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giovedì 01 ottobre 2020
 
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Bagnasco: «È irresponsabile indebolire la famiglia»

10/11/2014  Il presidente della Cei apre i lavori dell'Assemblea generale riunita fino a giovedì ad Assisi. Rifondare la politica per uscire dalla crisi, ma anche dare risposte alle povertà e sostenere le famiglie, senza creare «nuove figure, seppure con distinguo pretestuosi che hanno l'unico scopo di confondere la gente e di essere una specie di cavallo di troia».

E' come se fossimo in un dopoguerra e ci toccasse riscostruire «le macerie dell'alfabeto umano». Il cardinale Angelo Bagnasco parla di politica, nella prolusione alla 67esima Assemblea generale straordinaria della Cei in corso ad Assisi fino al 13 novembre. Occorre un «patto sociale per uscire dalle onde travolgenti.

RIFONDARE LA POLITICA, RICOSTRUIRE SULLE MACERIE DELL'ALFABETO UMANO

Qualcuno fa riferimento al nostro Dopoguerra: dalle macerie delle case e delle persone, chi era in piedi ha realizzato quel patto sociale da cui è nata la Costituzione. Allora c’era un tessuto connettivo del Paese e da quello partivano le legittime differenze che, però, non impedivano di intendersi sui principi fondamentali. Ma oggi? Non ci sono macerie di case da ricostruire, sembrano esserci, invece, le macerie dell’alfabeto umano. Per questo, per poter rispondere doverosamente al “che cosa fare?”, è necessario chiederci chi siamo, che cosa vogliamo essere. In altri termini, potremmo dire che bisogna rifondare la politica, rimettere cioè a fuoco che cosa vuol dire stare insieme, lavorare insieme per essere che cosa. Non è un esercizio astratto, ma la premessa di ogni urgente dover fare». Non siamo, noi Italia, e l'Europa intera, solo in una crisi economica, ma «siamo in mezzo a una crisi culturale da prendere sul serio. In questo senso, l’Occidente dovrebbe mettersi maggiormente alla scuola di un’autorità alta, quella di coloro che soffrono, che stanno peggio, ricordando che l’ascolto delle sofferenze illumina e guida ogni politica, che intende essere forma alta di servizio».

UNA GRANDE ATTENZIONE ALLA SOCIETA'  CHE CAMBIA

I lavori di questa Assemblea erano cominciati con le parole di Paolo VI alla XII assemblea generale della Cei del giugno del 1975. Parole sulla comunione, sul Concilio, sull'attenzione alle trasformazioni della società. E poi, in particolare sulle vocazioni. «Dobbiamo diventare maestri di una nuova generazione di preti», diceva Paolo VI, spronando i vescovi a «interessarsi personalmente dei propri seminaristi e dei propri preti». Ed è proprio la formazione permanente dei presbiteri il tema portante di questa 67esima Assemblea straordinaria che riunisce i vescovi italiani fino al 13 ottobre.  "Un tema di vitale importanza", lo ha definito papa Francesco nel messaggio inviato alla Assemblea. "Il vostro convenire ad Assisi fa subito pensre al grande amore e alla venerazione che san Francesco nutriva per la Madre Chiesa gerarchica e per i sacerdoti. Tra le principali responsabilità che il ministero episcopale vi affida è quello di confermare questi vostri principali collaboratori". Collaboratori che "si fanno carico dei poveri, consapevoli che separarsi per non sporcarsi è la sporcizia più grande. I sacerdoti santi sono peccatori perdonati e strumenti di perdono. Non sono rimasti turisti dello spirito eternamente indecisi e insoddisfatti, perché sanno di essere nelle mani di uno che non viene meno alle promesse". Preti che sono "ponti e che non si improvvisano", sottolinea il Papa. L'identità del presbitero viene dall'alto ed esige un cammino quotidiano, un discepolato permanente che permette di conformarsi sempre di più a lui. Non ha un termine perché i sacerdoti non smettono di essere discepoli di Cristo". "Non servono preti clericali o funzionari che, mentre svolgono un ruolo, cercano lontano da Lui la propria consolazione".

