È emozionata e commossa la mamma di Tafida per la sentenza del giudice dell’Alta corte d’Inghilterra che ribalta la decisione dei medici del “Royal London Hospital” dove la bimba di cinque anni lotta tra la vita e la morte per un’emorragia cerebrale e che avrebbero voluto sospendere la ventilazione artificiale. MacDonald ha accolto il ricorso dei genitori, Shelina Begum, avvocato di 39 anni, e Mohammed Raqeeb, perito edile di 45, residenti nella zona est di Londra che avevano, fra l'altro, invocato la loro fede islamica fra le motivazioni contrarie a un atto irrimediabile, quello di staccare la spina, che sarebbe stato anche un "peccato grave" per la loro religione.

Aspetto secondario nella decisione del giudice, che ha consentito loro di proseguire le cure presso l'ospedale Giannina Gaslini di Genova, sottolineando la ragionevolezza delle argomentazioni della famiglia e bocciando il punto di vista dell'ospedale londinese secondo il quale mettere fine alla vita di Tafida sarebbe stato "nel suo miglior interesse" poiché, pur non del tutto incosciente, ella non ha consapevolezza né avrebbe possibilità di ripresa. Secondo il giudice, "Dieci o 20 anni di “inconsapevolezza” sono un prezzo degno d'essere pagato, mentre 20 anni di sofferenza potrebbero non esserlo". Questo è quel che ha sentenziato notando come gli stessi medici britannici ammettano che la piccola non soffre. In quello stesso tribunale che ha decretato la morte di altri due bambini gravemente disabili: Charlie Gard e Alfie Evans. In ogni caso la sentenza può essere definita storica, perchè riafferma il primato della vita e reinstrada il diritto verso la sua vocazione originaria, quella della salvaguardia della persona. 

La madre ha espresso la sua gioia in lacrime, insistendo sui piccoli segnali di miglioramento notati nelle condizione della figlia. «Tafida non sta morendo, non soffre, è stabile e ha bisogno di tempo», ha affermato, «ora avverte anche la mia presenza». Ringraziando gli italiani per la solidarietà espressa "Un grande ringraziamento a tutti gli italiani per aver creduto nella campagna per Tafida, vorremmo che gli italiani continuassero a sostenerla anche quando arriverà in Italia» ha lanciato anche un messaggio al Papa: «Chiedo al Papa che trovarla quando sarà in Italia. Non sono ancora in contatto con lui, ma andrò da lui».

Immediata la reazione anche del Gaslini di Genova: «Siamo felici di poter accogliere Tafida all'ospedale Gaslini. Fin da subito abbiamo offerto la disponibilità di accogliere la piccola e la sua famiglia nel nostro ospedale, poiché non sempre, purtroppo, è possibile guarire, ma sempre è doveroso prendersi cura e offrire spazio di accudimento ed accoglienza» ha affermato Paolo Petralia, direttore generale dell’Istituto. «Questo tempo, che viene offerto a Tafida e alla sua famiglia, è una condizione di dignità e qualità di vita, che da sempre al Gaslini viene offerto ai bambini di tutte le nazionalità e in tutte le condizioni. E in questo, ancora una volta, portiamo avanti la missione del nostro fondatore, rivolta ai bambini di ogni condizione, di ogni dove e in ogni tempo».

Prima dell'eventuale trasferimento al Gaslini, resta tuttavia da vedere se il Royal London Hospital deciderà di fare appello.