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venerdì 18 agosto 2017
 
Contro la base dei raid chimici
 

L'azzardo di Trump: bombardata la Siria con 59 missili

07/04/2017  Donald Trump diventa interventista e ordina il lancio di 59 Tomahawk sulla base aerea da cui sarebbe partito l'attacco con armi chimiche del 4 aprile. Dura reazione dal Cremlino e di Putin: «Violato il diritto internazionale».  Incertezza sule prossime mosse del presidente americano. E adesso che cosa potrebbe accadere?

Nella notte 59 missili Tomahawk lanciati da due navi americane in navigazione nel Mediterraneo orientale hanno colpito la Siria. L’azione militare ha preso di mira la base aerea di Al Sharyat. I missili hanno distrutto aerei da combattimento, radar, depositi di carburante e di munizioni, hangar. Non si hanno notizie sulle perdite di vite umane, ma il governatore della regione di Homs ha detto che ci sono dei morti. Secondo una dichiarazione ufficiale dell’esercito siriano, l’attacco di questa notte avrebbe provocato 6 morti.

L’intervento militare è stato annunciato dal presidente Donald Trump con una breve dichiarazione fatta nel resort di Mar-a-lago, in Florida, dove in questi giorni  è impegnato in un vertice con il presidente cinese Xi Jimping.

Trump ha detto che l’attacco missilistico ha colpito la base aerea da cui è stato lanciato il bombardamento con armi chimiche che il 4 aprile scorso ha ucciso almeno 80 persone (fra cui molti bambini) nella città siriana di Khan Sheikhoun. Trump e i suoi consiglieri non hanno dubbi. Trump ha definito  Assad  “un dittatore” responsabile di aver “lanciato un orribile attacco con armi chimiche contro civili innocenti”.  Trump ha fatto appello a “tutte le nazioni civilizzate” perché diano un aiuto a porre fine al conflitto in Siria e al terrorismo.

Il Pentagono ha precisato che i comandi militari russi, presenti in Libia a sostegno di Assad, sono stati avvertiti in anticipo dell’attacco. Secondo un parlamentare russo vicino agli ambienti militari, Dmitry Sablin, nessun soldato russo sarebbe rimasto ferito. Non  c’è stata una telefonata preventiva di Trump al presidente russo Putin e dal Cremlino è arrivata stamattina una dichiarazione durissima. Dmitry Peskov, il portavoce di Putin, parla di “aggressione contro una nazione sovrana” che produrrà “danni significativi” alle relazioni fra la Russia e gli Stati Uniti.

L’attacco missilistico degli Stati Uniti è stato condannato duramente anche dal governo iraniano, che prevede un rafforzamento del terrorismo e ulteriori complicazioni nel conflitto in Siria. Giudizi positivi arrivano invece dal Regno Unito (“una risposta appropriata”) e dalla Turchia.

Il presidente “isolazionista”, colui che chiedeva di non votare Hillary Clinton perché sarebbe stata capace di  scatenare la terza guerra mondiale, entro così pesantemente nel conflitto siriano. Quella della notte scorsa è la  prima azione militare diretta degli Stati Uniti contro il regime di Assad e ora ci si chiede fino a dove potrà spingersi Trump. 

Colpisce l’accelerazione degli eventi. Arrivato alla Casa Bianca, Trump aveva posto come priorità la lotta all’Isis ed erano stati accantonati i progetti di “cambio di regime” in Siria. Ma l’attacco con armi chimiche del 4 aprile ha cambiato tutto. Nel giro di 48 ore gli Stati Uniti sono passati all’azione. Ora non è ancora chiaro quali saranno le ulteriori mosse di Trump, il cui interventismo in queste ore è ferocemente criticato da molti suoi sostenitori, che lo vorrebbero più impegnato sui problemi inermi dell’America. L’attacco missilistico suona come un avvertimento ad Assad e sembra avere le caratteristiche di un’azione militare limitata, non il preludio di un coinvolgimento più diretto, come in Iraq, nel conflitto siriano. Ma con Trump, come abbiamo visto, non si può mai sapere. Il problema è capire se, dietro i missili e le bombe, c’è  davvero una strategia per far uscire la Siria dall’inferno.

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