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giovedì 26 maggio 2022
 
VERONA
 

Dottrina Sociale della Chiesa: alle radici dell'impegno dei cattolici

22/11/2018  “Il rischio della libertà” è il tema scelto per l’ottava edizione del Festival della Dottrina Sociale della Chiesa, in programma a Verona, dal 22 al 25 novembre. Un’occasione di incontro e di dialogo tra differenti attori della vita sociale: imprenditori, avvocati, operai, commercialisti, giovani, insegnanti, che realizzeranno “un’attenta analisi critica della società attuale”

Sono le parole di papa Francesco, in un video messaggio, giovedì 22 novembre, ad aprire l’ottava edizione del Festival della dottrina sociale di Verona, il cui titolo quest’anno è “Il rischio della libertà”.
Molte le figure istituzionali attese. Prevista la partecipazione di Mons. Mario Toso, Vescovo di Faenza, di Luca Orlando, sindaco di Palermo, di Federico Sboarina, sindaco di Verona. 
Monsignor Stefano Russo, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, celebra invece la Messa conclusiva domenica mattina, nella Basilica di Santa Anastasia.
La libertà - politica, religiosa, individuale - , la giustizia, i giovani, l’economia: questi alcuni dei temi che vengono affrontati durante il Festival: quattro giornate di confronti, approfondimenti e dibattiti su mondo del lavoro, giovani, giustizia, economia, finanza e cultura.
A seguire due relazioni inaugurali dalla forte apertura internazionale: la prima condotta da padre Ramzi Sidawi, economo presso la Custodia di Terra Santa che terrà un intervento dal titolo “Il difficile cammino verso la libertà e la pace: una lettura della situazione in Medio Oriente”; la seconda condotta da Mons. Gjergi Meta, Vescovo di Rrehshen (Albania)con un intervento dal titolo “Dal regime comunista alla libertà: il cammino dell’Albania”.

«Ricordo la prima edizione del Festival – ha sottolineato il sindaco di Verona Federico Sboarina – quando ero ancora assessore. L’ho vissuto anche l’anno scorso e devo dire che in questi otto anni la manifestazione ha avuto una crescita esponenziale. È un momento fondamentale di confronto e di dibattito a cui partecipo molto volentieri. Faccio il mio grande in bocca al lupo agli organizzatori: sia per la qualità dei relatori, sia per la qualità del sito che ci ospita, sono convinto che sarà un successo, perché il confronto e il dialogo su temi socialmente rilevanti è già di per sé un successo».
«È una grande opportunità per la città e per il Paese – ha poi evidenziato Paolo Bedoni, presidente di Cattolica Assicurazioni – perché tutta l’Italia è coinvolta nel Festival. Verona sente questa responsabilità e Cattolica fin dall’inizio ha creduto che potesse essere un’occasione straordinaria per applicare appieno i nostri riferimenti valoriali. Il tema di quest’anno ci darà l’opportunità di avere molti spunti di riflessione, che coinvolgono tutte le persone a prescindere dalla loro appartenenza. Io credo che la sfida del Festival sia quella di dare una prospettiva: c’è bisogno di costruire una visione, un modello di società sostenibile, che guarda ad un futuro in cui tutti possano giocare la loro partita e ognuno possa essere protagonista. Ecco perché Cattolica vede questa manifestazione come un investimento: non siamo solo uno sponsor, ci sentiamo chiamati a giocare in prima persona». 

«Se vogliamo cambiare davvero – ha aggiunto dal canto suo monsignor. Adriano Vincenzi, coordinatore del Festival – c’è bisogno di persone libere. Significa abbandonare l’omologazione, il silenzio a cui siamo abituati, perché il tempo per far finta di niente è finito. L’omologazione è il risultato dell’assenza di libertà, del controllo del potere; mentre anche la natura è di per sé la casa della diversità, della pluralità. Il cambiamento sociale richiede nuove risposte, libere e creative, richiede attori in grado di muoversi senza che nessuno interferisca con la loro capacità operativa».  
«Siamo onorati di essere per la prima volta al Festival della Dottrina Sociale della Chiesa – ha evidenziato Jim Oleary, della Bank of Labor-. Condividiamo gli obbiettivi principali del Festival, come la tutela della dignità del lavoro e il rispetto dei diritti dei lavoratori, ma condividiamo anche la politica cooperativa del Gruppo Cattolica Assicurazioni. Per il futuro, stiamo valutando la possibilità di promuovere il Festival anche in America». 

«Sottotraccia – ha poi aggiunto Adriano Tomba, segretario generale di Cattolica Assicurazioni – in questi sette anni, abbiamo incontrato moltissime persone che si sono messe in discussione interpellando la realtà nella quale operano e cercando soluzioni nuove, efficaci e sostenibili. Con #Contagiamoci! abbiamo fatto in modo che si conoscessero tra loro e questo progetto uscirà finalmente allo scoperto al Festival: avremo 291 persone che provengono da tutt’Italia e che si incontreranno per scambiarsi buone prassi e idee per lavorare assieme». 
 
Tanti convegni e approfondimenti ma anche spazio allo spettacolo, sabato sera 24 novembre. «Siamo onorati di essere stati scelti tra moltissimi altri artisti, molto più bravi di noi – ha detto Marco Zappella, della Comunità Cenacolo –. “Seguimi” non è solo luci e spettacolo, ma è vita che era morta ed è risorta, scoprendo la libertà vera che viene dall’amare. Siamo 75 ragazzi provenienti da ogni parte del mondo: dalla strada, dal carcere, dalle tenebre, dalla mancanza di libertà e siamo testimoni che la vita è bella e va vissuta, abbracciata sin dal primo attimo ogni mattina». 
 
La manifestazione si propone come laboratorio di idee e buone pratiche, promosse dagli stessi attori della vita sociale: imprenditori, avvocati, medici, operai, commercialisti, giovani, insegnanti.  Dagli incontri in calendario nascerà un’attenta analisi critica della società attuale e numerosi spunti su cui lavorare nel corso dell’intero anno: «In più situazioni si può dire che viviamo in un regime di libertà vigilata, non per questioni di ordine pubblico ma come estensione del potere dell’economia, della politica e della comunicazione» aggiunge monsignor Vincenzi.
 
Giunto quest’anno alla ottava edizione, il festival della dottrina sociale della Chiesa si conferma quindi come un’occasione speciale per creare e nutrire “relazioni” e per condividere esperienze che possono diventare “buone pratiche” a cui ricorrere nel quotidiano: «La libertà si vive nel presente ed è ricca di futuro, non possiamo possederla o privatizzarla perché è un bene per tutti. Nelle trame ordinarie della quotidianità con azioni e comportamenti ognuno di noi intesse la storia della sua libertà che è cammino e scoperta, lotta e compimento, diritto e dovere, coinvolgimento, relazionalità, condivisione. La libertà non ama le imitazioni, gli stereotipi e le finzioni: è fedele all’originalità e unicità di ognuno».

 
 
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