A San Severo, nel Foggiano, c’è un luogo che per anni è rimasto chiuso: serranda abbassata, silenzio, polvere... Un’edicola come tante altre, nel tempo diventata invisibile. Poi, all’improvviso, qualcuno ha deciso di riaprirla. Non per vendere giornali, ma per farci entrare le persone a guardare uno spettacolo. «Il teatro è quando uno decide di guardare e qualcun altro decide di farsi guardare», dice Francesco Gravino, regista e direttore artistico della compagnia Foyer 97.

ANA/FrancoCautillo
ANA/FrancoCautillo
L'attore Gravino Francesco durante una esibizione nel teatro più piccolo del mondo ricavato da una edicola in disuso, a San Severo (Foggia). (ANSA)

Sui marciapiedi

Foyer 97 esiste, appunto, dal 1997. «Noi partiamo dai marciapiedi», racconta Gravino. «Abbiamo sempre operato sul territorio con un teatro che andasse fuori dagli spazi convenzionali». Negli anni, infatti, gli artisti della compagnia hanno portato spettacoli ovunque: al cimitero - con testi tratti dall’Antologia di Spoon River - sul campanile di una chiesa - dove il pubblico veniva accompagnato in cima perché «per giudicare la storia la devi guardare dall’alto» - e addirittura sui treni. «Destrutturare uno spazio significa anche avvicinare il pubblico», spiega il direttore artistico. E aggiunge: «Se proponi Shakespeare in teatro, qualcuno può pensare: “Mamma mia…”. Ma se lo porti dentro una torre alta quindici metri, la curiosità cambia. E, intanto, hai fatto vivere anche Shakespeare!».

ANSA

Un’edicola chiusa da cinque anni

L’edicola di via Tondi era chiusa da tempo, cinque o sei anni. Un luogo che un tempo era vivo e molto amato dalla comunità. «Io ricordo che da bambino ci andavo sempre a comprare le figurine», continua Gravino. «Poi, da adulto, con la passione per la fotografia e il collezionismo, ci sono sempre tornato. Chiacchieravo perennemente con l’edicolante. Come tutti del resto… Era un punto di riferimento». Proprio per questo, vederla chiusa ha fatto nascere in lui una domanda: come restituire una funzione a quello spazio? La risposta è stata trasformarla in «una sorta di presidio culturale contemporaneo. Prima rappresentava la diffusione della notizia, della conoscenza. Ora evolve questo concetto: non è più leggere le storie, ma viverle in prima persona».

L’esperimento

Il progetto nasce il 27 marzo, in occasione della Giornata mondiale del teatro, celebrata da oltre sessant’anni. Ma quello che doveva essere un singolo evento si è rivelato un grande successo. «Non ci aspettavamo questa risposta», ammette Gravino. «Adesso stiamo lavorando per ripartire con la programmazione. Ci sono problemi concreti da risolvere: l’elettricità, la gestione dello spazio nei mesi più caldi… Ma andremo avanti».

ANSA

A meno di un metro

E’ il teatro più piccolo del mondo. Lo spazio è minimo: sei sedie, nient’altro. Una scelta inevitabile: «Obbligata. Più di così non era possibile». Ma è proprio questo limite a caratterizzare l’esperienza. Nel teatro tradizionale la distanza permette una costruzione più ampia; qui no: «Hai l’attore a meno di un metro. Anche un sospiro diventa leggibile: c’è una verità diversa».

Prevalentemente adulti tra il pubblico. Ma a colpire è soprattutto la fila, con persone in attesa per entrare in uno spazio che ospita solo sei spettatori per volta. All’uscita, un QR code raccoglie i feedback: “Mi è piaciuto”, “mi sono emozionato”, “esperienza fantastica”...

Un format che può viaggiare

Il progetto non resterà isolato, sta già diventando un format: «Ci hanno segnalato un’edicola abbandonata a Testaccio, a Roma. E ci hanno chiamato colleghi di Massafra per replicare l’esperienza. Inoltre, stiamo anche pensando di portare il progetto nei festival come Santarcangelo o Todi…». Resta centrale il legame con il territorio. Il progetto nasce a San Severo e Francesco Gravino lo lega a una scelta: quella di non abbandonare la propria terra.