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sabato 17 novembre 2018
 
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Montenegro: «MIgranti: non si può essere cristiani a metà»

24/08/2018  Il cardinale presidente di Caritas italiana si dice "esterrefatto" per la gestione del caso Diciotti: «Se si fosse trattato di animali non sarebbero stati abbandonati»

«La politica non si fa a slogan e la fede non è buonismo». Il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente di Caritas italiana interviene sulla questione di nave Diciotti e si chiede «se la politica deve solo gridare e mostrare il braccio di ferro o deve trovare delle soluzioni? È sullo scontro che noi costruiremo il presente e il futuro o è il dialogo? E la povertà che significa? Gli interrogativi sono tanti e non per fare accademia ma perché in questo modo non riusciamo più a raccapezzarci. Oggi per divertimento o per fare qualcosa di diverso si può sparare a un altro uomo solo perché ha il colore della pelle diverso. Sino a qualche tempo fa non si pensava una cosa simile, oggi diventa possibile pensarla. E perché? Perché si sta creando un clima dove l’altro  - e la colpa è il colore della pelle – non merita quello che merito io. Lo avevo già detto e lo ripeto: ma perché i nostri migranti possono partire e non diciamo niente? E se a un certo punto dovessero dire ai nostri che non possono più partire perché non sono più ricevuti che significherà questo?».

Eppure tanti cattolici sembrano stare dalla parte di Salvini.

« Ci dovremmo chiedere, noi vescovi e sacerdoti innanzitutto, cosa significa il Vangelo nelle mani dei cristiani. Se il Vangelo è il mio navigatore satellitare io devo seguire quella strada, ma se scelgo le pagine da leggere e ne rifiuto alcune allora qualcosa non funziona più. Come cristiano non solo libero di scegliere se fare o non fare. Non è più solo un problema di amore o di solidarietà, per noi cristiani diventa un problema di fede perché accogliere l’altro è accogliere Cristo, chi rifiuta l’altro rifiuto Cristo. E io come posso accettare Cristo nell’Eucaristia - e Lui mi ha detto che si trova in un pezzo di pane - e rifiutarlo nel fratello - e Lui mi ha detto che si trova nel fratello- se è lo stesso Cristo? Quindi è il Vangelo che mi mette con le spalle al muro. O lo strappo tutto e dico che per me il Vangelo non è importante, oppure non posso accontantarm di celebrare riti dimenticando ciò che sta alla base della fede e va ribadito. Non è più solo un problema di amore o di solidarietà, per noi cristiani diventa un problema di fede perché accogliere l’altro è accogliere Cristo, chi rifiuta l’altro rifiuto Cristo».

Ormai sono dieci giorni che i migranti sono a bordo della nave. Cosa ne pensa?

«Sono interdetto, meravigliato e anche disgustato. Mi scuso per l’esempio, ma se fossero stati dei cani sarebbe già intervenuta la protezione animali. Non riesco a capire come si possano abbandonare delle persone così al destino senza sapere come andrà a finire, pur sapendo che sono in situazioni particolari, gravi. E intanto una situazione come questa lascia sulla quale si sarebbe già dovuti intervenire con una soluzione lascia, invece, ancora pensare, decidere, far diventare questa gente merce di scambio. Ripeto, a almeno per gli animali c’è la protezione animali, ma per l’uomo ci dobbiamo rivolgere alla protezione animali per essere trattati meglio?».

 

Qual è il suo timore?

«Che una nave nostra non possa attraccare significa che un domani a chiunque potranno vietare di entrare a casa sua. Se mi trovassi in un’altra parte d’Italia mi si potrebbe dire: “Tu qui non puoi entrare perché non appartieni ai nostri, sei un meridionale”. Lo si è detto in passato e torneranno a dirlo. E io posso anche rischiare di non trovare posto e succede ancora oggi che uno perché è meridionale non trova posto. Poi perché è disabile non trova posto, poi perché è brutto non trova posto, poi perché è povero non trova posto… Ci stiamo costruendo un futuro dove anche noi entreremo dentro e saremo discriminati, non saremo soltanto quelli che decidono».

L’obiezione è che però non possiamo accoglier etutti. Cosa ne pensa?

«Anche i buonisti dicono che non è un problema solo dell’Italia, è un problema che interessa tutta l’Europa e tutto il mondo. Sappiamo che ci sono  245 milioni di migranti nel pianeta. Quindi è un mondo che sta cambiando, i barconi che arrivano da noi sono una piccola parte di tutti quelli che camminano. Quando si spostano i popoli è la Storia che sta cambiando. Possiamo essere così ciechi da non rendercene conto? Se fossero soltanto un gruppetto di persone sarebbero un gruppo di disperati, ma qua sono popoli che si stanno  spostando. E lo squilibrio dove sta? Che quelli del Sud del mondo stanno andando nel Nord».

Cosa bisognerebbe fare?

«La politica deve dare le risposte tecniche, ma per farlo dovrebbe mettersi a un tavolo a pensare, non a gridare con slogan. E poi dovrebbe rimettere al centro l’uomo. Sono stato a Bruxelles e la delusione più grande è che in questa Comunità europea non c’è l’uomo al centro, c’è l’economia, il profitto, la finanza, allora la Ue è l’unione degli egoismi. Ma tanti egoismi messi insieme non fanno mai comunità. Allora perché ci chiamiamo comunità se dobbiamo sommare solo gli egoismi? Allora i tecnici dovrebbero garantirci quelle possibilità che ci sono per trovare una soluzione a questi problemi. Allora forse dovremo finire con la colonizzazione, dovremmo smetterla di prendere da questa gente ciò che ci è utile e dare il corrispettivo anziché rubare, forse si tratta di non sostenere più quei Paesi che sono illegali e che noi manteniamo perché un po’ ci fanno tornare i conti in pari. È questo che dovrebbe fare la politica. Poi il cristiano con il Vangelo sente che il suo atteggiamento dovrebbe essere una apertura di cuore. Se non riesco ad aprire una casa perché non ce l’ho, non posso però tenere chiuso anche il cuore e aprirlo solo a chi mi piace. Anche l’eucaristia è una presenza di Gesù facile perché il pane non parla, è pulito, è bianco, ma se questo Gesù nel quale credo ha il torto di presentarsi con i pantaloni strappati e fa puzza o ha fame io me lo tengo lontano. Ma se faccio così posso davvero dire di essere un buon cristiano?».

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