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Fumo si alza dalle case del centro di Teheran dopo l'attacco congiunto Stati Uniti-Israele
L’annuncio è arrivato dal ministro della Difesa Israel Katz: «Israele ha lanciato un attacco preventivo contro l'Iran per rimuovere le minacce nei suoi confronti». Subito dopo gli ha fatto eco il presidente americano Donald Trump: «L'Iran non potrà mai avere l'arma nucleare. Abbiamo provato a fare un accordo, ma hanno rifiutato ogni occasione di rinunciare alla sue ambizioni nucleari».
E così da stamattina, 28 febbraio 2026, le sirene risuonano in tutto il Paese in questa operazione congiunta tra Washington e Tel Aviv che segue la guerra aerea di dodici giorni combattuta a giugno tra Israele e Iran. Media iraniani hanno riferito di esplosioni a Teheran e colonne di fumo visibili nella capitale, mentre la la Guida Suprema Ali Khamenei sarebbe stata trasferita in un luogo sicuro.
Anche in Israele sono risuonate sirene d’allarme; il governo ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale, chiudendo scuole, attività non essenziali e lo spazio aereo civile.
Ma perché Israele e Iran hanno attaccato proprio ora?
CHIUSURA CANALI DIPLOMATICI:
I colloqui in corso a Ginevra sono giunti in una fase di stallo: secondo il Wall Street Journal Teheran avrebbe respinto l'idea di trasferire le scorte di uranio all'estero, opponendosi alla fine dell'arricchimento e allo smantellamento dei suoi impianti nucleari. Chiusura anche sui missili balistici.
DEBOLEZZA INTERNA:
Il regime degli Ayatollah attraversa la sua crisi più grave dal 1979. Una crisi economica, di relazioni con gli alleati regionali e di consenso tra la popolazione che continua a protestare nonostante i massacri compiuti: mentre le cifre ufficiali parlano di «soli» 3.117 morti, alcune stime sono molto più alte, da oltre 6.000 a più di 30.000 uccisi in due giorni.
Una strage che colpisce soprattutto i giovani e in particolare le donne. Famiglia Cristiana ha indicato Narges Mohammadi, attivista per i diritti umani, di nuovo rinchiusa in carcere, tra le Donne dell’anno 2025 di Famiglia Cristiana pe la sua coraggiosa battaglia contro l’oppressione del regime in Iran diventando un simbolo del movimento “Donna, vita, libertà.
CAMBIAMENTO NEGLI EQUILIBRI ENERGETICI:
Un cambiamento di regime potrebbe far tornare pienamente disponibili nei mercati occidentali le enormi risorse energetiche iraniane, incidendo sugli equilibri globali, in particolare nei rapporti con la Cina.
RAGIONI MILITARI
Da settimane Washington aveva rafforzato la propria presenza militare nell’area, con portaerei, caccia, bombardieri, sistemi di difesa antimissile e migliaia di uomini distribuiti su diverse basi, con l’obiettivo di essere pronti sia a un’operazione prolungata sia a eventuali ritorsioni iraniane.





