Aveva diciassette anni, Maricarmen, quando nel 1956 salì per la prima volta le scale del numero 46 di calle Alcalde Sáinz de Baranda, nel quartiere Retiro di Madrid. Il contratto d'affitto lo aveva firmato il padre; la madre, per le leggi di allora, non poté neppure figurare come titolare. Da quel portone María del Carmen Abascal non si sarebbe più allontanata per settantun anni. Mercoledì è morta in ospedale, a 87 anni, e la causa non è stata comunicata. Si conosce invece, con una precisione che fa male, ciò che le era accaduto due settimane prima.

Il 23 settembre una commissione giudiziaria si presentò davanti a quella casa, scortata dalla Polizia nazionale. Davanti al portone c'erano i vicini e gli attivisti del Sindacato delle inquiline, che in tre occasioni avevano già fermato lo sfratto. Stavolta non bastò. A una donna con un'invalidità riconosciuta del 50 per cento e una pensione di 1.350 euro furono concessi trenta minuti per raccogliere l'indispensabile. «Ho vissuto qui settantun anni. Non voglio andarmene», aveva detto alla vigilia ai giornalisti. Vi era entrata con tutta la vita davanti; ne uscì su una barella, caricata su un'ambulanza, mentre la folla gridava: «Maricarmen, non sei sola».

La sua era una storia piccola, e forse per questo parlava a tutti. Nel 2018 il palazzo era passato a un fondo d'investimento; a lei avevano offerto di comprare l'appartamento, ma non poteva. Poi era venuto l'aumento: l'affitto, secondo il Sindacato, era salito del 275 per cento, fino a superare la pensione. Aveva vinto in primo grado, aveva perso in appello e davanti al Tribunale supremo; a giugno perfino un comitato dell'Onu aveva chiesto di sospendere lo sfratto. Nessun malvagio da cercare, in questa vicenda: un contratto, tre gradi di giudizio, un fondo che faceva il proprio mestiere. Il diritto aveva già parlato, e non nella sua lingua. Ed è forse questo, più dell'aumento, ad aver reso lo sfratto intollerabile a tanti che non l'avevano mai incontrata.

Maricarmen Abascal sfrattata in barella

Così l'inquilina di Retiro diventò il simbolo di un Paese in cui, nelle grandi città, i canoni arrivano a superare l'importo di uno stipendio o di una pensione, e dove la Banca di Spagna stima una carenza di circa 550mila abitazioni. Sabato 26 decine di migliaia di persone sfilarono a Madrid; centinaia dormirono e dormono ancora alla Puerta del Sol, la stessa piazza degli indignati del 2011; si protestò in decine di città. Sui cartelli, più che una sigla, c'era un nome di battesimo, pronunciato con la confidenza che si riserva a una zia.

Genitori e figli

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Il governo si è mosso in fretta. Il 29 settembre, sei giorni dopo lo sfratto, approva due decreti: il primo con lo scudo antisfratti prorogato al 2030, il divieto per i fondi avvoltoio di comprare case fino al 2028 e due anni di proroga per i contratti in scadenza; il secondo con il rinnovo automatico degli affitti. La vicepresidente Yolanda Díaz ha rivendicato che a spingerli è stata la mobilitazione seguita allo sfratto. Il 2 ottobre il Congresso li boccia. Votano contro i partiti – rispettivamente – di destra e ultradestra, Partito popolare e Vox, contrari a regolare il mercato e favorevoli a costruire più case, e Junts, il partito indipendentista catalano di centrodestra, le cui posizioni, sono vicine a quelle dei proprietari degli immobili. Dal 2023 Sánchez non ha una maggioranza propria, e senza Junts non governa. La presidente della Comunità di Madrid, Isabel Díaz Ayuso, aveva intanto rovesciato l'accusa: lo sfratto lo aveva eseguito la Polizia nazionale, che dipende dal governo, in applicazione di una legge che l'esecutivo aveva avuto otto anni per cambiare. Il 28 settembre un accordo, mediato dal Comune di Madrid, aveva promesso a Maricarmen il ritorno a casa. Il Sindacato, annunciandone la morte, scrive che è arrivato «troppo tardi».

Le proteste per il diritto alla casa con le tende in Spagna, in seguito alla sfratto di Maricarmen Abascal

Nel frattempo lunedì 5 ottobre Sánchez annuncia elezioni anticipate per il 29 novembre, in diretta televisiva da un bar della periferia madrilena. Pareva una resa. Da mesi i sondaggi favoriscono le destre, con i popolari primi e Vox in crescita; sul governo pesano la crisi di Ceuta e gli scandali di corruzione che hanno coinvolto uomini a lui vicini. Ma ogni Costituzione prudente lascia una porta socchiusa, e Sánchez l’ha spinta.

Martedì le Cortes sono state sciolte e nello stesso giorno il Consiglio dei ministri ha approvato di nuovo i due decreti, con qualche modifica, accompagnandoli a un meccanismo, «Tu Casa», da 10 miliardi per prestiti fino a 50mila euro a chi compra la prima casa. È il paradosso della vicenda: una caduta che di solito congela il potere di governare ha tolto di mezzo proprio il voto che lo ostacolava. A convalidare i testi non sarà più il Congresso, ma la Deputazione permanente, una Camera ridotta di 69 deputati dove Junts non ha potere di veto. Dalla pubblicazione sul Bollettino ufficiale decorrono i trenta giorni entro cui deve votare: la scadenza è il 6 novembre. Il conto è sottile: sinistra, indipendentisti e Pnv fanno 35 contro i 34 di popolari, Vox e Junts, e i baschi hanno già detto che sosterranno il primo decreto ma non il rinnovo automatico. La strada non è un'invenzione: nel 2019 la Deputazione convalidò decreti a Camere sciolte, e il Pp ne impugnò una parte davanti alla Corte costituzionale. È una mossa legittima e insieme calcolata: la casa è il terreno su cui i progressisti sono più popolari, e una campagna breve su questo tema serve a Sánchez quanto agli inquilini. «Non permetteremo nemmeno uno sfratto in più come quello di Maricarmen», ha detto.

La destra obietta che la casa si risolve costruendo, e non è un'obiezione frivola: le case mancano davvero. Ma costruire richiede anni, mentre gli sfratti hanno una data e un'ora. Resta il tempo, che in questa storia è il vero avversario. Se passeranno, saranno norme che la stampa spagnola ha già battezzato col suo nome, e che lei non potrà leggere.

Il portone di Retiro, con i segni dell'irruzione, ricorda quanto costi a una società scoprire che un diritto esiste soltanto quando qualcuno ne paga il prezzo di persona. Una casa non è una merce come le altre: è il luogo in cui si ha diritto di invecchiare e, se il destino lo consente, di morire in pace.