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martedì 07 dicembre 2021
 
Angelus
 

«Che in Italia finisca l'inverno demografico»

07/02/2021  Papa Francesco ricorda la Giornata della vita e chiede una tutela per tutti, soprattutto per i più deboli. "L'unico modo lecito di guardare qualcuno dall'alto in basso", spiega, "è quando lo si aiuta a rialzarsi".

Torna ad affacciarsi dalla finestra del palazzo apostolico. Papa Francesco si rivolge a quanti sono «un’altra volta in piazza» ad ascoltare le sue parole. E saluta tutti con gioia. Parla delle sue preoccupazioni, in quella che la Cei celebra come Giornata della vita: «In Italia le nascite sono calate e il futuro è in pericolo», dice. «Prendiamo questa preoccupazione e cerchiamo che questo inverno demografico finisca e fiorisca una nuova primavera di bambini e bambine». Fa pregare per la grave situazione in Myanmare, Paese che porta nel cuore e che ha conosciuto direttamente nel viaggio apostolico del 2017. Chiede tutela e corridoi umanitari dedicati per i minori non accompagnati che soffrono più degli altri durante le migrazioni. Ricorda santa Bakita e la tutela della vita che deve esserci sempre, soprattutto quando essa si rivela più fragile. Una difesa che ha lo stesso atteggiamento di compassione che ha Dio nei nostri confronti. Spiegando il Vangelo di Marco, con l’episodio della guarigione della suocera di Pietro, papa Francesco riflette sul gesto dell’avvinarsi e del prenderle la mano per farla alzare. Subito la febbre scompare, annota l’evangelista. «Il potere risanante di Gesù non incontra alcuna resistenza; e la persona guarita riprende la sua vita normale, pensando subito agli altri e non a sé stessa – e questo è significativo, è segno di vera “salute”», sottolinea il Pontefice. Ricordando che l’unico modo lecito di guardare una persona dall’alto verso il basso è quando ci si avvicina e si porge la mano per aiutarla ad alzarsi. Ancora oggi questa è la missione della Chiesa «Prendersi cura dei malati di ogni genere non è per la Chiesa un’“attività opzionale”, no, non è qualcosa di accessorio, no, prendersi cura dei malati di ogni genere fa parte integrante della missione della Chiesa, come lo era di quella di Gesù: questa missione è portare la tenerezza di Dio all’umanità sofferente. Ce lo ricorderà tra pochi giorni, l’11 febbraio, la Giornata Mondiale del Malato».

Ricorda la pandemia, «che rende particolarmente attuale questo messaggio, questa missione essenziale della Chiesa. La voce di Giobbe, che risuona nella Liturgia odierna, ancora una volta si fa interprete della nostra condizione umana, così alta nella dignità, la nostra condizione umana altissima nella dignità, e nello stesso tempo così fragile». Di fronte a questa realtà, Gesù manifesta la sua «signoria nella vicinanza, nella tenerezza, nella compassione. Dio si fa vicino, ma con tenerezza e con compassione. Quante volte leggiamo nel Vangelo “ne ebbe compassione”. È lo stile di Dio».

E questa compassione affonda le sue radici nella preghiera nell’intima vicinanza con il Padre. Gesù, infatti, prima dell’alba e dopo il tramonto si appartava «e rimaneva da solo a pregare. Da lì attingeva la forza per compiere il suo ministero, predicando e operando guarigioni».

 
 
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