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Padre Nostro, la Cei approva la nuova traduzione

15/11/2018  L’assemblea generale dei vescovi italiani ha approvato il testo aggiornato. Modifiche anche per il “Gloria”. Sulla lotta alla pedofilia, nasce un Servizio nazionale con referenti in ogni diocesi. Sulle questioni sociali, il richiamo del presidente Bassetti: «La gente non ha lavoro, ed è da troppo tempo che è così. Non vedo grandi politiche che incentivino il lavoro»

Il presidente della Cei e arcivescovo di Perugia, il cardinale Gualtiero Bassetti
Il presidente della Cei e arcivescovo di Perugia, il cardinale Gualtiero Bassetti

Dopo un dibattito durato sedici anni, l’Assemblea generale della Cei, riunita da lunedì scorso in Vaticano, ha approvato la traduzione italiana della terza edizione del Messale Romano. Durante il percorso, si legge nel comunicato finale dell’Assemblea generale straordinaria della Cei, vescovi ed esperti hanno lavorato al miglioramento del testo sotto il profilo teologico, pastorale e stilistico, nonché alla messa a punto della Presentazione del Messale, che aiuterà non solo a una sua proficua recezione, ma anche a sostenere la pastorale liturgica nel suo insieme. Il testo della nuova edizione sarà ora sottoposto alla Santa Sede per i provvedimenti di competenza, ottenuti i quali andrà in vigore anche la nuova versione del Padre nostro («Non abbandonarci alla tentazione») e dell’inizio del Gloria («Pace in terra agli uomini, amati dal Signore»). Nell’intento dei vescovi, la pubblicazione della nuova edizione costituisce l’occasione per contribuire al rinnovamento della comunità ecclesiale nel solco della riforma liturgica.

Di qui la sottolineatura, emersa nei lavori assembleari, relativa alla necessità di un grande impegno formativo. In quest’ottica «si coglie la stonatura di ogni protagonismo individuale, di una creatività che sconfina nell’improvvisazione, come pure di un freddo ritualismo, improntato a un estetismo fine a se stesso». La liturgia, hanno evidenziato i vescovi, coinvolge l’intera assemblea nell’atto di rivolgersi al Signore: «Richiede un’arte celebrativa capace di far emergere il valore sacramentale della Parola di Dio, attingere e alimentare il senso della comunità, promuovendo anche la realtà dei ministeri. Tutta la vita, con i suoi linguaggi, è coinvolta nell’incontro con il Mistero: in modo particolare, si suggerisce di curare la qualità del canto e della musica per le liturgie».

Per dare sostanza a questi temi, si è evidenziata l’opportunità di preparare una sorta di «riconsegna al popolo di Dio del Messale Romano» con un sussidio che rilanci l’impegno della pastorale liturgica.

Pedofilia, nasce un Servizio nazionale per la tutela dei minori

Riguardo alla lotta alla pedofilia, dall'Assemblea generale emerge che le Linee guida che la Commissione della Cei per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili sta formulando «chiederanno di rafforzare la promozione della trasparenza e anche una comunicazione attenta a rispondere alle legittime domande di informazioni». La Commissione – che sottoporrà il risultato del suo lavoro alla valutazione della Commissione per la Tutela dei minori della Santa Sede e soprattutto della Congregazione per la dottrina della fede – ha l’impegno di portare le Linee guida all’approvazione del Consiglio permanente, per arrivare a presentarle alla prossima Assemblea generale. Si intende, quindi, portarle sul territorio, anche negli incontri delle Conferenze episcopali regionali per facilitare un’assimilazione diffusa di una mentalità nuova, nonché di un pensiero e una prassi comuni. I vescovi hanno approvato due proposte, che consentono di dare concretezza al cammino.

È stata condivisa, innanzitutto, la creazione presso la Cei di un Servizio nazionale per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili, con un proprio Statuto, un regolamento e una segreteria stabile, in cui laiche e laici, presbiteri e religiosi esperti saranno a disposizione dei vescovi diocesani. Il Servizio sosterrà nel compito di avviare i percorsi e le realtà diocesani – o inter-diocesani o regionali – di formazione e prevenzione. Inoltre, «potrà offrire consulenza alle diocesi, supportandole nei procedimenti processuali canonici e civili, secondo lo spirito delle norme e degli orientamenti che saranno contenuti nelle nuove Linee guida».

La seconda proposta approvata riguarda le Conferenze episcopali regionali. Si tratta di individuare, diocesi per diocesi, uno o più referenti, da avviare a un percorso di formazione specifica a livello regionale o interregionale, con l’aiuto del Centro per la tutela dei minori dell’Università Gregoriana.

Nella conferenza stampa finale, il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, ha detto che la Chiesa italiana promuoverà un’«analisi psicologica e psichiatrica più accurata nei seminari. Non risolveremo il problema al cento per cento ma noi pensiamo di farlo», ha spiegato.

Il cardinale di Perugia auspica anche che un seminarista che viene mandato via per questi motivi non sia poi accolto in un altro seminario. «Anche l'educazione deve diventare un fatto più comunitario, la figura del prete solo in oratorio è un fatto rischioso», ha aggiunto. Bassetti ha definito la pedofilia «una piaga gravissima». Tuttavia, ha detto, «la Cei non ha in mano i dati» sull'entità del fenomeno in Italia.

«Non vedo grandi politiche che incentivino il lavoro»

  

Bassetti ha anche parlato delle questioni economiche e sociali che attanagliano l’Italia: «La gente non ha lavoro, ed è da troppo tempo che è così. Non vedo grandi politiche che incentivino il lavoro. A volte per risolver i problemi si può peggiorare», ha commentato. Poi ha fatto notare che alla manifestazione per la Tav «c'era anche gente che non mette insieme il pranzo con la cena». La mancanza di lavoro, il Pil fermo e il debito pubblico che cresce «non sono prospettive che possono far bene sperare». Quanto all'Europa ha ribadito che non può essere solo «l'Europa delle banche e degli interessi finanziari».

Alla conferenza stampa è intervenuto anche monsignor Stefano Russo, segretario generale della Cei che ha sottolineato come in questo momento in Italia assistiamo ad «un linguaggio imbarbarito» che è lontano da quello che può essere «la ricerca del bene comune». Anche nel comunicato finale si evidenzia la «preoccupazione per un linguaggio corrente tante volte degradato e aggressivo; per un confronto umiliato dal ricorso a slogan che agitano le emozioni e impoveriscono la riflessione e l'approfondimento; per una polarizzazione che divide e schiera l'opinione pubblica, frenando la disponibilità a un autentico dialogo. Ne è un esempio eclatante il modo con cui si affronta la realtà delle migrazioni, scivolando spesso in atteggiamenti di paura, chiusura e rifiuto»

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