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giovedì 27 gennaio 2022
 
 

Alonso - Vettel: sprint finale

24/11/2012  Domenica 25 novembre è il giorno della verità. Sul circuito di Interlagos, in Brasile, la Formula 1 incorona il campione: Fernando Alonso (Ferrari) o Sebastian Vettel (Red Bull)?

Il “circus” della formula 1 aspetta il suo pilota campione del mondo 2012 all’ultima delle venti prove della stagione, il Gran Premio di Interlagos domenica a San Paolo, Brasile. In testa alla classifica sta il tedesco Sebastian Vettel della Red Bull con motore Renault, 25 anni, campione già nel 2011 (primato di gioventù) e 2012, con 13 punti di vantaggio sullo spagnolo Fernando Alonso della Ferrari con motore Ferrari, 31 anni, campione del mondo 2005 e 2006 con la scuderia Renault.

La corsa assegna 25 punti al primo, 18 al secondo, 15 al terzo, 12 al quarto.

Se Alonso arriva primo e Vettel arriva quarto, i due si trovano come punteggio alla pari e il titolo va a Vettel, 5 prove vinte (4 consecutive) contro le 4 di Alonso, che è stato campione del mondo nel 2005 e 2006,  però per la Renault. Se Vettel si ritira ma Alonso non sale sul podio, almeno da terzo, il titolo va sempre al tedesco.

Se piove, Alonso può farcela a vincere: la meteorologia annuncia un monsone nelle ore della corsa. Se non piove, Alonso può soltanto sperare in qualche inconveniente per la Red Bull, vettura più veloce ma meno affidabile della Ferrari.
La quale Ferrari ha vinto in extremis un titolo mondiale nel 2007 (Raikkonen su Hamilton), ne ha perso uno nel 2008 (Hamilton su Massa). Sempre in Brasile. E adesso conta su Massa, che gioca in casa, per tenere casomai indietro Vettel.

Nel corso della stagione fortune e sfortune si sono abbastanza bilanciate nei riguardi dei due piloti. Diciamo che Vettel ha patito inconvenienti tecnici della vettura, meno diretti, meno “fisici”, meno personali di quelli di Alonso, due volte stoppato poco dopo il via da incidenti causati da errori di Raikkonen e Grosjean. L’ambiente intorno ai due è teso ma calmo. Specie nel caos della partenza un incidente potrebbe eliminare uno dei due, e in un passato anche recente si sarebbe potuto ipotizzare un incidente cercato, voluto. Stavolta c’è però in lizza gente seria. Al volante, ai box.

La conclusione della lunga giostra mondiale 2012, cominciata il 18 marzo in Australia, andrà in televisione in diretta a partire dalle 17, ed è ipotizzabile in Italia, Germania e Spagna un picco di ascolti, anche se la Formula 1 si allontana sempre più dall’Europa, cercando soldi dagli organizzatori asiatici, e si allontana sempre più dal ruolo di sperimentatrice di novità da trasportare su auto di serie (ormai ci sono sofisticazioni che non riguarderanno mai i Fantozzi al volante delle utilitarie).
Per noi si allontana anche dalla statistica felice, visto che questo dopo il 1969 è il secondo anno, dalla introduzione del Mondiale nel 1950, in cui non ci sono piloti italiani al via (contro i 15 del 1989 e 1990).
E si deve pure ricordare che, se abbiamo vinto dal 1950 al 1953 tre dei primi quattro titoli assegnati (Farina e due volte Ascari), poi nessun altro italiano ce l’ha fatta.
Ma quando si dice Italia si dice Ferrari, un assoluto ormai naturale, un tifo trasversale, insomma il verbo.
Ferrari che si fa in casa i telai ed i motori, Ferrari che esalta i piloti anche ottentotti, Ferrari che con le sue vetture sportive è un must per i ricchi della nuova Cina come per i rampolli dei tycoons americani.

La decisione all’ultima gara è sportivamente parlando la prova di un grande equilibrio, che sul piano spettacolare si traduce in un massimo di partecipazione. Purtroppo c’è sempre uno che arriva secondo e che pensa e fa pensare ai suoi fans, almeno in quel momento, che si tratta di un piazzamento derisorio, peggiore dell’ultimo posto.
E questo va verso ogni forma di civilizzazione sportiva.
E’ molto facile scrivere che comunque vada la stagione di Vettel e di Alonso sarà un successo, sarà molto difficile far accettare al vasto popolo della Ferrari, in caso di non miracolo, una realtà dura specie alla luce delle speranze coltivate per tanti mesi.

Pensiamo che chi volesse proporre agli adoratori del Cavallino di pensare che in fondo la Red Bull (scuderia austriaca, nome di una bevanda energetica) sa tanto di Ferrari nel senso di genialità anche artigianale, di battaglia da Davide contro i Golia possenti dell’automobilismo mondiale, di inventiva anche spicciola premiata (ci sono accorgimenti, specialmente sui telai, che sembrano nati da un piccolo bricolage), rischierebbe il linciaggio a Maranello e dintorni, e un poco se lo sarebbe andato a cercare.

E non serve neppure chiudere con un”vinca il migliore”. Perché c’è il migliore pilota e c’è la migliore vettura, e ci sono le migliori strategie anche se non soprattutto di ispirazione meteorologica, e ci sono i pit stop con interventi provvidi o improvvidi, e non è detto che tutte le entità si uniscano felicemente, armonicamente sotto lo stesso segno.

 
 
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