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«Trovo strano che una donna punti a diventare cardinale»

28/12/2013  Astrid Haas, dal 27 febbraio 2008 responsabile dell'edizione settimanale in lingua tedesca dell'Osservatore Romano. «L'arrivo delle donne ai vertici della Chiesa non è stata un'evoluzione tanto naturale», dice. «Credo che anche il Vaticano abbia capito che è il momento di mettere più donne nei posti di responsabilità»

Si dovrebbe eliminare il sessismo che ancora domina in Vaticano», disse un giorno a Giovanni Paolo II la moglie di Tony Blair, la cattolica Cherie con garbata impertinenza. Era il 2003. Ma nei Sacri Palazzi la “rivoluzione rosa” era già cominciata.

Una data sicuramente da ricordare è quella del 27 febbraio 2008. A dirigere l’edizione settimanale in lingua tedesca dell’Osservatore Romano arriva Astrid Haas, austriaca nata a Innsbruck, giunta a Roma nel 1976 per lavorare nell’ambasciata d’Austria e dopo quattro anni approdata Oltretevere.
È, in assoluto, la prima donna laica a guidare una delle sette edizioni del quotidiano della Santa Sede, seguita, nel novembre 2012, da Marta Lago, ora responsabile dell’edizione spagnola. Entrambe le nomine sono arrivate durante il pontificato di Benedetto XVI.

«L’arrivo delle donne ai vertici della Chiesa non è stata un’evoluzione tanto naturale», dice Haas in un italiano quasi perfetto. «Credo che anche il Vaticano abbia capito che è arrivato il momento di mettere più donne nei posti di responsabilità. Vent’anni fa ad esempio i redattori del giornale erano quasi tutti uomini. Benedetto XVI ha compreso che i tempi erano maturi: con le sue numerose nomine femminili ha dato un impulso decisivo a questa “valanga” che ora sta portando buonissimi frutti. Anche papa Francesco continuerà su questa linea».

Haas, già vice responsabile del giornale, ha portato molte innovazioni: «Non siamo solo un bollettino che pubblica le parole del Papa e i documenti del Magistero», dice, «cerco di arricchire il giornale con notizie, analisi e segnalazioni di eventi culturali che si svolgono a Roma. Cerco di fare un giornale che sia da ponte tra Roma e il Vaticano e i nostri lettori di lingua tedesca che vivono all’estero. Molti nostri lettori comprano l’Osservatore anche per conoscere cosa accade a Roma».

Sul tam tam, più mediatico che reale, che il Papa possa nominare donne cardinale Haas è chiara: «Non sono favorevole, ci sono tantissimi compiti e incarichi che le donne possono fare. Francamente, mi sembra strano che una donna punti a diventare cardinale».

Lei ha un osservatorio privilegiato sul mondo cattolico tedesco. Come è stato percepita la decisione di papa Ratzinger di lasciare il pontificato? «È stato accolto come un gesto di grande coraggio. Benedetto ha sentito che le forze gli venivano meno e ha deciso di lasciare il pontificato attivo per il bene della Chiesa. Tuttora quello può fare per la Chiesa, con la preghiera e non solo, continua a farlo. Il suo gesto ha fatto vedere e capire che il potere, in fondo, è nulla. D'altra parte, chi ha più potere di un Papa? Nessuno rinuncia al vero potere, lui lo ha fatto. Questa è stata anche l’opinione di tantissimi tedeschi , cattolici e non solo».  

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