«LA FAMIGLIA, SORGENTE DI FUTURO»

Dopo il lungo applauso la prolusione del cardinale Bagnasco ha introdotto i lavori delle giornate. Facendo innanzitutto il punto sul dopo Sinodo al quale «alcuni di noi – a diverso titolo – hanno avuto il dono di parteciparvi: nei nostri cuori porteremo per sempre l’eco del mondo. Da ogni dove è risuonata la bellezza e l’importanza irrinunciabile del Vangelo del Matrimonio e della Famiglia, patrimonio e cellula dell’umanità, costituita da un uomo e da una donna nel totale dono di sé; Chiesa domestica, grembo della vita, palestra di umanità e di fede, soggetto portante della vita sociale. Essa è sorgente di futuro. Per questo è irresponsabile indebolire la famiglia, creando nuove figure – seppure con distinguo pretestuosi che hanno l’unico scopo di confondere la gente e di essere una specie di cavallo di troia di classica memoria – per scalzare culturalmente e socialmente il nucleo portante della persona e dell’umano. L’amore non è solo sentimento – è risuonato nell’Aula sinodale – è decisione; i figli non sono oggetti né da produrre né da pretendere o contendere, non sono a servizio dei desideri degli adulti: sono i soggetti più deboli e delicati, hanno diritto a un papà e a una mamma».
Ma poi anche una attenzione particolare alle situazioni economiche, «a volte al limite della miseria, che  – incidono sulla tenuta del nucleo familiare. Anche per questo i Padri hanno richiamato con forza la necessità di ulteriori sforzi perché la piaga della povertà venga superata e sia stabilmente rimossa».

GAZA: «ISOLARE GLI ESTREMISTI, PERCORRERE LA VIA DEL DIALOGO»

Il cardinale Bagnasco ha poi ricordato al beatificazione di Paolo VI e la recente visita della presidenza della Cei a Gaza. «I nostri fratelli di fede», ha detto il presidente della Cei,  «contano sulla solidarietà delle nostre Chiese, ci chiedono di portarli nella preghiera, di tener viva l’attenzione della Comunità internazionale perché i gravissimi  problemi, che causano migliaia di vittime e di sofferenze, siano risolti  in modo equo e definitivo nel rispetto dei diritti, nella sicurezza e nella pace per tutti. Respirare nella costante paura e nella continua incertezza non è vivere. Si possono facilmente ricostruire le città e i villaggi, ma è più difficile riconciliare la memoria e le coscienze. Isolare gli estremisti è interesse comune, e la via della moderazione e del dialogo è spesso lunga e con esiti alterni, ma è la vera alternativa alla via della violenza. In questa situazione, abbiamo visto brillare – soprattutto sui volti dei moltissimi ragazzi e  giovani – la voglia di una vita diversa, di abitare non solo le case, ma il futuro. È sconcertante, inoltre, toccare con mano il pervicace progetto di eliminare la presenza cristiana dalla Terra Santa come da altre regioni sia del Medio Oriente».
Un accenno anche all'importanza della vita religiosa, con l'apertura, il 30 novembre e fino al febbraio del 2016 dell'anno dedicato alla vita consacrata, prima di affrontare il tema centrale di questa Assemblea, appunto la formazione permanente dei sacerdoti. «Le difficoltà derivanti dalla diminuzione del clero o da altre situazioni dolorose le conosciamo», ha detto Bagnasco, «e le affrontiamo con la nostra responsabilità di Pastori; ma ciò non offusca per nulla la realtà del nostro clero che si dedica al proprio ministero accanto alla gente con ammirevole generosità. I poveri e i bisognosi, le famiglie e gli anziani, il mondo dei ragazzi e dei giovani sono la loro famiglia».
Nonostante le difficoltà dell'«ora presente non ci lasciamo andare alla tentazione del lamento o del pessimismo, e neppure della ingenuità acritica, così come esorta il Santo Padre parlando ai Vescovi del Brasile: “Non bisogna cedere alla paura (…). Non bisogna cedere al disincanto, allo scoraggiamento, alle lamentele”. Noi non siamo qui per questo, e prendiamo seriamente quanto lo stesso Pontefice ha detto in modo magistrale nel medesimo discorso: “È importante promuovere e curare una formazione qualificata che crei persone capaci di scendere nella notte senza essere invase dal buio e perdersi; di ascoltare l’illusione di tanti, senza lasciarsi sedurre; di accogliere le delusioni, senza disperarsi e precipitare nell’amarezza; di toccare la disintegrazione altrui, senza lasciarsi sciogliere e scomporsi nella propria identità. Serve una solidità umana, culturale, affettiva, spirituale, dottrinale” per essere capaci di predicare il Vangelo anche quando è controcorrente rispetto al pensare comune».

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