfano, ovunque: «Con Ncd, fatta salva l’esperienza di governo nei Comuni e nelle Regioni dove stiamo governando, dove si tornerà al voto non è possibile che il simbolo della Lega Nord sia affiancato a quello di Ncd-Alfano». Nel frattempo si fanno i conti della “spedizione al Sud” di Salvini. Nonostante le contestazioni, il segretario del Carroccio ritiene di aver seminato adeguatamente. Gli è bastato mettere in soffita i vecchi slogan antimeridionalisti, chiedere scusa su certi “toni eccessivi”, mettere una felpa con su scritto “Sicilia” ed elogiare i cannoli (“non smetterei mai di mangiarne”). Salvini sa bene che le dinamiche che spingono a votare Lega sono altre rispetto a meridionalismo e antimeridionalismo, soprattutto da quando la sua dimensione è sempre meno localista e federalista e sempre più lepeniana: toni anti immigrati e anti rom, allarme sulla presunta “invasione” degli extracomunitari, ordine e sicurezza, ridimensionamento e controllo delle comunità di residenti di religione islamica, uscita dall’euro, la moneta “da superare e rottamare” che ha creato milioni di disoccupati e portato all’impoverimento del Paese, qualche strizzatina d’occhio all’antipolitica e alla destra. Richiami che attecchiscono anche al Sud. E naturalmente lotta al centralismo romano, che in Sicilia è sempre un tema molto sentito e condiviso.

Senza contare che in Sicilia Salvini non deve partire da zero: già Bossi aveva creato qualche timido rapporto con gli autonomisti siciliani di Lombardo. Insomma, il giovane leader della Lega nel Mezzogiorno potrebbe raccogliere molto. Lo conferma la sala gremita, domenica scorsa dell’hotel delle Palme, dove si è svolta la prima convention leghista a Palermo. In Sicilia Salvini potrebbe riproporre una nuova esperienza antag0nista rispetto a destra e sinistra, una sorta di milazzismo 2.0.  E anche l'alleanza con Forza Italia, il partito che anni fa si rese protagonista del celebre "cappotto" dei 61 collegi a zero, potrebbe rivelarsi utile.