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Angelica Edna Calò Livne: «In guerra non ci sono vincitori, c'è solo dolore e disperazione»

13/05/2021  La testimonianza da Israele dell'insegnante, regista, attrice e scrittrice ebrea italiana, che in Alta Galilea, dove vive da tanti anni, ha creato la Fondazione Beresheet LaShalom-Un inizio per la pace, impegnata nell'educazione interculturale attraverso il teatro

Il lievito del dialogo: l'ebrea Angelica Edna Calò Livne, terza da sinistra, prepara il pane con donne musulmane e cristiane nell'ambito del progetto Bread for peace, Pane per la pace, una delle diverse attività che l'hanno vista e la vedono protagonista. Foto: Guglielmo Lobera per Famiglia Cristiana.
Il lievito del dialogo: l'ebrea Angelica Edna Calò Livne, terza da sinistra, prepara il pane con donne musulmane e cristiane nell'ambito del progetto Bread for peace, Pane per la pace, una delle diverse attività che l'hanno vista e la vedono protagonista. Foto: Guglielmo Lobera per Famiglia Cristiana.

(Nella foto, Angelica Edna Calò Livne)

Come ci si sente quando si è appena iniziato ad assaporare il gusto dell’incontro dal vivo con i tuoi amici, la famiglia e i tuoi studenti dopo un anno di legami virtuali e le immagini di automobili in fiamme, di campi bruciati, di volti terrorizzati ti annebbiano la vista? Come ci si sente quando alle tre di notte la sirena ti avverte che devi trovarti un rifugio perché stanno per bombardarti con una pioggia di missili e devi strappare dal suo lettino un bambino di pochi mesi e sederti nell’androne del palazzo per proteggerlo. Come ci si sente quando la vicina con la quale hai condiviso i momenti di solitudine da Covid indica la tua finestra a un gruppetto di scalmanati perché possano lanciare dentro alla tua casa una bottiglia incendiaria perché tu  sei ebrea?

O quando un poliziotto ti entra in casa e ti dice di prendere velocemente i tuoi figli e le tue cose perché bande di esaltati girano per le strade, entrano nei palazzi per cercare gli ebrei e picchiarli a sangue...... O quando un gruppo di giovani con la kippà esulta per la morte di un “nemico”? Cosa ti fa più male? Che ti viene in mente davanti a queste immagini? Cosa senti correre per tutto il corpo? Sono brividi? E’ rabbia? Incredulità? Impotenza? Fastidio? Disgusto? Cos’è?

Non te lo sai spiegare. Cerchi di scacciare i pensieri negativi, le connotazioni funeste e quando finalmente spegni la Tv e vai a dormire alle 4:00 del mattino, te ne stai disteso, con gli occhi spalancati, il telefono accanto pronto per ricevere notizie. Ti sforzi, stringi i pugni e gli occhi e ti costringi ad immaginare qualcos'altro perché secondo la Kabbalah, la mistica ebraica, "il pensiero crea la realtà". Scacci dalla testa le case di Shech Jarach che prima del '48 appartenevano a ebrei yemaniti e ora sono abitate da arabi musulmani. Scansi le immagini di visi trasfigurati dall’odio.  Immagini che  le traiettorie dei missili che illuminano il cielo siano scie luminose lasciate da angeli di passaggio. E finalmente riesci ad immaginare! Vedi  immagini nitide: ti appare l’immenso spiazzo del Kotel, il Muro occidentale. C'è una moltitudine di bandiere bianche e azzurre, Talitot - gli scialli della preghiera- uno sfavillio di Sifré Torà - i Libri della Torà, la gente danza, canta, è tutto un tripudio di fiori, come il giorno in cui D. consegnò le Leggi a Mosé....Alzi gli occhi e anche sulla spianata danzano ma la musica è un’altra, è una Debka, la tipica danza araba. Pregano su e pregano giù.... Ognuno prega le sue preghiere. 

Scorri con lo sguardo come fossi un uccello e voli verso nord, sulle colline della Galilea e verso il sud, verso il deserto del Negev e vedi campi coltivati, serre, c'è il raccolto: si colgono insieme, lungo i confini, pomodori, frutti di ogni sorta. Il cielo è terso, nell’aria c'è profumo di festa. All'ombra di un enorme ulivo centenario vedi gente che beve insieme il caffe, ridono. Ecco ridono. Insieme. Forse stanno parlando dei propri figli, dei loro progetti per il futuro.  Forse si stanno scambiando ricette o consigli. Forse hanno capito che in guerra non ci sono vincitori. In guerra c'è solo dolore, angoscia e disperazione. Forse hanno finalmente capito che il mondo è ricco di ogni bene, di abbondanza, che c'è di tutto e di più per tutti.

Basta condividere, spartire, accontentarsi. Basta riconoscere il diritto dell’altro a vivere la sua vita secondo i suoi ideali, le sue tradizioni, la sua fede e e suoi valori. E con queste visioni finalmente mi addormento. E prego perché queste siano le immagini con cui si sveglieranno fra qualche anno i miei nipotini, che D. metta la sua mano sul suo capo e su tutti i bambini del mondo!

 

Angelica Edna Calò Livne

Presidente Fondazione Beresheet LaShalom 

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