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venerdì 03 aprile 2020
 
 

Bindi: combattere l'omertà della convenienza

05/03/2014  Il pericolo maggiore, più che l'omertà della paura, è quella di chi tace o si "allea" per il proprio tornaconto, spiega la presidente della Commissione antimafia. Come è accaduto per gli imprenditori lombardi e per quanti sapevano dell'esistenza della banca della 'ndrangheta.

Ha gli occhi lucidi al termine della proiezione del film di Pif, La mafia uccide solo d’estate, scelto dalla Commissione antimafia per riflettere nel mese dedicato alle vittime della criminalità organizzata. Ma anche se ancora visibilmente presa dal tema della serata Rosy Bindi non si sottrae alle domande sull’operazione della Dda di Milano che ha sequestrato la banca clandestina della ‘ndrangheta ed emesso 40 ordini di cattura. “È una operazione molto importante perché dimostra che gli inquirenti, la magistratura, le istituzioni sono sulle tracce della ‘ndrangheta e dei poteri mafiosi”, dice la presidente della Commissione. “Poteri che penetrano al Nord attraverso gli affari, la finanza e che creano una vera e propria economia alternativa, parallela”. Secondo la Bindi “questa inchiesta dimostra anche che la criminalità organizzata, la ‘ndrangheta continua ad attecchire perché c’è omertà e c’è convenienza. E l’omertà, frutto della convenienza, è ancora più difficile da combattere dell’omertà che deriva dalla paura. Ci sono intrecci di reciproci affari tra imprenditori, alcuni anche in buona fede, ma che si trovano poi catturati dal circuito delle mafie”. La presidente della Commissione antimafia ha parole di lode per Ilda Bocassini , “una grande inquirente che ha scoperto e ha portato alla luce un filone che servirà anche per capire meglio certe dinamiche e che, ancora una volta, fa capire come le mfie siano riuscite a mimetizzarsi e a infiltrarsi al Nord”. Il nodo economico, comunque va affrontato anche su altri fronti, “per spezzare la convenienza economica di alcuni imprenditori a fare affari con la malavita e per aiutare il riutilizzo dei beni confiscati”.
La Bindi, come ha già fatto nell’ultima uscita pubblica a Palermo, torna a chiedere un incontro con le banche. “Vogliamo sentire l’Abi sia perché, se tutto questo accade, se c’è la possibilità di una banca parallela come questa c’è quantomeno, nel sistema bancario italiano, una sottovalutazione. E poi, per quanto riguarda i beni confiscati sappiamo che le banche hanno grosse responsabilità, perché capita che concedano mutui all’impresa mafiosa senza fare le opportune indagini, ma poi chiudono il credito quando interviene una amministrazione giudiziaria. E ogni volta che non si riesce a riutilizzare un bene confiscato o che fallisce un’azienda che era in mano alle mafie, abbiamo un effetto negativo sull’opinione pubblica. E rinsaldiamo l’idea che la legalità non paga”.
Per la Bindi è ora che tutti gli attori facciano la loro parte: “Cpme Commissione daremo il nostro contributo per quanto riguarda l’aggressione dei patrimoni e le norme anticorruzione, ma poi sono anche la politica che deve rafforzare gli strumenti di contrasto e la società responsabile che devono affiancarsi al magnifico lavoro degli investigatori e delle forze dell’ordine”.

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