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domenica 22 luglio 2018
 
la storia
 

Salva migrante incinta in mezzo alla neve, rischia 5 anni di carcere

19/03/2018  Nella notte tra il 10 e l’11 marzo scorso la guida alpina Benoit Duclois ha soccorso a 1.900 metri di quota sul Monginevro una nigeriana all’ottavo mese di gravidanza che insieme al marito e ai figli di 2 e 4 anni stava attraversando di notte il confine italo-francese. Portata a valle in preda alle doglie, ha partorito all’ospedale di Briançon. Ma ora rischia di finire in prigione

(foto Paolo Siccardi per Famiglia Cristiana)

Prima l’accusa per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, poi l’arresto e il rischio di una condanna fino a 5 anni di carcere per traffico di essere umani. Una guida alpina francese, Benoit Duclois, è finita sotto inchiesta dalla magistratura francese di Briançon per aver soccorso, nella notte tra il 10 e l’11 marzo scorso, una donna migrante nigeriana incinta all’ottavo mese che assieme al marito e ai figli di 2 e 4 anni stava attraversando a piedi, nella neve, la frontiera italo-francese tra Claviere e il Monginevro.

La donna è stata soccorsa a quasi duemila metri d’altezza e dopo poche ore, trasportata d’urgenza all’ospedale di Briançon, ha partorito il bimbo. Probabilmente, il soccorso della guida alpina è stato fondamentale per far nascere il neonato e salvare la madre.

In un primo momento il padre con i bambini sarebbero stati accompagnati alla frontiera italiana, mentre la donna si trovava ancora in ospedale. Ma l’insistenza dei medici che hanno assistito al parto, ha fatto sì che la famiglia potesse ricongiungersi in Francia. L’episodio, inquietante, è stato reso noto da alcune Ong, tra cui Tous Migrants, che operano tra Italia e Francia e soccorrono i migranti che tentano, a piedi, nella neve, di oltrepassare il confine di notte per sfuggire ai controlli della gendarmeria francese.

Sono due le rotte più battute: da Bardonecchia la strada che risale la Valle Stretta, passa dal Colle della Scala e scende a Nevache, nella Valle della Clarée. E quella che da Claviere, ultimo comune italiano prima della Francia, arriva al Monginevro. Un percorso, quest’ultimo, più breve e facile, nonostante la neve, perché bastano quaranta minuti di camminata, seguendo la pista da sci, per sconfinare Oltralpe. Negli ultimi dieci giorni, da Claviere sarebbero passati circa 80 migranti. Molti di loro affrontano la traversata, con il rischio valanghe, senza adeguati indumenti: giacche leggere, scarpe estive, niente guanti, sciarpa e cappello.

«Quando li abbiamo incontrati», ha raccontato Joël Pruvost, un testimone di Refuge solidaire, gruppo del quale fa parte anche la guida alpina incriminata, «la madre rischiava choc termico, esausta, non poteva neanche più mettere un piede davanti all'altro. Il nostro thermos di tè caldo e le nostre coperte non erano sufficienti ad affrontare la situazione di pericolo in cui queste persone si trovavano». Parlando, infatti, il volontario scopre che la gravidanza era in stato avanzato, per cui decide di farla salire in auto e portarla all’ospedale di Briancon. «Poco dopo abbiamo incontrato la polizia, che ha iniziato un lungo controllo: “che cosa stai facendo qui? Chi sono le persone in macchina? Presentaci i tuoi documenti? Dove hai trovato questi migranti? Sai che sono in una situazione irregolare? Stai violando la legge”. Tutto questo è diventato abituale a Briançon. Li esorto a farmi andare in ospedale con la massima urgenza. Ma niente. Mettono in dubbio la gravidanza all’ottavo mese. Non sono in grado di giudicare l'urgenza o meno della situazione – continua il volontario -. Gli dico che sono un primo soccorritore e che io sono in grado di valutare una situazione di emergenza. Niente da fare, la macchina non ripartirà. Finiscono per chiamare i vigili del fuoco. Questi ultimi impiegheranno più di un'ora per arrivare. Siamo a 500 metri dall'ospedale. La mamma continua a girarsi sul sedile del passeggero, i bambini piangono nel sedile posteriore. Una situazione assurda».

«I passeurs chiedono da 100 a 300 euro per far passare i migranti in Francia»

La storia ha avuto risonanza sulla stampa francese anche se le autorità sono state inflessibili nei confronti della guida alpina. L’intervento dei volontari delle varie Ong, come Rainbow for Africa che accoglie i migranti alla stazione di Bardonecchia offrendo loro vitto e ospitalità, sono indispensabili per evitare guai peggiori.

«Quando il tempo lo permette, facciamo ronde nei pressi del passo del Monginevro alla ricerca di migranti. È pericoloso attraversarlo in inverno e a piedi, c’è molta neve e anche il rischio valanghe. Non sappiamo di morti al momento, ma non possiamo escludere che qualcuno si sia avventurato… Quando si scioglierà la neve, speriamo di non trovare brutte sorprese», ha spiegato all’agenzia Dire Pierre Mumber, volontario per l’ong Tous Migrants che opera a Briançon, la cittadina francese a due passi dal colle del Monginevro. Un punto di transito naturale per chi parte da Torino. A suggerire questa strada sono i trafficanti che, ha spiegato Pierre, «da Torino chiedono dai 100 ai 300 euro per portare una persona in Francia. Da quando i passaggi francesi più a sud sono stati chiusi, trovano questa via, molto più semplice. Noi li combattiamo col passaparola: ai migranti che aiutiamo – in larghissima parte originari dell’Africa occidentale – diciamo di informare i loro connazionali non ancora partiti di non affidarsi ai “passeurs”, che rubano loro denaro e li espongono ai rischi. Il treno costa non più di dieci euro. In questo, Facebook e Whatsapp tornano molto utili».

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