Causa atterraggio di emergenza su un campo sportivo della Val Chianina, ieri l’Italia ha scoperto che Matteo Renzi per spostarsi da Firenze a Roma usa l’elicottero. La cosa ha provocato un'ondata di sdegno nazionale e le critiche feroci dell'opposizione. Giovanni Toti, di Forza Italia, lo ha invitato “a volare basso”. Il leader dei Cinque Stelle Beppe Grillo lo ha messo alla berlina sul suo blog coniando l’espressione #Renzicottero, poi tracimata sui social: “Quanto ci costi? Renzie sta facendo le prove per quando dovrà fuggire dagli italiani inferociti per essersi reso conto delle balle che racconta, ma forse a quel punto il #renzicottero non basterà”.  

Di per sé la polemica sarebbe alquanto sterile, perché volare con aerei ed elicotteri di Stato è una prerogativa del Presidente del Consiglio e delle alte autorità dello Stato. L’elicottero del 31esimo Stormo dell’Aeronautica tra l’altro è anche destinato agli spostamenti del presidente della Repubblica e del Pontefice. Le ragioni sono molteplici e ovvie: la sicurezza, l’esigenza di non creare problemi di traffico con mezzi di terra e scorte, i numerosi impegni che spingono queste personalità a essere in posti distanti centinaia o migliaia di chilometri l’uno dall’altro nel corso della stessa giornata e ottimizzare al massimo i tempi, le responsabilità e il ruolo rappresentativo che rivestono (un presidente è un presidente, un premier è un premier, che diamine).

Il problema è che in tempi di crisi le stesse personalità hanno voluto dare un messaggio di sobrietà, utilizzando autovetture private e mezzi pubblici.
Sono finiti i tempi in cui Silvio Berlusconi, da imprenditore che aveva deciso di scendere in campo, utilizzava orgogliosamente in campagna elettorale i suoi elicotteri per dare un’immagine di dinamismo, atterrando in piazze e stadi in una coreografia da “Apocalypse Now”. Ma siccome anche il mezzo (di trasporto) è il messaggio, direbbe McLuhan, bisognava invertire la rotta. Ed ecco Mario Monti scendere dal Frecciarossa scortato solo dal suo trolley per recarsi in taxi dal Capo dello Stato Napolitano e accettare l’incarico di premier, oppure il suo successore Enrico Letta entrare nel cortile del Quirinale a bordo della sua utilitaria. Anche Renzi, in principio, ci ha dato dentro con l’immagine di uomo comune del trasporto: bicicletta, autovettura elettrica, treno, tram, Frecciarossa, Smart, utilitaria, etc. Naturalmente, una volta divenuto premier, il giovane sindaco di Firenze ha dovuto cambiare regime (come Monti e Letta, peraltro). Ed eccolo muoversi a bordo di aerei di Stato ed elicotteri, anche per andare a sciare in Val d’Aosta (il suo predecessore Romano Prodi, se qualcuno si ricorda, aveva utilizzato la sua vettura privata facendosi riprendere mentre montava gli sci sul portabagagli).

Oggi Renzi paga il fio per quella campagna di immagine che gli si ritorce un po' contro e che – col senno del poi -  finisce per rivelarsi un tantino posticcia ed esagerata. Il premier poi ha un altro problema: il neopresidente Mattarella è riuscito a prendere un aereo di linea, un treno e persino un tram nel giro di una settimana e chi lo conosce giura che non è solo un atto simbolico ma continuerà a muoversi coi mezzi pubblici per tutto il settennato (si sa come sono questi vecchi democristiani). Se poi a Mattarella aggiungiamo anche il Pontefice, che ovviamente utilizza elicotteri e aerei per i motivi summenzionati ma che fino alla salita al soglio aveva l’abbonamento alla metropolitana di Buenos Aires e oggi – quando glielo lasciano fare -  se ne va in giro su una vecchia Ford Focus scassata e addirittura in pullman, come a una gita del dopolavoro, beh, allora le cose per Renzi e il suo #Renzicottero si complicano. Tempi duri per chi non riesce a volare basso...