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giovedì 22 febbraio 2018
 

VI Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) - 11 Febbraio 2018

LA GRAZIA DI UNA VITA BASATA SULL’AMORE

Venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui.

Marco 1,40-45
   

Il lebbroso, ricorda la prima lettura, doveva vivere solo, senza contatti, tagliato fuori dalla società. Doveva lui stesso allontanare gli altri gridando la sua condizione. Ma nel Vangelo un lebbroso osa avvicinarsi a Gesù. Come a dire: «Se gli uomini non mi vogliono, forse il Messia non mi allontanerà». Ci sono cose che solo Dio – e chi ha il suo Spirito – sa accogliere. Chi può dissolvere la solitudine di questo lebbroso, immagine di tutte le solitudini umane? Chi può toccare un lebbroso? Gesù infatti lo tocca prima che sia guarito, quando è ancora putrido e infetto. Ed è questo tocco che lo guarisce. Il lebbroso dice: «Se vuoi, puoi puri‚ficarmi!», e ha ragione: Gesù lo vuole, è questa la volontà di Dio. Quando Dio ci chiama a compiere la sua volontà, ci sta offrendo una via per incontrarlo, per toccarlo e guarire dalla nostra solitudine.

Gesù è mosso dalla “compassione”. Il termine, in italiano, signifi‚ca “patire con qualcuno, sintonizzarsi sul dolore altrui e farlo proprio” e già questo direbbe molto. Ma la parola greca per compassione – nel testo di Marco – signifi‚ca “essere mossi visceralmente”. Il desiderio di guarire questo poveretto viene dalle viscere di Gesù, dalla sua radice intima, lì dove è unito al Padre. Perché Dio, nel suo essere recondito, è amore sconfinato. È per le viscere di amore di Gesù che questo uomo riceve la grazia della guarigione.

Ma la grazia non va soltanto ricevuta, richiede anche di essere assimilata. C’è differenza tra guarire e vivere in salute. C’è di mezzo una convalescenza da fare e la strategia della vita integra da imparare, cosa che implica disciplina e umiltà, occorre ricordare di essere cagionevoli. La vera guarigione è assimilare atteggiamenti sani. Altrimenti non si rimane in salute.

Gesù dà una terapia a questo uomo: andare dal sacerdote e fare le offerte prescritte. In altre parole, la guarigione non è fi‚nita, deve iniziare il processo del vivere bene, e questo implica un atto spirituale. C’è da dare alla grazia un contenitore, un luogo dove assimilarla. Gesù chiede a quest’uomo il silenzio, la metabolizzazione.

GOSSIP VANAGLORIOSO. Ma il lebbroso, ‚fin qui condannato a rimanere escluso, sfrutta subito la sua nuova condizione: va in giro a raccontare, divulgare, gridare. E di conseguenza Gesù non può più entrare in città. Curioso: prima era il lebbroso che doveva stare fuori portata; ora è Gesù che deve rimanere nel deserto a causa del clamore…

Può la grazia di una guarigione diventare rivalsa sul passato e gossip vanaglorioso? Quante volte si vede questo: ricevere nuovi e meravigliosi doni e usarli secondo le attitudini del “vecchio”. Guariti, forse, sani, no. Per essere sani bisogna lasciare che le viscere di Dio divengano le nostre. Occorre non usare la grazia per cose piccole. Ricevere una grazia non è mai un evento “una tantum”. È l’inizio di un processo che non ‚nisce più e che porta all’amore e alla saggezza, che conduce a prendere possesso di ciò che è valido, santo e conta davvero.


08 febbraio 2018

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