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sabato 15 dicembre 2018
 
Riace
 

Riace, il paese sospeso che rischia di fallire

29/10/2018  A meno di un mese dalla chiusura dello Sprar e dall'arresto del sindaco Lucano, il borgo simbolo dell'accoglienza è in crisi. Strada vuote e botteghe chiuse. Ma un'idea della cooperativa Chico Mendes potrebbe ridare fiato all'economia locale.

Botteghe chiuse, strade deserte e, i pochi rimasti, seduti al bar a chiedersi cosa succederà. A meno di un mese dalla chiusura dello Sprar e dall'arresto del sindaco Domenico Lucano, il sistema Riace rischia di fallire.

Oggi il paese reggino simbolo dell’accoglienza dei migranti è un borgo sospeso. Molti dei rifugiati e dei richiedenti asilo se ne sono andati e la loro partenza ha richiamato alla mente la cupa atmosfera dei decenni passati, con le famiglie che abbandonavano la Calabria in cerca di lavoro e l’Aspromonte sempre più spopolato.

Lungo la litoranea il cartello “Riace paese dell’accoglienza” è ancora ben piantato e fa pensare a quanto la vitalità e quel senso di partecipazione diffusa potessero richiamare turisti, associazioni e ong, tutti curiosi di vedere e di dare una mano.  Altro che Bronzi. Oggi però quel miracolo di economia e socialità che – per dirla con le parole di Lucano – nasceva da attenzioni “normali” come tendere la mano a chi ha bisogno, è in crisi. Il tutto per un motivo banale quanto concreto: senza presenze l’economia non gira, senza economia non si vive. Per non parlare delle altrettanto drammatiche ripercussioni sociali, che spesso gettano nell’apatia chi rimane in un posto senza più servizi e prospettive.

Ma se il “modello Riace” nasce da un’intuizione visionaria, ora una proposta altrettanto coraggiosa potrebbe salvarlo: «Compriamo una parte della moneta di Riace (garantita dai crediti vantati dal Comune verso lo Stato per il sistema d’accoglienza, ndr) e facciamo ripartire la fiducia nell’economia locale». A lanciare l’idea è stata l’associazione Chico Mendes, cooperativa non profit di commercio equo e solidale.

Fra le idee avanguardistiche di Lucano la conversione delle risorse statali (solitamente emesse con mesi di ritardo) in vaucher di moneta locale, aveva infatti permesso all’economia di reggersi sulle proprie gambe. In attesa che lo Stato sblocchi le risorse dovute allo Sprar, i voucher già emessi dal Comune sono ora in bilico. «C’è il serio rischio che perdano valore (circa 500 mila euro) mettendo in gravissima difficoltà commercianti, artigiani, operatori locali e immigrati», spiega Giovanni Paganuzzi, presidente di Chico Mendes onlus.

In meno di una settimana Chico Mendes ha già raccolto 40 mila euro. L’obiettivo è arrivare ad almeno 100 mila euro, quota che garantirebbe un primo impatto significativo (Per contribuire si può effettuare una donazione sul cc intestato a:  Associazione Chico Mendes Onlus; causale: Progetto Riace; iban IT56K0501801600000011167210). «Reinvestiremo i soldi raccolti in progetti a sostegno delle attività di privati e commercianti. Oltre a immettere liquidità nell’economia locale vorremmo ridare fiducia immediata al sistema di scambio. Ci piacerebbe poi inserire i produttori locali nella filiera del commercio equo, nata proprio per sostenere le economie più fragili», dice ancora Paganuzzi.

A prescindere dal fatto che le imputazioni penali a Lucano (accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e illeciti nell’affidamento della raccolta di rifiuti, e attualmente sospeso come sindaco e con divieto di dimora nel Comune, ndr) vengano accertate o meno, Paganuzzi e la Chico Mendes sono convinti di una cosa: «Riace è il simbolo di un modo diverso di affrontare il tema emigrazione e vogliamo che continui a esserlo».

La storia di questo borgo della Locride, è bene ricordarlo, comincia ben prima dell’affaire Lucano. Era il 1998 quando Riace aprì per la prima volta le porte a decine di migranti: in quel caso erano curdi e la nave su cui scappavano da Turchia e Iraq s’incagliò proprio di fronte al paese.

Dopo la prima accoglienza spontanea, iniziò a farsi largo l’idea che l’arrivo di persone da fuori potesse andare a beneficio di tutti. I residenti misero a disposizione le case ormai in disuso e, con il passare degli anni, le cantine si trasformarono in laboratori per artigianato multietnico. Poi fu la volta della scuola pluriclasse, dell’asilo multietnico e dell’ambulatorio medico. Lucano, eletto sindaco nel 2004, è stato l’anima e il promotore di questo miracolo.

Un miracolo scomodo perché dimostra che un’accoglienza capace di offrire una chance a chi arriva da altri Paesi e, contemporaneamente, fare da volano per l’economia locale scongiurando lo spopolamento di intere aree della Penisola, è possibile. Di più. Come ha detto lo stesso sindaco calabrese intervistato da Fabio Fazio a Che tempo che fa, se tutto ciò «è possibile a Riace, in una delle aree più depresse d’Italia, è possibile dappertutto». Così, al netto dei risultati dell’indagine giudiziaria, è probabilmente questa evidenza a far indispettire chi indica i migranti come zavorra pericolosa per l’Italia. Perché, al contrario, l’accoglienza intelligente è un bene per tutti e Riace lo dimostra.

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