Si piangono i morti, si scava nel fango, si pensa già alla ricostruzione. La Sardegna è terra troppo orgogliosa per piangersi addosso. Ma le polemiche restano, a più di 24 ore dalla “bomba d’acqua” (sei mesi di pioggia in un giorno) che ha messo in ginocchio l’Isola causando 16 vittime e un disperso. La tragedia si poteva evitare? L'allarme del ministro sull'arrivo del ciclone Cleopatra è stato troppo blando e non ha ottenuto l'adeguata messa in sicurezza della popolazione?
Il Governo ha deciso di stanziare 20 milioni di euro per l’emergenza. Lo ha annunciato il premier Enrico Letta a Olbia, spiegando che si tratta di risorse destinate esclusivamente alle necessità immediate “primarie ed essenziali” e che ci saranno poi altre risorse per la ricostruzione. Intanto ci si chiede che senso abbia mantenere il cosiddetto patto di stabilità interno, l’insieme dei vincoli di bilancio imposti a tutti gli 8.100 Comuni d’Italia, in situazioni come questa. “I sindaci chiedono giustamente l’esclusione dal patto di stabilità per quanto riguarda la ricostruzione. Sicuramente sarà così”, aveva annunciato il presidente del Consiglio di fronte ai dirigenti della Protezione Civile impegnati sull’Isola. E ha assicurato: “Lo Stato c'è e sta facendo il massimo. Continueremo a stare dietro nella fase di uscita dell’emergenza”. Un annuncio che ha però fatto sobbalzare dalla sedia gli aquilani che hanno sentito in tv la conferenza stampa del presidente del Consiglio, visto che, per un’altra ricostruzione, quella dell’Aquila, ormai da mesi viene richiesto questo passaggio, ma vanamente. I Comuni abruzzesi infatti, come tutti gli altri Comuni colpiti da calamità, non hanno potuto sforare sulla spesa corrente oltre i vincoli imposti per legge. Il rischio è che si scateni una corsa alle richieste straordinarie, e nella peggiore ipotesi, una guerra tra poveri.
Il Governo ha deciso di stanziare 20 milioni di euro per l’emergenza. Lo ha annunciato il premier Enrico Letta a Olbia, spiegando che si tratta di risorse destinate esclusivamente alle necessità immediate “primarie ed essenziali” e che ci saranno poi altre risorse per la ricostruzione. Intanto ci si chiede che senso abbia mantenere il cosiddetto patto di stabilità interno, l’insieme dei vincoli di bilancio imposti a tutti gli 8.100 Comuni d’Italia, in situazioni come questa. “I sindaci chiedono giustamente l’esclusione dal patto di stabilità per quanto riguarda la ricostruzione. Sicuramente sarà così”, aveva annunciato il presidente del Consiglio di fronte ai dirigenti della Protezione Civile impegnati sull’Isola. E ha assicurato: “Lo Stato c'è e sta facendo il massimo. Continueremo a stare dietro nella fase di uscita dell’emergenza”. Un annuncio che ha però fatto sobbalzare dalla sedia gli aquilani che hanno sentito in tv la conferenza stampa del presidente del Consiglio, visto che, per un’altra ricostruzione, quella dell’Aquila, ormai da mesi viene richiesto questo passaggio, ma vanamente. I Comuni abruzzesi infatti, come tutti gli altri Comuni colpiti da calamità, non hanno potuto sforare sulla spesa corrente oltre i vincoli imposti per legge. Il rischio è che si scateni una corsa alle richieste straordinarie, e nella peggiore ipotesi, una guerra tra poveri.



