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“Allah akbar”. Ancora una volta il grido “Dio è grande” risuona in mezzo alle raffiche dei kalashnikov e alle granate. Anche all’hotel Radisson Blue della capitale del Mali Bamako, dove un commando sta seminando morte e terrore al momento in cui scriviamo. Il Mali divenuto da tempo quasi un protettorato francese. I terroristi chiedono agli ostaggi di recitare a memoria i versetti del Corano, la matrice islamica dell’attentato è certa. Probabilmente dietro c’è il network jihadista Ansar Din. Proprio poche ore fa il presidente francese Francois Hollande aveva sottolineato che l'Isis considera la Francia nemica perchè Parigi è intervenuta in Mali. In un discorso pubblico, il presidente aveva ricordato che nel 2013 la Francia ha aiutato il Paese dell'Africa Occidentale, ottenendo una "vittoria": i "terroristi lo sanno per questo ci considerano nemici".
Sono terroristi dell’Isis quelli che stanno esercitando una violenza orrenda all'hotel Raddison Blue di Bamako? Forse. Ma non è importante. Il Califfato ha già raggiunto il suo scopo, esportando ancora una volta la strategia della tensione. Dietro i terroristi del Califfato e della rete mondiale del terrore non ci sono beduini con idee medievali. Gli strumenti, soprattutto quelli della propaganda, sono raffinatissimi: dal Pakistan al Sahel, da Boko Haram alle Brigate Oqba Ibn Nafoa, dai mujahidin indonesiani ad Ansar Din in Mali tutto ormai è Isis, come se il Califfato del terrore avesse apposto il suo marchio in franchising. In questa strategia del terrore l’Isis ha preso il posto di Al-Qaeda, che dopo l’11 settembre teneva sotto la sua bandiera centinaia di sigle. E ora il testimone del male passa al Califfato, una rete mondiale di filiali della paura, agenti locali, cellule in sonno pronte ad agire, telecamere, computer e attrezzature digitali in grado di diffondere il virus della paura, armi, unità militari che si finanziano con rapine, saccheggi, espropri, rapimenti. Hotel, discoteche, locali pubblici, siti archeologici. Tutto può costituire un palcoscenico dell'orrore. Il terrorismo sanguinario dell’Isis, il franchising del terrore, la sua proiezione persino su gruppi e sigle che non vi fanno materialmente parte ma compiono lo stesso gli attentati in suo nome, è feroce e globale. Tutto ciò che è terrore viene compito sotto le bandiere dell'Isis. Affrontarlo solo militarmente con i mezzi tradizionali come sta facendo l'Occiente significa solo perdere la guerra.
Sono terroristi dell’Isis quelli che stanno esercitando una violenza orrenda all'hotel Raddison Blue di Bamako? Forse. Ma non è importante. Il Califfato ha già raggiunto il suo scopo, esportando ancora una volta la strategia della tensione. Dietro i terroristi del Califfato e della rete mondiale del terrore non ci sono beduini con idee medievali. Gli strumenti, soprattutto quelli della propaganda, sono raffinatissimi: dal Pakistan al Sahel, da Boko Haram alle Brigate Oqba Ibn Nafoa, dai mujahidin indonesiani ad Ansar Din in Mali tutto ormai è Isis, come se il Califfato del terrore avesse apposto il suo marchio in franchising. In questa strategia del terrore l’Isis ha preso il posto di Al-Qaeda, che dopo l’11 settembre teneva sotto la sua bandiera centinaia di sigle. E ora il testimone del male passa al Califfato, una rete mondiale di filiali della paura, agenti locali, cellule in sonno pronte ad agire, telecamere, computer e attrezzature digitali in grado di diffondere il virus della paura, armi, unità militari che si finanziano con rapine, saccheggi, espropri, rapimenti. Hotel, discoteche, locali pubblici, siti archeologici. Tutto può costituire un palcoscenico dell'orrore. Il terrorismo sanguinario dell’Isis, il franchising del terrore, la sua proiezione persino su gruppi e sigle che non vi fanno materialmente parte ma compiono lo stesso gli attentati in suo nome, è feroce e globale. Tutto ciò che è terrore viene compito sotto le bandiere dell'Isis. Affrontarlo solo militarmente con i mezzi tradizionali come sta facendo l'Occiente significa solo perdere la guerra.




