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venerdì 20 luglio 2018
 
Ecumenismo
 

Medio Oriente, il Papa: «Non si può parlare di pace mentre ci si arma»

07/07/2018  Durissime parole di Jorge Mario Bergoglio al termine del dialogo con i patriarchi. Francesco sottolinea che la guerra è figlia del potere e della miseria, dei tanti che si arricchiscono sulla pelle dei poveri e che tolgono la speranza a tanti bambini. E per la Terra Santa torna a parlare di due Stati per due popoli.

Bari, Puglia

Da uno dei nostri inviati

Hanno parlato di profughi e guerre, del ruolo che le Chiese devono avere per ridare speranza ai più deboli e per fare in modo che il Medio Oriente non resti senza cristiani. Un dialogo a porte chiuse al termine del quale papa Francesco ha riassuntoa nome di tutti e parlndo al plurale, il senso dell’incontro: aiutarsi a riscoprire che la presenza dei cristiani in quelle terre sarà tanto più profetica quanto più testimonierà Gesù Principe della pace. Egli non impugna la spada, ma chiede ai suoi di rimetterla nel fodero».

Non lasciarsi tentare dalle logiche del mondo, di potenza e guadagno, ma continuare a convertirsi e a denunciare. Risuona forte la voce di papa Francesco quando dice basta alla violenza e alla guerra. «Basta ai tornaconti di pochi sulla pelle di molti!», dice ricordando che chi detiene il potere deve porsi «finalmente e decisamente al vero servizio della pace e non dei propri interessi».

E allora,prosegue il Papa: «Basta alle occupazioni di terre che lacerano i popoli! Basta al prevalere delle verità di parte sulle speranze della gente! Basta usare il Medio Oriente per profitti estranei al Medio Oriente! La guerra è la piaga che tragicamente assale quest’amata regione. Ne è vittima soprattutto la povera gente. Pensiamo alla martoriata Siria. La guerra è figlia del potere e della povertà. Si sconfigge rinunciando alle logiche di supremazia e sradicando la miseria. Tanti conflitti sono stati fomentati anche da forme di fondamentalismo e di fanatismo che, travestite di pretesti religiosi, hanno in realtà bestemmiato il nome di Dio, che è pace, e perseguitato il fratello che da sempre vive accanto».

Torna su un tema affrontato più volte, Bergoglio. Quello della violenza «alimentata dalle armi. Non si può alzare la voce per parlare di pace mentre di nascosto si perseguono sfrenate corse al riarmo», denuncia. «È una gravissima responsabilità, che pesa sulla coscienza delle nazioni, in particolare di quelle più potenti. Non si dimentichi il secolo scorso, non si scordino le lezioni di Hiroshima e Nagasaki, non si trasformino le terre d’Oriente, dove è sorto il Verbo della pace, in buie distese di silenzio. Basta contrapposizioni ostinate, basta alla sete di guadagno, che non guarda in faccia a nessuno pur di accaparrare giacimenti di gas e combustibili, senza ritegno per la casa comune e senza scrupoli sul fatto che il mercato dell’energia detti la legge della convivenza tra i popoli!».

Più forte con l’appoggio dei tanti patriarchi del Medio Oriente papa Francesco torna a parlare, per risolvere il conflitto israelo palestinese di «due Stati per due popoli».

«Fortemente angosciati, ma mai privi di speranza», ha detto Bergoglio, «volgiamo lo sguardo a Gerusalemme, città per tutti i popoli, città unica e sacra per cristiani, ebrei e musulmani di tutto il mondo, la cui identità e vocazione va preservata al di là delle varie dispute e tensioni, e il cui status quo esige di essere rispettato secondo quanto deliberato dalla Comunità internazionale e ripetutamente chiesto dalle comunità cristiane di Terra Santa. Solo una soluzione negoziata tra Israeliani e Palestinesi, fermamente voluta e favorita dalla Comunità delle nazioni, potrà condurre a una pace stabile e duratura, e garantire la coesistenza di due Stati per due popoli».

In un Medio oriente che ha perso due terzi della sua popolazione cristiana, «vanno tutelate», spiega il Papa, «tutte le presenze, non solo quelle maggioritarie. Si spalanchi anche in Medio Oriente la strada verso il diritto alla comune cittadinanza, strada per un rinnovato avvenire. Anche i cristiani sono e siano cittadini a pieno titolo, con uguali diritti».

Infine, prima di lanciare nel cielo le colombe della pace, uno sguardo ai bambini, al «numero spaventoso di piccoli» che «piange morti violente in famiglia e vede insidiata la terra natia, spesso con l’unica prospettiva di dover fuggire. Questa è la morte della speranza. Gli occhi di troppi fanciulli hanno passato la maggior parte della vita a vedere macerie anziché scuole, a sentire il boato sordo di bombe anziché il chiasso festoso di giochi. L’umanità ascolti – vi prego – il grido dei bambini, la cui bocca proclama la gloria di Dio. È asciugando le loro lacrime che il mondo ritroverà la dignità».

 

 

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