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mercoledì 29 giugno 2022
 
 

Marco Aime: «Così trasformiamo il corpo»

26/05/2011  Tendiamo a trattare il nostro fisico come una pagina bianca, su cui imprimiamo marchi e disegniamo identità. La relazione dell'antropologo ai "Dialoghi sull'uomo" di Pistoia.

   Vi siete chiesti come mai riconosciamo la provenienza di una persona dal modo in cui è vestita o dalla capigliatura? Semplice. «Il nostro corpo è un biglietto da visita». A sostenerlo è Marco Aime, docente di Antropologia culturale all’università di Genova: «È una pagina bianca su cui ogni cultura imprime il proprio marchio e su cui scriviamo la nostra identità. Nessuna società, infatti, lascia il corpo così come lo fornisce la natura», spiega il professore, relatore all’incontro Il corpo innaturale di Dialoghi sull’uomo (Pistoia, 27 maggio, ore 19).

 - Che cosa intende per “corpo innaturale”?
«Sembra che così com’è il corpo non ci piaccia. Perciò lo modifichiamo, lo strappiamo alla natura, per renderlo più “culturale”: tagliamo i capelli, dipingiamo il viso, ci tatuiamo. Oggi, la chirurgia consente di rimodellarne alcune parti o di eseguire espianti e trapianti di organi. Persino dopo la morte, lo bruciamo, lo seppelliamo, lo vestiamo bene».

- Perché si interviene su pelle e carne?
«L’esigenza di ogni gruppo umano e di ogni individuo è distinguersi dagli altri: il corpo segna il limite tra noi e il mondo. E il corpo “culturale”, marchiato in modo più o meno invasivo, dà sicurezza all’individuo, gli permette di riconoscersi in un gruppo. Pensiamo a mutilazioni, come la circoncisione, a scarnificazioni e cicatrici lasciate da pratiche tribali e riti iniziatici... Anche il trucco esprime identità e stati d’animo».

- Dunque, la moda non c’entra…
«No. La manipolazione e gli interventi sul corpo risalgono a tempi antichi e riguardano, in modo diverso, tutte le popolazioni del mondo. In alcuni casi sono dettati da scelte personali. Ma spesso indicano appartenenza ideologica, come lo era portare i capelli lunghi negli anni ’60-’70. A volte, poi, facciamo nostre pratiche di altre culture: il tatuaggio, ad esempio, arriva dall’antica Polinesia».

- Quali rischi si corrono enfatizzando questa dimensione?
«Da un lato l’esasperazione – penso ai danni della chirurgia estetica – e dall’altro la riduzione del corpo a una macchina di cui si possono vendere e cambiare i pezzi, come accade con il traffico di organi».

INFORMAZIONI PRATICHE
Dialoghi sull'uomo, Pistoia, dal 27 al 29 maggio: www.dialoghisulluomo.it.
Nei tre giorni dei Dialoghi sarà possibile usufruire di offerte speciali per dormire in residenze d’epoca, bed&breakfast, agriturismi, alberghi e mangiare in trattorie e ristoranti aderenti all’iniziativa (tutte le informazioni su www.pistoiaturismo.it). Non lontano, ci sono i cventri benessere di Montecatini e Monsummano Terme.   Inoltre, domenica 29 maggio sarà possibile fare “quattro passi” in centro, tra i negozi che resteranno aperti in via straordinaria.

 
 
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