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martedì 28 settembre 2021
 
l'intervento
 

Benedetto e Francesco, testimoni del vero Dio che serve e ama

20/04/2019  Le assurde polemiche su Ratzinger e Bergoglio. E' cattolico strumentalizzare il successore di Pietro e il suo predecessore per minare l'unità della Chiesa?

Giovedì 11 aprile, una settimana prima che si ripeta la memoria dell’Ultima Cena, quando Gesù, lavando i piedi degli apostoli, ha indicato loro la via del servizio, papa Francesco, con visibile sofferenza, si è voluto chinare a baciare i piedi ai leader del Sud Sudan, martoriato dalle guerre. Per implorare, supplicandoli, di guarire le divisioni e rimanere nella pace. 

Un gesto commovente che parla da solo. Ma in tempi di barbarie persino questo è stato deriso, denigrato, anche da cattolici. Nel recente intervento sulla piaga degli abusi del papa emerito Benedetto XVI è scritto: «Sì, il peccato e il male nella Chiesa ci sono. Ma anche oggi c’è pure la Chiesa santa che è indistruttibile. Anche oggi ci sono molti uomini che umilmente credono, soffrono e amano e nei quali si mostra a noi il vero Dio, il Dio che ama…». Ed è proprio del vero Dio che ama, serve e risana che si è reso testimone Francesco. Del vero Deus caritas est che ama, serve e risana si è fatto testimone Benedetto XVI. E lo hanno sempre fatto nella reciproca fraternità, nella mitezza e nell’umiltà, che sono la cifra distintiva di Cristo. 

Eppure a entrambi non sono stati risparmiati scherni, derisioni, oltraggi. Ma è forse cattolico insultare e denigrare il Papa? Ed è forse cattolico strumentalizzare persino il successore di Pietro e il suo predecessore per minare l’unità della Chiesa? Fomentare divisioni non è cattolico. Lacerare la Chiesa di Cristo non è cristiano. Oltraggiare il Papa è oltraggiare Cristo. Fare pertanto di loro dei personaggi caricaturali per contrapporli l’uno contro l’altro è un gioco diabolico che equivale a una bestemmia. Perché al fondo è frutto di un medesimo odio, quell’odio sordido che fu riservato a Cristo stesso. «Oderunt me gratis», dice il salmo. Mi hanno odiato senza motivo. Non avevano ragione, nessuna ragione per odiare Gesù. Benedetto XVI e Francesco sono così uniti anche da un mistero di partecipazione alla sofferenza di Cristo, la quale era senza causa da parte sua. Perché c’è nella sofferenza apostolica un mistero non spiegabile di conformazione alla passione gratuita di Gesù. 

Ad Anagni, nel 1965, il santo Paolo VI, a cui non di meno vennero risparmiati lo scherno e la calunnia come a Cristo, scese in mezzo alla gente per ricordare da vicino con la voce quasi rotta dalla commozione: «Figlioli miei… è il Vicario di Cristo che oggi è qui davanti a voi e vi dice questo: che non siamo fatti tanto per comandare quanto per servire…». E per chi è veramente cattolico vale ancora quell’umile richiesta, oggi come sempre nei confronti del successore di Pietro (il “povero Cristo” come aveva detto di sé stesso Giovanni Paolo I), per quello regnante, per il suo predecessore, per chiunque esso sia: «Posso domandarvi, figlioli carissimi, questa grazia che voi certamente non mi rifiutate: amate il Papa… perché senza alcun suo merito e senza certamente alcuna sua ricerca gli è capitata questa strana, singolare vocazione di rappresentare Nostro Signore. Non guardate Noi, guardate al Signore di cui rappresentiamo… Siamo al vostro servizio fratelli…». Che siano benedetti questi nostri “poveri Cristi”.

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