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Cardinale arcivescovo e biblista

Sara e Agar: liti tra donne

ll Codice di Hammurabi, re di Babilonia nel XIII sec. a.C., contiene due articoli – il 144 e il 146 – secondo i quali i figli delle schiave erano da riferire al capo-clan il quale, in caso di sterilità della moglie ufficiale, poteva ricorrere alle altre mogli del suo harem per avere un figlio. Si aggiungeva, inoltre: «Se un uomo sposa una donna libera e costei dà una schiava a suo marito e quest’ultima mette al mondo dei figli, se in seguito questa schiava si eguaglia alla sua padrona per aver messo al mondo dei figli, la sua padrona le riporrà il marchio di schiava».

Leggendo il cap. 16 della Genesi si scopre che i commi di quell'antico Codice regolano la vita anche del clan di Abramo. Innanzitutto nel racconto dei patriarchi si ha spesso un chiaro rimando alla poligamia, sia pure in presenza di una moglie primaria, che per Abramo è Sara. La sua sterilità la spinge a offrire al marito la schiava Agar perché generi un figlio che sarà ufficialmente figlio della coppia-principe, ossia Abramo e Sara. Agar, inorgoglita per la sua superiorità di donna incinta e feconda nei confronti di Sara sterile, dimostra col suo comportamento che «la padrona non contava più nulla per lei» (Genesi 16,4).

È ciò che nel Codice di Hammurabi era espresso con la frase «si eguaglia alla sua padrona». Sara applica, allora, una ritorsione legittima (stando a quel Codice) rendendole la vita difficile, e riportandola alla schiavitù più dura, senza che Abramo possa obiettare: «Ecco, la tua schiava è in tuo potere: puoi farle ciò che ti pare! Sara allora maltrattò talmente Agar che essa si allontanò» (16,6). L’obiettivo del narratore si sposta, allora, nel deserto ove Agar partorisce Ismaele (“Dio esaudisce”). Il racconto prosegue nel cap. 21: anche a Sara è nato finalmente un figlio, Isacco, e tra quest’ultimo e il ragazzino Ismaele cominciano i primi screzi, gli scherzi e i litigi. Sara esige da Abramo che Agar e Ismaele siano cacciati dal clan. A questo punto si introduce una scena dolente e intensa.

La donna si trascina dietro nel deserto il suo ragazzo, assetata e disperata, non sapendo come sopravvivere. È la rappresentazione viva di quanto accade sotto i nostri occhi nel deserto d’acqua del Mediterraneo con tante madri che si stringono al seno i loro bambini sfiniti, spesso moribondi. È la tragedia dei profughi che dall'Africa varcano questa distesa marina in cerca di salvezza. Nel racconto di Agar si ha, però, uno sbocco felice. Dio ascolta quel grido e indica ad Agar un pozzo ove dissetarsi lei e il suo ragazzo. Questa storia familiare, che alla nostra sensibilità risulta un po’ “scandalosa”, è in realtà l’espressione genuina dell’“incarnazione” della parola di Dio.

Il Signore entra all'interno di costumi, tradizioni, comportamenti umani discutibili, legati a una cultura e a una società antica. Cammina accanto a queste persone dal passo lento, dalla mente rigida e dal cuore duro, per condurle a un livello più alto di morale, offrendo anche a loro la sua salvezza. La Bibbia è, anche per quanto riguarda la famiglia, il libro della pazienza e della misericordia di Dio.


12 dicembre 2014

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