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martedì 21 novembre 2017
 
A PECETTO, IN PIEMONTE
 

Sermig, Ernesto Olivero: «Grazie Presidente, promessa mantenuta»

09/11/2017  Dopo l’Arsenale della pace a Torino, l’Arsenale della speranza a San Paolo, in Brasile, e l’Arsenale dell’incontro a Badaba, in Giordania, l’Arsenale dell’armonia inaugurato dal Capo di Stato Sergio Mattarella è destinato ad accogliere bambini con gravi malattie e ragazzi disabili. Nello spirito di Madre Teresa di Calcutta.

«Un uomo di questo valore che viene a trovarci, si lascia interrogare dai bambini e  dai giovani, abbraccia persone molto particolari, è un dono grande, che ci riempie di riconoscenza». Parla Ernesto Olivero, fondatore del Sermig (Servizio Missionario Giovani), realtà torinese impegnata da oltre cinquant'anni al servizio degli ultimi. Martedì 7 novembre il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto partecipare personalmente all'inaugurazione dell'Arsenale dell'armonia, nuova casa di accoglienza nella quale il Sermig intende ospitare bambini con gravi patologie e ragazzi disabili. Tempo fa, venendo a conoscenza del progetto, il Capo dello Stato aveva assicurato la sua presenza. Promessa mantenuta. 

La nuova struttura si trova a Pecetto (piccolo comune immerso nel verde, sulla collina torinese). Di primo acchito il nome “Arsenale dell'armonia” sembra un ossimoro. Come può un arsenale (cioè una fabbrica d'armi) essere luogo di armonia? La risposta sta nel Dna stesso del Sermig. Infatti, nel capoluogo subalpino, il gruppo di preghiera e impegno guidato da Ernesto Olivero ha trovato dimora in un ex arsenale militare, completamente rimesso a nuovo dopo anni di lavoro. Oggi quel luogo si chiama Arsenale della pace e la sua storia ha dato l'imprinting anche alle altre case di accoglienza che il Sermig ha aperto nel mondo. Così sono nate l'Arsenale della speranza a San Paolo del Brasile e l'Arsenale dell'incontro a Madaba, in Giordania. La residenza appena inaugurata non fa che aggiungere una nuova tessera a questo straordinario mosaico. «Armonia» ci dice Olivero «per noi significa dare amore a bambini che hanno grossi problemi, costruire attorno a loro un ambiente sereno e protetto. Ma vorremmo anche che da questo luogo l'armonia si dilatasse verso l'intera società, in un'Italia che ha bisogno di sentirsi amata».

Il nuovo arsenale è una struttura di 3.000 metri quadri, circondata da un grande parco, con giardini e terreni. In passato era un eremo camaldolese, poi caduto in rovina. Nel 2004 i padri Somaschi, che ne erano proprietari, lo hanno donato al Sermig. Ora, dopo oltre dieci anni di restauro (portati avanti in gran parte grazie al lavoro dei volontari) la casa è pronta per la sua nuova vita. Nelle stanze al primo piano accoglierà bambini con gravi patologie, provenienti da Paesi dove le strutture ospedaliere non garantiscono cure adeguate. L'Arsenale offrirà ospitalità ai bambini e alle loro famiglie, per tutto il periodo di cura (parliamo di tempi lunghi: mesi, ma talvolta anche diversi anni). Le prime venti famiglie (alcune delle quali già ospitate nella “casa madre” di Torino) sono arrivate.

La maggior parte di loro provengono dal Kirghizistan, Paese dell'Asia Centrale dove, a causa della presenza di scorie radioattive, molti bambini si ammalano di leucemia. In un momento così delicato e doloroso della loro vita, i piccoli ospiti potranno vivere in un ambiente accogliente, con proposte di gioco e stimoli educativi. Un'altra parte della casa sarà dedicata a progetti di inserimento lavorativo per ragazzi con disabilità fisiche e intellettive. Grazie anche alla disponibilità di terreno circostante, prenderanno vita diverse attività legate alla terra, con produzione di conserve, marmellate, miele e gelati. Già da ora è attivo il laboratorio di panetteria e pasticceria, che sforna ottimi biscotti.

E' a questo modello di fraternità che il presidente Mattarella ha voluto legare il suo nome. Nello stile del Sermig, la cerimonia di inaugurazione è stata segnata da semplicità e sobrietà. Appena arrivato, il Presidente ha visitato laboratori e spazi comuni. Poi è stato chiamato a compiere un gesto simbolico: piantare, nel giardino della casa, un piccolo cedro del Libano, che il Sermig ha ricevuto in dono da un religioso libanese, durante il conflitto del 2006. Un segno di pace, dunque, germogliato in una terra martoriata da ostilità e divisioni. «Nella Bibbia» ha ricordato il Capo dello Stato «il cedro simboleggia l'uomo giusto. Dunque è significativo piantare quest'albero in un luogo dove si praticano la giustizia e l'accoglienza».

Prima di congedarsi, il presidente Mattarella ha rivolto ai presenti un breve discorso di saluto, parlando a braccio. «Quello che ho visto qui» ha detto «non è un sogno astratto, ma una realtà concreta. Non posso che ringraziare il Sermig per la testimonianza e l'esempio». 

Quella tra il Sermig è l'inquilino del Quirinale è ormai un'amicizia consolidata. Già nel 2015 (pochi mesi dopo la sua elezione), il Presidente aveva visitato l'Arsenale della Pace e si era intrattenuto a lungo a dialogare con i giovani (esperienza non comune per un capo di Stato). In questi anni di mandato ha avuto diversi incontri con Ernesto Olivero e ha anche scritto l'introduzione al suo libro “E' possibile. La regola della speranza” (Mondadori, 2016).  

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