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lunedì 04 luglio 2022
 
 

Benedetto XVI vola in Germania al capezzale del fratello Georg

18/06/2020  Il Papa emerito con un volo di stato è giunto a Ratisbona per essere accanto al fratello Georg, 96 anni e gravemente ammalato. Un legame affettuoso e forte tra i due. «La casa è l’incontro con mio fratello dovunque sia», diceva Georg nel 2011, «ogni mattina il mio pensiero per lui è che possa avere la salute e la forza, di cui ha bisogno per compiere la sua missione»

Georg Ratzinger, 96 anni, in una foto del 2010 (Ansa)
Georg Ratzinger, 96 anni, in una foto del 2010 (Ansa)

Benedetto XVI è legatissimo al fratello George, 96 anni, il quale ogni anno a Pasqua veniva a Roma per trascorrere qualche giorno in compagnia del Papa emerito, che è di tre anni più piccolo e ha compiuto 93 anni il 16 aprile scorso. Quest’anno non l’ha potuto fare a causa della pandemia e per le condizioni di salute che ora si sono aggravate. Per questo Benedetto XVI giovedì mattina è volato in Germania in visita al fratello ammalato.

Ratzinger si trova ora nella città di Regensburg (Ratisbona), dove trascorrerà il tempo necessario. Insieme a lui ci sono il segretario, monsignor Georg Gaenswein, il medico, un infermiere, una delle Memores Domini che assiste papa Benedetto nel monastero vaticano Mater Ecclesiae e il vice comandante della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano.

Come ha scritto l'agenzia cattolica Aci Stampa, è stato un volo di Stato a portare Benedetto XVI a Monaco e poi a Regensburg. Verso le 12.30 Benedetto è atterrato a Monaco di Baviera per poi raggiungere la residenza del fratello. Prima di salire in macchina per arrivare al seminario diocesano dove alloggia, il Papa emerito, apparso in buona forma ed energia, ha benedetto il piccolo Konstantin di appena due settimane. La decisione di recarsi in Germania è stata presa in fretta dopo che la salute del fratello era velocemente peggiorata nei giorni scorsi. Georg Ratzinger è comunque sempre rimasto nella sua residenza a Regensburg. Benedetto XVI si tratterrà in Germania «il tempo necessario», ha fatto sapere il portavoce della Sala Stampa Vaticana Matteo Bruni, e soggiornerà nel seminario della diocesi di Regensburg. La stessa diocesi ha invitato i fedeli a rispettare il momento e, secondo il desiderio dei due fratelli, a «lasciare che questo incontro profondamente personale rimanga privato» dunque senza apparizioni pubbliche.

In occasione dell'arrivo del Papa emerito in Germania, il presidente della Conferenza Episcopale tedesca, monsignor Georg Bätzing, ha dichiarato di volere accompagnare con le sue preghiere il soggiorno del Papa e suo fratello Georg. «Siamo felici», ha detto, «che egli, che è stato membro della nostra Conferenza episcopale per diversi anni, sia tornato a casa, anche se l'occasione è triste».

Legatissimi da sempre, i due fratelli Ratzinger, separati da tre anni di età, sono stati ordinati sacerdoti lo stesso giorno, il 29 giugno 1951 nel Duomo di Frisinga. Le circostanze della vita li hanno portati su direttrici diverse, brillante musicista Georg, teologo di rango, cardinale e poi Papa Joseph, ma il vincolo reciproco è sempre rimasto saldo. Ne sono prova, in particolare, le numerose visite che Georg Ratzinger ha compiuto in Vaticano dal 2005 al 2013, negli anni del pontificato del fratello e anche dopo la sua rinuncia.

Quando nel 2008 la città di Castel Gandolfo volle offrire la cittadinanza onoraria a suo fratello, Benedetto XVI si espresse con queste parole: «Fin dalla nascita, mio fratello è stato per me non solo un compagno, ma anche una guida affidabile. Ha sempre rappresentato un punto di orientamento e di riferimento con la chiarezza e la determinazione delle sue decisioni».

