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domenica 22 settembre 2019
 
america centrale
 

Nicaragua in fiamme, la Chiesa al tavolo del dialogo

27/06/2018  Nel Paese, sconvolto da una grave crisi socio-politica, continuano le violenze e gli scontri tra manifestanti contro il presidente Ortega e forze dell'ordine. Il presidente dei vescovi monsignor Leopoldo Brenes Solórzano, arrivato in Vaticano, sarà in udienza privata con papa Francesco.

(Foto Reuters: il cardinale Brenes, a sinistra, con il vescovo ausiliare di Managua Silvio Báez durante gli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine). 

Non c'è pace per il Nicaragua. Nel Paese centroamericano non si placa l'ondata di proteste contro il presidente sandinista Daniel Ortega, cominciata lo scorso aprile. Tutto è partito dall'ooposizione a una controversa proposta - poi fallita - di riforma del sistema previdenziale, che si è poi trasformata in una richiesta di destituzione del presidente e di cambiamento politico. 

In questi due mesi di alta tensione e scontri violenti per le strade, secondo quanto riportato dall'Associazione nicaraguense per i diritti umani (Anpdh), i morti finora sarebbero almeno 285, compresi venti minori. Tra le vittime, un bambino di appena 14 mesi, ucciso secondo la madre da un colpo di arma da fuoco sparato dalle forze dell'ordine, secondo la polizia da uno sparo partito per errore da un manifestante che difendeva la barricate. Sempre secondo i dati dell'organizzazione umanitaria, i feriti sarebbero 2.500, i dispersi 156.  Stanto al rapporto della Commissione interamericana per i diritti umani le vittime fino al 19 giugno sono state 212 vittime, 507 le persone in carcere.

Una delegazione dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha cominciato una missione ufficiale nel Paese guidata dalla rappresentante regionale per l'America centrale Marlene Alejos, per monitorare la situazione. La delegazione si riunirà intorno al tavolo del dialogo nazionale con tutte le parti coinvolte - autorità dello Stato, organizzazioni sociali e per i diritti umani, studenti, campesinos, madri delle vittime e rappresentanti della Chiesa - per cercare di promuovere la riconciliazione e una soluzione condivisa alla gravissima crisi socio-politica che attraversa il Nicaragua.

La Chiesa cattolica ha assunto il delicato ruolo di mediazione all'interno del tavolo per il dialogo nazionale, che è ripreso, con enorme fatica, il 25 giugno. Venti giorni fa la Conferenza episcopale nicaraguense (Cen) ha proposto che le elezioni presidenziali siano anticipate dal 2021 al marzo del 2019. Ma Ortega, che conclude il suo terzo mandato a gennaio del 2022, non si è espresso sulla richiesta. E intanto le forze speciali e paramilitari continuano a perpetrare violenze, soprusi e azioni repressive nei confronti della popolazione.

La Chiesa si appella direttamente a papa Francesco: il cardinale Leopoldo Brenes Solórzano, arcivescovo di Managua e presidente della Cen, è arrivato in Vaticano insieme a monsignor Rolando Álvarez Lagos, vescovo di Matagalpa e membro della Commissione di mediazione e testimonianza, per partecipare al concistoro per la creazione dei nuovi cardinali. In questa occasione saranno ricevuti in udienza privata dal Papa per informarlo, come si legge nel comunicato, sulla "situazione dolorosa e di sofferenza che stiamo vivendo noi nicaraguensi e sull’impulso che abbiamo dato al dialogo, al quale partecipiamo su richiesta del Governo e con l’appoggio della fiducia da parte della popolazione”. 

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