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"Dei pezzi di pane
portarono via dodici ceste piene
e quanto restava dei pesci"
(Marco 6,43)
portarono via dodici ceste piene
e quanto restava dei pesci"
(Marco 6,43)
Certo, per molti uomini e donne del nostro tempo il miracolo tout court è una pietra d’inciampo nella lettura dei Vangeli. Il tema però richiederebbe una lunga argomentazione. Ci accontenteremo perciò di una questione minore legata a un evento prodigioso operato da Gesù, la moltiplicazione dei pani.
Può imbarazzare un lettore critico che nel Vangelo di Marco, dopo il racconto di questo miracolo (6,34-44), si proceda per un paio di capitoli e subito dopo ci si imbatta in una nuova narrazione con una moltiplicazione dei pani che sembra un doppione della prima (8,1-10). È possibile che nella Scrittura si replichino episodi o si accostino relazioni diverse dello stesso evento: il caso più evidente è in apertura alla stessa Bibbia con due testi differenti ma paralleli della creazione. Nel nostro esempio, però, i due racconti rivelano coordinate e componenti che potrebbero giustificare due fatti distinti.
Dopo tutto, Gesù ha operato molteplici guarigioni di ciechi, paralitici o lebbrosi. La ragione principale a favore della duplicità dell’evento sta nel fatto che la seconda moltiplicazione, mentre la prima ha per destinatari una folla di Ebrei, è compiuta in favore di persone pagane, in un ambiente molto diverso. Siamo, infatti, «in pieno territorio della Decapoli» (7,32), una regione – come dice il toponimo – costellata da dieci centri ellenistici a nord-est del Giordano. Anzi, questa è la tappa di un tour missionario di Gesù oltre i confini di Israele fino a Tiro e Sidone nell’attuale Libano, che si conclude nell’ignota Dalmanutà (8,10).
Nel percorso in Fenicia, Gesù aveva reagito bruscamente a una donna che gli chiedeva di guarire la figlia dicendo: «Non è bene gettare il pane dei figli ai cagnolini», metafora aspra giudaica per indicare i pagani. Ma la donna aveva replicato: «Anche i cagnolini mangiano le briciole dei figli» (7,27-28). Così ora si compirebbe proprio questo auspicio ma non con le briciole, bensì con l’ammissione piena a tavola anche dei pagani. È probabile che, secondo lo stile biblico che ama il ricorso ai simboli, i sette pani e le sette sporte avanzate (nella prima moltiplicazione erano, invece, cinque pani e dodici ceste, come le tribù di Israele e gli apostoli) rimandino alle «sette nazioni della terra di Canaan» (Att 13,19), cioè agli indigeni pagani della Terra Santa, oppure ai sette diaconi ellenisti dedicati al servizio delle vedove cristiane di lingua greca (Atti 6,1-6).
In conclusione, i due racconti della moltiplicazione dei pani non sono un doppione redazionale ma un duplice evento destinato a un pubblico diverso.




