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sabato 22 settembre 2018
 

XXIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) - 16 Settembre 2018

PERDERE SÉ STESSI PER AFFIDARSI A CRISTO

Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».

Marco 8,27-35
  

Questa domenica ascoltiamo il caso di Pietro, il quale ha capito che Gesù è il Messia, ma usa questo dato in modo tale da meritarsi l’appellativo di “Satana” – che non è il migliore dei complimenti…

L’errore di Pietro non è di non ragionare, ma di farlo “secondo gli uomini” e non “secondo Dio”. E questo è l’inizio di un discorso fondamentale.

Proviamo a pensare che questo Vangelo sia il cammino della conversione da un pensiero troppo umano a un pensiero secondo lo Spirito.

Seguiamone la ‘ligrana.

La prima reazione di Gesù al rimprovero di Pietro è dargli le spalle e dirgli: «Va’ dietro a me». Non dettarmi la strada, non sono io che seguo te, ma il contrario.

Se l’intelligenza, anziché assecondare la Provvidenza, la vuole governare, arriviamo dritti dritti ad Auschwitz o a un Gulag, laddove portano i pensieri che si prendono troppo sul serio. Il Signore chiede di ragionare seguendo il suo passo, e questo si chiama discepolato. Altro è qualcuno che ragiona imponendo alle cose le proprie visioni, altro è chi è disposto ad apprendere.

E se ci si inoltra nella direzione di seguire Gesù, ecco il grande nemico che si erge: il nostro ego. «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso». Il verbo usato signifi‘ca smentirsi, dissociarsi da sé. Alcuni psicoterapeuti dicono che l’equilibrio mentale dipende dalla capacità di de-sintonia dal proprio ego. Gesù lo diceva in modo più chiaro duemila anni fa: se vuoi seguirmi ‘fino alla risurrezione, abbandona l’assoluto che sei per te stesso. La via dell’amore è la via della comunione e implica di non vivere in logica centripeta ma relazionale. Come sono simpatiche le persone che sanno relativizzarsi e non scippano continuamente il centro della scena…

LA VERA SAPIENZA. Se si ragiona da discepoli che sanno decentrarsi, allora inizia la vera sapienza, quella che sa destreggiarsi bene con la croce. Infatti a questo punto Gesù dice: «Prenda la sua croce e mi segua». Non dice: «Se la becchi» o «Se la tenga », ma la prenda. Il verbo greco usato implica l’atto positivo di chi afferra una cosa. Noi cristiani usiamo la croce, la valorizziamo. Sappiamo che è un luogo di crescita, perché è il momento in cui ci si ‘fida veramente di Dio, ed è l’occasione per amare fino in fondo. Se mai qualcuno ci ha amato veramente, lo ha fatto nell’occasione in cui eravamo noi la croce, e ha usato quel momento per accoglierci, e non ci ha scansato.

E se uno si serve della croce fa una scoperta grandiosa: che esistono due vite, una da perdere e una da trovare. «Chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».

Perdere la propria vita è trovare quella di Cristo, che è più forte del dolore, del rifi‘uto e della morte, come Lui aveva detto a Pietro.

Noi cristiani sappiamo di andare verso il cielo perché tutte le volte che abbiamo perso la nostra vita per ‘fidarci di Cristo abbiamo trovato una vita più grande che ci aspettava. E così, in forza di questa esperienza, possiamo ragionare secondo Dio.


13 settembre 2018

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