Le notizie gli arrivano sul cellulare in contemporanea con la chiusura dei seggi in Israele. Padre Ibrahim Faltas, direttore delle scuole della Custodia di terra Santa ha appena partecipato alla cerimonia conclusiva dell’incontro “Pace disarmata e disarmante” convocato ad Assisi a 40 anni dalla storica preghiera per la pace voluta da Giovanni Paolo II.

«C’è un solo risultato certo», commenta subito, «anzi ce ne sono due».

Quali sono?

«La grande partecipazione alle urne e il balzo in avanti dei partiti arabi».

Non era mai accaduto prima?

«No, è un risultato storico. I partiti arabi quasi raddoppiano i loro seggi in parlamento. Che siano 15 o 18, ce lo diranno i risultati definitivi, ma non era mai accaduto che avessero una rappresentanza così folta».

Il Likud però è ancora il primo partito. Si conferma Netanyahu?

«Le urne non dicono questo. Il Governo uscente non ha confermato i 64 seggi che aveva adesso e non supera i 61 che gli avrebbero consentito di governare».

I partiti arabi diventano quindi determinanti?

«Vedremo cosa succede. Potrebbero anche dare un appoggio esterno a un Governo di minoranza di Eisenkot».

Cos’altro dicono i seggi?

«Che diminuisce il consenso per i partiti di ultra destra, sia quello di Ben Gvir che quello di Bezalel Smotrich».

Cosa dimostra questa elezione?

«Che gli israeliani hanno sofferto molto in questi anni. Sia la parte ebraica che palestinese. E poi, altro dato importante, questa volta hanno votato anche molti beduini, che tradizionalmente si astengono».

La percentuale dei votanti è stata del 77,7 per cento. Anche questo un dato storico?

«È la percentuale più alta dal 1999. È storica però la percentuale degli arabi che è andata a votare. In alcune zone ha superato l’80 per cento, cosa che non era mai accaduta. Così come non era mai accaduto dalla nascita dello Stato di Israele che i partiti arabi ottenessero un numero così alto di seggi».

C’è la possibilità, senza un vincitore chiaro, di fare un governo di unità nazionale?

«Astrattamente sì. In questo caso si tratterebbe di alternarsi al governo cambiando premier dopo due anni. Ma chi comincerebbe i due anni? Eisenkot o Netanyahu? Sono ipotesi che sono sul campo, ma è prematuro ancora sapere come andranno le cose».

Concretamente adesso come si procede?

«Tra uno o due giorni ci saranno i risultati definitivi. Solo dopo il presidente Isaac Herzog convocherà i capi dei partiti per capire se uno di loro ha la possibilità di formare un governo. A questo punto assegnerà l’incarico. Il premier incaricato avrà 28 giorni per formare un esecutivo. Se non ci riesce può chiedere una proroga di 14 giorni. Se la cosa non va a buon fine il presidente incarica un altro premier e ripartono i 28 giorni. Se anche questo tentativo fallisce i partiti possono chiedere che si provi con un terzo. Solo a questo punto, se c’è un nulla di fatto, si torna alle urne».

Cosa si augura per Israele?

«Che ci sia pace e tranquillità, rispetto delle persone e della dignità di ciascuno. Con la forza e la violenza non si ottiene nulla se non sofferenza e morte. Mi auguro un futuro migliore di quello che stiamo vivendo».