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domenica 16 dicembre 2018
 
Memoria
 

Rolando Rivi, il seminarista ucciso da un partigiano: vince il perdono

16/04/2018  Fu uno dei delitti più efferati e più odiosi nel "triangolo della morte": il 13 aprile del ’45 il quattordicenne che si preparava al sacerdozio, beatificato da Papa Francesco nel 2013, venne torturato e ucciso da un partigiano. Oggi la figlia Meris Corghi chiede perdono per il delitto. Il vescovo di Reggio Emilia Camisasca lo ha definito “un miracolo”.

Il vescovo di Reggio Emilia Massimo Camisasca lo ha definito “un miracolo”. Si tratta del perdono richiesto e ottenuto da Meris Corghi, la figlia del partigiano che, il13 aprile del ’45, uccise il giovane seminarista Rolando Rivi, il martire beatificato da Papa Francesco il 5 ottobre del 2013, che allora aveva solo 14 anni. Uno dei delitti più efferati e più odiosi compiuti nel “triangolo della morte” a ridosso della liberazione, per troppo tempo rimossi dall’opinione pubblica prima che il richiamo dell’ex partigiano Otello Montanari e il suo famoso “chi sa parli” desse il via al risveglio delle coscienze e anche a una riscrittura della storia di quegli anni.

All’epoca dei fatti Meris Corghi era solo una bambina. Tre mesi fa ha scritto una lettera ai parenti di Rolando rimasti in vita, esprimendo il suo desiderio di chiedere il loro perdono per il delitto compiuto dal padre Giuseppe. E domenica scorsa, nell’antica  pieve di San Valentino di Castellarano, oggi santuario, dove Rolando è stato battezzato e dove riposa in un’urna sotto l’altare, durante la messa celebrata dal vescovo di Reggio in occasione dei 73 anni dal martirio, Meris ha abbracciato Rosanna, la sorella di Rolando i cugini e gli altri parenti rimasti in vita, dopo aver pronunciato parole che hanno commosso i presenti.

“Non sapevo nulla fino a poco tempo fa,” ha detto,  “piano piano sono arrivata a ricostruire tutto e, dopo un profondo percorso personale che mi ha trasformata, ho sentito di fare questo gesto. La mia missione di oggi è quella di restituire le responsabilità e di rendere pace a mio padre. Chiedo umilmente perdono per lui. Vorrei che questa fosse una pietra miliare d’amore. Ripartiamo da qui e sconfiggiamo l’odio con l’unione”. 

Rolando Rivi fu sequestrato da un gruppo di partigiani della brigata Garibaldi il 10 aprile del ’45. Dopo tre giorni di orribili sevizie fu portato in un bosco a Piane di Monchio, costretto a scavarsi la fossa e poi ucciso a colpi di pistola. A sparare furono Giuseppe Corghi e Delciso Rioli. Per quel delitto entrambi furono processati e condannati a 23 anni di carcere ma ne scontarono solo sei in seguito all’amnistia Togliatti.

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