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mercoledì 23 ottobre 2019
 
 

«Oggi non si può ma il Papa può cambiare le norme»

25/09/2013  «Nominare cardinale una donna è una proposta di cui nella Chiesa si discute da tempo», afferma don Alessandro Giraudo, docente di Diritto canonico alla Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale, «essendo una norma di diritto ecclesiastico e non divino il Pontefice potrebbe agire anche di sua iniziativa con un Motu proprio»

 «L’ipotesi di nominare cardinale una donna non è nuova. Nella Chiesa se ne discute da tempo e la proposta fu avanzata già nel corso del Sinodo nel 1987».

Così don Alessandro Giraudo, docente di Diritto canonico alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Torino, commenta la proposta lanciata dal quotidiano spagnolo El Paìs.

Don Alessandro ci aiuti a capire. Cosa prevede la normativa attuale?
«Che i cardinali siano uomini e vengano scelti nell’ordine dei vescovi o dei presbiteri. Ci sono casi in cui alcuni che hanno ricevuto la berretta cardinalizia hanno chiesto di essere dispensati dall’ordinazione episcopale come è accaduto ad esempio con il teologo Hans Urs von Balthasar».

Una modifica cosa comporterebbe in concreto?
«All’interno del collegio cardinalizio verrebbe inserita  un’altra figura nuova e diversa, analoga, per fare un esempio, a quella dei patriarchi dei riti cattolici orientali che hanno partecipato anche all’ultimo Conclave e che "portano" un’esperienza diversa rispetto all’organizzazione gerarchica della Chiesa latina».

Chi sono i cardinali?
«Si tratta degli eminenti rappresentanti dei vescovi. Storicamente però non è sempre stata questa la loro funzione. In passato, ad esempio, erano i più stretti consiglieri e collaboratori del Papa e, come tali quindi, espressione della Curia romana. Se si vuole fare in modo che il collegio cardinalizio diventi un luogo di consultazione a servizio del Pontefice  si potrebbe pensare una figura diversa. Però bisogna modificare la normativa».

Il Papa lo può fare di sua iniziativa?
«Certamente, non ha bisogno di consultarsi con nessuno. Ciò non toglie che potrebbe convocare un Sinodo, per confrontarsi con i vescovi, oppure agire con un Motu proprio. Neppure il collegio dei vescovi, però, può limitare la sua azione perché non si tratta di una norma di diritto divino ma di diritto ecclesiastico e attiene all’organizzazione interna che la Chiesa si è data nel tempo».

Dopo tante discussioni, papa Francesco farà un passo decisivo in tal senso?
«Potrebbe sicuramente farlo. Il rischio è che la nomina di un cardinale donna potrebbe essere letta dal sentire comune come un’apertura tout court alle donne dell’ammissione al sacramento dell’ordine, in pratica al sacerdozio femminile. Ma non perché  diventare cardinali implichi questo ma perché a livello comune le due cose vengono percepite come collegate tra loro. Se non ben inteso, anche all’interno della Chiesa si potrebbe generare una confusione e leggere l’eventuale scelta del Papa come un’apertura al sacerdozio femminile».  

Il sacerdozio solo maschile è una norma di diritto divino?
«C’è una grande discussione su questo. Secondo alcuni lo è, secondo un altro filone di pensiero no. Giovanni Paolo II l’ha posta come norma definitiva. In ogni caso, non credo che si possa arrivare al sacerdozio femminile, almeno nell’immediato. La via è molto lunga e complessa e occorre una riflessione molto approfondita».

 
 
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