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giovedì 18 ottobre 2018
 

Domenica 14 ottobre - VII dopo il martirio di san Giovanni il precursore

Lettura del Vangelo secondo Matteo (13,24-43)

In quel tempo. Il Signore Gesù espose ai suoi discepoli un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio”».

Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».

Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: / «Aprirò la mia bocca con parabole, / proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».

Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».
   

Dalla Parola alla vita

Anche questa domenica è caratterizzata dalle parabole, di cui Gesù si serviva per raccontare a tante persone semplici la grandezza del regno di Dio. Ciò che le accomuna è il tema della crescita e della trasformazione.

La prima delle parabole mette in scena la presenza di due princìpi che accompagnano la vita umana: il bene e il male. Sullo sfondo, senza che venga esplicitamente formulata, appare la domanda chiave: da dove viene il male? A rappresentarlo è stata scelta la zizzania, un’erba infestante che rischia di soffocare il buon grano. L’istinto ci porterebbe a eliminarla subito, senza troppi indugi, ma il padrone mette in guardia da un altro rischio: di strappare anche il buon grano insieme alla zizzania, sia perché stanno crescendo insieme, sia perché non è facile distinguerli davvero prima della mietitura. Bisogna aspettare, avere pazienza. In questa prima rappresentazione vediamo ben descritta la nostra impazienza, il rischio di giudicare frettolosamente e prima del tempo, soprattutto la fatica ad accettare che la realtà a volte sia complessa, che non sempre sia facile discernere il bene e il male, che solo al tempo della mietitura, come spiega Gesù stesso, cioè alla fine del mondo, il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli per raccogliere l’erbaccia e gettarla nel fuoco.

Il tema della pazienza è accomunato a quello della fiducia in una seconda parabola, quella del granello di senape che, come ricorda il Vangelo, è il più piccolo di tutti i semi. Così è stato per gli inizi del regno di Dio: poche persone, impreparate e senza mezzi, qualcosa di veramente piccolo e insignificante, ha cominciato a crescere al di là di ogni ragionevole aspettativa, per poi diventare un luogo ospitale per gli uccelli del cielo. Anche questa immagine rappresenta il miracolo della crescita della Chiesa delle origini come di quella di oggi, sparsa nel mondo intero, qualcosa di sorprendente, opera della grazia di Dio. In tanti momenti, quando anche noi siamo tentati di scoraggiarci, quando non sembra di vedere nulla se non piccoli segni impercettibili, ecco che il Signore ci ricorda di non perderci d’animo, di rimanere nella fiducia e nella certezza che non siamo noi a operare miracoli, ma è la forza di Dio che rende fecondo il nostro agire.

Infine l’ultima parabola, questa volta usando il simbolo del lievito, sottolinea ancora il miracolo di una crescita a partire da qualcosa di molto piccolo, che nascosto nella pasta diventa invisibile, impercettibile, eppure ha la capacità di farla fermentare tutta. Molte volte nella nostra vita abbiamo fatto un’esperienza simile, qualcosa che è iniziato quasi in sordina, senza grande clamore, per poi rivelarsi, in modo sorprendente, capace di portare un grande frutto, per noi e per altri. È il miracolo stesso della fede, del cammino della Chiesa che attraverso i secoli è cresciuta, è diventata un albero accogliente e, senza che questo sia stato frutto dell’abilità umana, ha attraversato i secoli per portare fino a noi il dono prezioso del Vangelo.

Commento di don Marco Bove


11 ottobre 2018

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