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giovedì 21 settembre 2017
 
il caso
 

La stepchild adoption c'è. La fanno i giudici

22/06/2016  La Corte di Cassazione con una sentenza della Prima Sezione civile ha accolto la domanda di adozione di una bambina avanzata dalla partner omosessuale della madre. Il Parlamento con la legge Cirinnà sulle unioni civili l’aveva stralciata, ora la decisione della Suprema Corte va oltre i limiti imposti dalla legge e di fatto conferma la possibilità per il genitore non biologico nelle coppie omosessuali di adottare i figli comuni

Ci sono due osservazioni da fare sulla decisione della Corte di Cassazione che con la sentenza numero 12962 della Prima Sezione Civile ha dato il via libera alla stepchild adoption (l’adozione del figlio naturale o legittimo del partner, se non esista un altro genitore che lo abbia riconosciuto) respingendo il ricorso del procuratore generale e confermando la sentenza della Corte d’Appello di Roma con la quale è stata accolta la domanda di adozione di una minore, nata in Spagna con la fecondazione eterologa nel 2009, proposta dalla partner convivente stabile della madre. 

La prima osservazione, di metodo, è che puntualmente nel nostro Paese la magistratura anticipa e sostituisce il legislatore. Le leggi le fa il Parlamento ma la Cassazione spesso si mette sullo stesso piano diventando, a tutti gli effetti, fonte del diritto. È successo con la legge 40 sulla fecondazione assistita, fatta a pezzi e svuotata nelle aule dei tribunali a suon di ricorsi alla Corte Costituzionale. Succede in altri campi, dal diritto di famiglia alla tutela dei minori alle questioni eticamente sensibili come il testamento biologico.

È successo anche stavolta perché nessuna legge italiana, al momento, consente che in una coppia lesbica una delle due donne possa adottare la figlia dell’altra. L’adozione del figlio del partner è ammessa in un solo caso: quando il minore abbia perso il padre o la madre, e il coniuge superstite sia convolato a nuove nozze. Eterosessuali, s’intende: le uniche previste dal nostro ordinamento e dalla Costituzione.

La seconda osservazione da fare, di merito, è strettamente collegata alla prima e riguarda la legge Cirinnà sulle unioni civili, approvata di recente dal Parlamento, e il nodo della stepchild adoption che ha animato a lungo il tormentato iter parlamentare di quella legge. Alla fine, come si sa, il Parlamento, sovrano almeno fino a prova contraria, ha stralciato dalla legge la possibilità della stepchild adoption. Questo perché se fosse stata approvata sarebbe stato un tentativo di legittimare la pratica controversa dell'utero in affitto, effettuata all'estero (in Italia è vietata), sia da coppie eterosessuali che omosessuali. Negli ultimi mesi si sono moltiplicati i casi di richieste ai giudici di legittimare con lo status di figlio adottivo bambini nati da maternità surrogate all'estero da coppie formate da persone dello stesso sesso. Una decisione del Parlamento, giusta o sbagliata a seconda dei punti di vista ma comunque una decisione del Parlamento, è stata bypassata dai giudici della Cassazione.
Non a caso il senatore del Pd Sergio Lo Giudice commentando questa sentenza ha detto che la Cassazione «mette la parola fine al dibattito sulla stepchild adoption che si era concluso con un nulla di fatto da parte del Parlamento» ed è «la ratifica di un fallimento della politica che non ha saputo dare risposta al diritto fondamentale di quei bambini di vedersi riconoscere i propri rapporti familiari anche sul piano legale».

Nel caso specifico, infine, la Procura Generale della Suprema Corte aveva chiesto che su questo tema si esprimessero le sezioni unite della Cassazione, e non una sezione e basta, per dare un orientamento univoco alla materia. La Prima Sezione Civile, invece, ha ignorato la richiesta ed è andata avanti lo stesso.

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