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Lunedì 12 gennaio il Consiglio dei Ministri ha approvato una normativa lungamente attesa, che riconosce e definisce più precisamente la figura del “caregiver” (letteralmente: colui che fornisce cura), individuando anche un piano di sostegni economici, che per il 2027 prevede un budget di 257 milioni di Euro. Essendo un disegno di legge del governo, il testo dovrà essere approvato da entrambe le camere del parlamento, per entrare in vigore. E già questo potrebbe essere un problema....
A ragione il Ministro Alessandra Locatelli rivendica questo risultato, per diversi motivi: in primo luogo negli ultimi dieci anni ben 30 leggi erano state presentate in Parlamento, senza esito, ma oggi si è arrivato ad un testo definitivo, capace di mettere in movimento le risorse economiche pubbliche e i servizi. Inoltre, si è finalmente giunti a una definizione formalizzata del ruolo, uno degli scogli su cui si erano incagliate tante proposte normative, con una soluzione “ragionevole”: misurare il tempo di cura e di convivenza, ampliare la funzione di caregiving anche a figure “non parenti”, e anche a persone “non coresidenti” con la persona non autosufficiente. Si è scelto poi di esplicitare un sostegno monetario graduale (fino a un massimo di 400 euro mensili), ma sono previste altre linee di sostegno, non tutte delineate perfettamente (agevolare il caregiver nei contesti lavorativi, garantire maggiore flessibilità, assicurare più voce e ascolto nel rapporto con i servizi).
Eppure le reazioni di tante associazioni familiari e di caregiver non sono state entusiaste: al di là di un inevitabile (e un po’ formale) riconoscimento della bontà del risultato conseguito (finalmente una legge!), sono state raccolte critiche su numerosi punti: intanto l’idea che l’intero processo possa iniziare solo dal 1 gennaio 2027 (il 2026 in sostanza serve per costruire la piattaforma INOPS e definire il sistema, con un budget di poco superiore al milione di euro). Come a dire: per chi ha in casa una persona non autosufficiente aspettare ancora è dura! Anche il modello di selezione dei destinatari dei sostegni economici viene giudicato troppo restrittivo; un ISEE troppo basso, e oltre 90 ore settimanali di convivenza/cura: troppe situazioni restano tagliate fuori. Del resto, le stime più affidabili a livello nazionale (Istat e Cnel) parlano chiaro: le persone non autosufficienti in Italia sono 3 milioni e 800mila, i caregiver dovrebbero essere circa 7 milioni: è impossibile sostenere economicamente tutti, e diventa quindi indispensabile trovare criteri “equi” per ridurre i destinatari. Con 400 euro al mese (4.800 euro all’anno), i 257 milioni del 2027 andrebbero a poco più di 53.000 persone. Altre obiezioni riguardano il ruolo debole previsto per i caregiver nell’interazione con i servizi – e i familiari sanno bene quanto sia invece importante la loro voce nel confronto con medici, assistenti familiari, infermieri, ecc, a casa e negli ambulatori, ospedali, ecc. Alcune associazioni hanno anche lamentato uno scarso ascolto in sede di costruzione della legge – e anche questo costituisce un nodo non marginale.
Tuttavia, in estrema sintesi, l’approvazione di questa legge, tra luci e ombre, più che risolvere, svela un gigantesco problema per l’intero sistema di welfare di comunità prossimo venturo, a cui ovviamente questa legge non può dare risposta: la prospettiva di crescita esponenziale della domanda di assistenza per i non autosufficienti, con relativa crescita della spesa sanitaria, e l’assoluta centralità, soprattutto a livello di cure domiciliari, del sistema di caregiving di prossimità – soprattutto familiare. In altre parole, se intendiamo, come sembra, spostare il più possibile il sostegno e la cura dei non autosufficienti a domicilio, questo significa recuperare e sostenere l’aiuto da parte delle famiglie, anche con rilevanti aiuti economici. Quindi bene una legge che almeno inizia a definire e a sostenere le funzioni di caregiving familiare e di comunità: ma di questo nodo dovranno poi occuparsi direttamente anche il Ministero della Sanità, il Ministero dell’Economia (chi tiene i cordoni della borsa della spesa pubblica...), e naturalmente il Capo del Governo. Questa non è una questione per pochi, ma riguarda l’equilibrio complessivo dell’intero Paese.







