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sabato 19 gennaio 2019
 
la storia
 

Pernigotti, Natale in fabbrica per il Vescovo: «L'idolo falso del denaro va smascherato»

25/12/2018  Monsignor Vittorio Viola celebra la Messa della Notte nel cortile della fabbrica di Novi Ligure presidiato dai dipendenti licenziati: «Non dobbiamo arrenderci all’idea che il sistema sia più grande di noi e che non potremo fare nulla. Va ripensato tutto il nostro vivere insieme, scegliendo valori comuni con al centro la persona e la sua dignità»

Ha celebrato la Messa di Mezzanotte nel cortile della fabbrica, per stare accanto ai lavoratori di una grande azienda in crisi. È una scelta forte quella di monsignor Vittorio Viola, vescovo di Tortona (Alessandria). Quest’anno la Messa della notte di Natale non è stata celebrata in cattedrale, ma a Novi Ligure, presso lo stabilimento Pernigotti. L’azienda dolciaria, nota in tutto il mondo, rischia la chiusura e da mesi il destino dei dipendenti è appeso a un filo. «Penso che il Vescovo debba stare là dove c’è l’uomo che vive, con le proprie fatiche e difficoltà, per far sentire una presenza». Così monsignor Viola spiega la sua decisione. «In fondo il Natale viene per questo: per dirci che Dio è accanto a noi».

L’altare è stato costruito con i bancali dei dolci, la navata organizzata sistemando le sedie in file ordinate. «Il Bambino è venuto a riportarci la dignità di ogni uomo, smascherando l'idolo falso del denaro», ha detto il vescovo nell’omelia, «Mi sembra importante la testimonianza di solidarietà che la città ha dato e sta dando. Non dobbiamo arrenderci all’idea il sistema sia più grande di noi e che non potremo fare nulla. Va ripensato tutto il nostro vivere insieme, scegliendo valori comuni con al centro la persona e la sua dignità». Poi il vescovo ha proseguito: «Vorrei che questo Natale potesse darci la speranza di poter costruire una società nuova. Non possiamo arrenderci. Dobbiamo starvi vicino da credenti e pregare per voi», ha detto ancora il Vescovo.

In prima fila davanti all’altare anche i sindaci della zona, tra cui il primo cittadino di Novi Ligure Rocchino Muliere.

Un segno di vicinanza. Un “presepe contemporaneo”, che, senza luci e lustrini, rivive oggi l’annuncio di Betlemme, quel messaggio di speranza rivolto prima di tutto a chi fa più fatica, a chi ogni giorno sperimenta la pena e l’incertezza. Un segnale che parla non solo ai cristiani, ma all’intera cittadinanza. Fin da subito, la Chiesa si è mobilitata per sostenere i lavoratori della Pernigotti. Già nelle scorse settimane, quando i dipendenti hanno deciso di dar vita a un presidio permanente in fabbrica (tuttora in corso), i sacerdoti di Novi hanno risposto celebrando una Messa presso lo stabilimento. È poi seguito un incontro con il Vescovo. E, proprio su richiesta dei sindacati, la Diocesi ha aperto un conto di solidarietà da destinare ai lavoratori di Pernigotti e iPerDì (altra realtà in crisi). Finora sono stati raccolti oltre 30.000 Euro. «Ovviamente questa non è una soluzione al problema» osserva il Vescovo «ma è un modo concreto di far sentire una vicinanza».

Quella della Pernigotti è, purtroppo, una storia emblematica. Erede di un glorioso passato e di una solidissima tradizione, cinque anni fa l’azienda è passata nelle mani di un gruppo turco, che, dopo un periodo di crisi, lo scorso novembre ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Novi Ligure e il licenziamento di tutti i dipendenti. Oggi si ragiona dell’ipotesi di reindustrializzazione e c’è grande attesa per un incontro con il Ministero del Lavoro che dovrebbe tenersi a breve. Ma purtroppo dalla proprietà continuano ad arrivare messaggi contrastanti e il futuro è quanto mai incerto.

L’intera comunità si sta mobilitando «anche in nome di un fortissimo legame tra l’azienda e il territorio» spiega, a nome di tutto il clero locale, don Paolo Padrini, portavoce del Vescovo. «Da generazioni, il marchio fa parte della nostra storia e di quella delle nostre famiglie. Negli anni ’60 “sciur” Pernigotti era una persona da cui si poteva andare a bussare, per chiedere un lavoro. La fabbrica è un pezzo delle nostre vite. Se sei nato a Novi, hai sicuramente un parente o un caro amico che ci ha lavorato». Così riemergono storie di ingegno e imprenditoria illuminata. Pochi, ad esempio, sanno che nel 1914, con la Grande Guerra alle porte, il Governo italiano proibì l’impiego di zucchero nell’industria dolciaria. Per la produzione del torrone sarebbe stata la fine. Ma l’allora proprietario dell’azienda, Francesco Pernigotti, ebbe l’idea di integrare lo zucchero con il miele, dando così vita a un torrone a pasta morbida, che tuttora rappresenta un’eccellenza, richiesta in tutto il mondo. Ironia della sorte: proprio nel periodo delle feste, di solito, i prodotti dolciari fanno registrare un picco di vendite. Ma in questi giorni, ovviamente, la preoccupazione della Chiesa va soprattutto alla dimensione umana.

«Proprio nel momento in cui tutti si stringono attorno alle loro famiglie, chi vive una situazione di difficoltà rischia di avvertire un peso maggiore» conclude don Padrini. «Per questo passeremo in fabbrica anche il pomeriggio di Natale. Per far sentire ai lavoratori che non li lasciamo soli».

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