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mercoledì 27 ottobre 2021
 
solidarietà
 

Servire i poveri condividendo beni e speranza: i volontari della San Vincenzo

26/09/2021  Oggi la Chiesa festeggia san Vincenzo de Paoli. Sono 15 mila in Italia e 2.300.000 nel mondo gli uomini e le donne che spendono gratuitamente il loro tempo richiamandosi a lui e al beato Federico Ozanam. Vanno nelle abitazioni (spesso soffitte malsane, baracche di periferia o ricoveri di fortuna sotto un ponte), nella case di riposo, negli ospedali, nelle carceri.

Antonio Gianfico, 67 anni, presidente nazionale della Società di San Vincenzo De Paoli.
Antonio Gianfico, 67 anni, presidente nazionale della Società di San Vincenzo De Paoli.

Tra le strade delle nostre città ci sono persone che operano nel silenzio. Uomini e donne comuni, dall’apparenza assolutamente normale, che però nascondono un tesoro inestimabile: l’amore per gli altri. L’attenzione verso chi, proprio come recita la preghiera del Vincenziano, soffre e si lamenta, vorrebbe confidarsi e non se ne sente capace. In un mondo sempre più distratto da mille impegni e preoccupazioni e, ammettiamolo, anche sempre più chiuso ed individualista, questi “uomini della porta accanto” rischiano di passare inosservati. Eppure i volontari della Società di San Vincenzo De Paoli sono più di 15.000 in Italia ed oltre 2.300.000 in 154 Paesi di tutto il mondo, suddivisi in 47.000 gruppi operativi chiamati "Conferenze". Uomini e donne che, magari dopo una lunga giornata di lavoro, decidono di mettersi in gioco, dedicando una parte del loro tempo libero ad aiutare gli altri. Il beato Pier Giorgio Frassati, che pure era un membro della Società di San Vincenzo De Paoli, esortava a “vivere e non vivacchiare”. Ed i volontari, non solo vincenziani, ma tutti, sanno bene che cosa questa frase significhi.

Lunedì 27 settembre ricorre la festa liturgica del santo patrono dell’associazione, presieduta in Italia da Antonio Gianfico: “Per noi - osserva il presidente – la festa di San Vincenzo De Paoli è molto sentita. Ma, visto che siamo persone d’azione, abbiamo deciso non solo di ricordarlo con momenti di preghiera e raccoglimento, ma anche di mettere in pratica proprio quello che lui stesso ci ha insegnato: fare del nostro meglio per aiutare chi vive in condizioni di disagio”. Ecco che, accanto ad un pellegrinaggio virtuale nella Parigi di San Vincenzo De Paoli, evento trasmesso in streaming sui social e seguito in diretta da oltre duemila spettatori, in tutta Italia, i volontari della Società di San Vincenzo De Paoli, festeggeranno il loro patrono insieme alle persone che vengono seguite dall’associazione, raggiungendole là dove esse vivono. “E’ proprio questo - prosegue Gianfico – che, san Vincenzo prima ed il beato Antonio Federico Ozanam (il fondatore dell’associazione, ndr.) poi, ci hanno insegnato”.

 

Non è ascoltando distrattamente una persona che si trova oltre la barriera di una scrivania, giunta lì magari dopo aver fatto una lunga coda, che si offre sostegno a chi vive nel disagio. Ma è proprio andandolo a vivere sulla propria pelle, questo disagio, che si crea un rapporto di empatia con chi, nella vita, non ha potuto avere la nostra stessa fortuna. Così, i volontari vincenziani, si recano presso i domicili delle persone che affiancano (talvolta baracche di periferia, soffitte malsane o giacigli di fortuna sotto i ponti) oppure negli ospedali, nelle case di riposo e perfino in carcere. Ovunque la sofferenza affligga un essere umano. E, pian piano, conquistano la fiducia di queste persone, costruendo un rapporto paritetico e stringendo anche un’amicizia che legherà, volontario e persona affiancata, anche per molto tempo.

Un legame che continua anche quando l’associazione riesce a risolvere la difficoltà economica contingente ed a restituire una luce di speranza. Perché è proprio questo il motto della Società di San Vincenzo De Paoli: “Serviens in spe”, al servizio nella speranza. Scorgere il sorriso che riappare sul volto di chi ha sofferto è la gioia più grande che ci si possa aspettare.

Molteplici le attività sul territorio. In tutta Italia la Società di San Vincenzo De Paoli ha realizzato mense, dormitori, case di ospitalità per persone povere in difficoltà, centri per l’assistenza a bambini e ragazzi e per persone sole o anziane, strutture per l’accoglienza dei migranti, empori solidali. Un impegno di carità tra i più difficili e coinvolgenti per i vincenziani è il carcere, perché il detenuto non necessita solo di aiuti materiali, ma soprattutto di attenzione umana, di amicizia, di aiuto a redimersi, a ritrovare se stesso ed un giusto ruolo nella società.

Gli assistenti volontari penitenziari della Società di San Vincenzo De Paoli sono attivi in quasi tutte le regioni italiane. E, proprio in questi giorni, nelle carceri si sta svolgendo la XIV Edizione del Premio Carlo Castelli per la solidarietà, concorso letterario dedicato ai detenuti, organizzato in collaborazione con Camera, Senato, Ministero della Giustizia e con uno speciale riconoscimento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Un evento che è molto più di un concorso letterario, perché offre la possibilità, a chi ha sbagliato, di fare qualcosa di buono per la società. Il premio in denaro, infatti, è suddiviso in due parti: una viene accreditata al recluso, autore del racconto, un’altra parte viene destinata ad un’opera nel sociale. Così, chi vince, avrà la possibilità di finanziare un progetto di reinserimento nel mondo del lavoro, o un’adozione a distanza, o la costruzione di un’aula scolastica, e così via.

La premiazione, che avviene ogni anno in un carcere diverso, si terrà venerdì 8 ottobre, presso la casa circondariale di Bergamo “Don Fausto Resmini”. Ecco un bel modo di festeggiare San Vincenzo de Paoli che, tra le tante cose, fu anche nominato regio cappellano di tutte le galere di Francia, e molte energie spese a favore dei galeotti, riuscendo ad ottenere, in tempi ben difficili, che fossero trattati meno duramente.

                                                                                                 Alessandro Ginotta

 
 
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