PHOTO
Delle elezioni in Israele non vuole parlare. «Non faccio dichiarazioni politiche», spiega subito con garbo. Riccardo Di Segni, che proprio oggi 27 ottobre celebra I suoi 25 anni di rabbinato, commenta invece il crescente antisemitismo che si registra anche in Italia
Perché riemerge ciclicamente?
«In generale l’antisemitismo è un sintomo di insofferenza della società che ha i suoi problemi non risolti e cerca di scaricarli su colpevoli presunti. Quindi è un male sociale che, se non si risolvono i problemi gravi della società, rimane sempre lì e, anzi, riemerge in momenti di tensione».
Ci sono antidoti efficaci?
«È una domanda impegnativa. Penso che si dovrebbe lavorare molto sulla conoscenza, spiegare la realtà com’è nelle sue complessità. Accanto a questo bisogna spiegare anche qual è la realtà ebraica sia dal punto di vista storico che religioso che politico perché c’è molta ignoranza su questo. E però constato anche che, sempre più spesso, persone che sono perfettamente a conoscenza della realtà ebraica continuano a essere odiatori. Per loro non c’è nulla da fare».
In Italia c’è un crescente antisemitismo ma anche una crescente islamofobia. Sono due facce di una stessa medaglia o le radici sono diverse?
«Le storie sono diverse perché la presenza ebraica nel mondo occidentale, in Italia in particolare, conta più di venti secoli laddove, invece, la presenza islamica c’è stata, dalla conquista della Sicilia in poi, per brevissimo tempo. Inoltre la presenza islamica è una storia molto antica. L’islamofobia è quindi un fenomeno nuovo collegato con le grandi migrazioni di questi ultimi decenni. Al di là di questa diversa presenza, comunque, quando una persona ha sentimenti xenofobi o di ostilità contro chi segue tradizioni o chi viene identificato come diverso, allora le due cose possono andare insieme, ma non necessariamente».
La Cei insieme con l’Ucei hanno elaborato delle schede per conoscere l’ebraismo e, con il Pisai, per conoscere l’islam. Possono essere davvero utili?
«Noi facciamo molto affidamento su questo materiale perché contribuisce a conoscere anche informazioni storiche importanti che magari sfuggono. È uno strumento in mano agli insegnanti che serve per diffondere la conoscenza e chiarire tutto ciò che di equivoco si può presentare. Quindi sì, ritengo sia una iniziativa molto utile».