In un’intervista del 2011 al settimanale Tempi, Georg Ratzinger, che aveva appena festeggiato i 60 anni di sacerdozio insieme al fratello, raccontava delle sue frequenti visite a Roma: «È sempre un momento molto festoso e solenne quando si scende dall’aereo e poi c’è sempre un’accoglienza gioiosa da parte delle memores, i segretari, suor Christine, che rendono l’accoglienza molto bella. Poi vado a visitare mio fratello nella sua stanza. Quello è il nostro primo incontro, ed per me è tornare a casa, quando ci raccontiamo le ultime novità. La casa è l’incontro con mio fratello dovunque sia. E sento che qui la famiglia del papa è diventata anche la mia famiglia. Si parla di Regensburg, dei vicini, delle persone che conosce da tempo, dei compagni di studio. Ogni mattina il mio pensiero per lui è che possa avere la salute e la forza, di cui ha bisogno per compiere la sua missione».

Una foto di famiglia di papa Ratzinger: il padre Joseph (a destra) e la madre Maria (a centro) e i due figli Georg (a sinistra), e Joseph junior (a destra)
Una foto di famiglia di papa Ratzinger: il padre Joseph (a destra) e la madre Maria (a centro) e i due figli Georg (a sinistra), e Joseph junior (a destra)

Dall'infanzia in Baviera alla rinuncia al Pontificato: «Atto di responsabilità ispirato da Dio»

Don Georg raccontò anche l’infanzia vissuta insieme in Baviera: «Della nascita», disse, «ricordo poco, eravamo piccoli e anche al battesimo non ero presente perché è stato battezzato subito, e noi fratelli più grandi non siamo andati perché era tanto freddo. Poi nella vita quotidiana è arrivato questo bambino tanto piccolo… Poi quando siamo un po’ cresciuti eravamo due maschi e abbiamo giocato molto e fatto tante cose insieme. Certo all’inizio ero legato più a mia sorella perché eravamo i due figli maggiori in casa, però con gli anni si è costruito un contatto più intenso con il fratello piccolo. Noi due costruivamo insieme il presepe, e poi tra i giochi più frequenti c’erano giochi per così dire spirituali, noi lo chiamiavamo il “gioco del parroco” e lo facevamo noi due, nostra sorella non partecipava. Si celebrava la messa e avevamo delle casule fatte dalla sarta della mamma proprio per noi. E uno volta a turno eravamo il ministrante o il chierichetto».

Georg Ratzinger nel 2013 commentò anche la decisione del fratello, che spiazzò il mondo, di lasciare il Pontificato: «No, non è stata assolutamente una sconfitta personale. Nella vecchiaia l’uomo perde tante capacità», disse al Corriere della Sera, «lo vedo in me stesso. La vecchiaia è una frattura nella vita, che ci impedisce di fare quello che prima era normale. La guida della Chiesa richiede qualcuno che sia in possesso di tutte le sue energie, perché ci sono tante domande a cui bisogna rispondere».

Raccontò anche la sua reazione quando il fratello gli anticipò la decisione, uno dei pochi con i quali il papa emerito si era confidato: «Mi parlò delle sue intenzioni e io lo ascoltai. Naturalmente mi sono anche rammaricato, perché ero stato molto contento, sia pure con qualche preoccupazione, quando lui venne eletto Papa. Ma sono un uomo realista, e so che le capacità umane possono un certo giorno risultare inadeguate per quell’incarico. È stata una decisione umana ispirata da Dio. Non so con chi ne abbia parlato oltre che con me. Ma quando mi ha detto che voleva dimettersi, la scelta definitiva era stata già fatta». E aggiunse: «Con la sua decisione ci sarà forse qualcosa di nuovo. Sì, potrebbe servire ad avvicinare l’ufficio del Papa ai fedeli. Fino a prima di lui è stato un incarico a vita. Ha dimostrato di essere salito sul trono di Pietro non per vanità ma per responsabilità. Lo ha accettato per responsabilità e lo ha lasciato per responsabilità. E questo è stato molto apprezzato dalla gente».

 
 
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