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mercoledì 13 dicembre 2017
 

Domenica 23 aprile - II di Pasqua o della Divina Misericordia (in albis depositis)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (20,19-31)

In quel tempo. La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
   

Dalla Parola alla vita

Oggi la Chiesa celebra la fine dell’Ottava di Pasqua; depone le vesti bianche del Battesimo e inizia la quotidianità della vita cristiana. Con una intuizione geniale san Giovanni Paolo II ha dedicato questa domenica alla Divina misericordia: in questo modo ci viene indicato con chiarezza il significato della Pasqua. Se abbiamo celebrato bene la Pasqua, abbiamo riascoltato il Vangelo dell’infinita misericordia del Padre che ha consegnato il Figlio nelle mani degli uomini perché a tutti fosse chiaro il suo amore che sempre perdona. Non bisogna avere paura della misericordia di Dio; la morale proclamata da Gesù non annulla la possibilità di peccare, ma apre il cuore a una libertà più grande e a un impegno maggiore nella lotta contro il peccato. La morale cristiana, sgorgando dalla misericordia, dal cuore di Gesù, allarga il desiderio e i confini del bene; va oltre la Legge e non contro la Legge. Questa è come l’impalcatura che serve finché la casa non è finita. Dopo la Pasqua di Gesù, la “casa” è finita e resta solo l’amore di Dio.

1. «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi... io non credo». Spesso questo desiderio di Tommaso è visto come una mancanza di fede; in realtà Tommaso ci indica la strada della fede. Il costato aperto e i segni lasciati dai chiodi indicano la fedeltà del Crocifisso nei nostri confronti, perché è con l’amore “inchiodato” che Gesù rimane in mezzo a noi e continua la sua opera di salvezza. Oggi celebriamo l’Eucaristia proprio perché abbiamo fatto Pasqua; l’Eucaristia, infatti, è l’offerta al Padre del Crocifisso che è Risorto e del Risorto che è ancora Crocifisso per noi.

2. «Venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi”». Stiamo godendo il frutto della Pasqua di Gesù; nel linguaggio biblico, infatti, la parola «pace» indica l’insieme di tutti i doni messianici, in particolare la pace ci mette nella “posizione giusta” con Dio, con noi stessi e con il creato. La gioia del cristiano è piena: il Padre ha tutto donato in Gesù, che sulla croce esclama: «È compiuto». Dio non ha più nulla né da dire, né da dare; la pace è l’ultima e definitiva parola.  

3. «Gesù soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”». Il soffio del Risorto è lo stesso di Gesù morente: «Consegnò lo spirito» (19,30). Il dono delle Spirito (che si effonderà in pienezza nella Pentecoste) è la garanzia della verità della salvezza operata dalla Pasqua di Gesù. È nello Spirito, infatti, che noi, a secoli di distanza, abbiamo la possibilità – nel sacramento – di fare memoria del Crocifisso-Risorto e ottenere il perdono dei peccati. La formula usata da Giovanni non significa che il perdono è a discrezione degli apostoli, ma significa che il perdono è totale e pieno. Sappiamo che lo Spirito Santo apre infinite strade per la salvezza degli uomini che non conosceremo mai. Lo Spirito tiene viva la speranza che, nel Risorto, ogni atto di Dio è misericordia e perdono.

Commento di don Luigi Galli


20 aprile 2017

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