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domenica 26 giugno 2022
 
Scienza
 

Carlo Rovelli: «Che emozione, premiata la nostra "fede" nella ragione»

12/02/2016  Il fisico Carlo Rovelli ci spiega in parole semplici il "peso" della scoperta: "Einstein aveva intuito molte cose, ora sappiamo che aveva ragione: la scienza è una grande avventura per l'umanità".

Oggi tutti i giornali del mondo aprono con una scoperta scientifica, di quelle che affascinano e un po' sgomentano noi comuni mortali poco pratici di scienza: la prova dell'esistenza delle onde gravitazionali già ipotizzate da Einstein.

Vediamo immagini fascinose, pensiamo, piccolissimi, ai misteri dell'universo. E facciamo una fatica terribile a capire la portata di una scoperta che chi ne capisce ci presenta come straordinaria.

Abbiamo chiesto a Carlo Rovelli, tra i più abili divulgatori, autore delle fortunatissime Sette brevi lezioni di fisica (Adelphi), docente al Centre de physique théorique di Marsiglia di darci, in parole semplici, una mano a capire. 

Come spiegherebbe l’importanza della scoperta di cui si parla all’uomo della strada che, se va bene associa la fisica a Einstein e Galileo, ma di fisica, non sa nulla e, se qualcosa ne aveva imparato a scuola, probabilmente ha dimenticato tutto?

«Fino ad ora, avevamo visto un solo tipo di onde, le onde elettromagnetiche: quelle che formano sia le onde radio, sia i raggi X, sia la luce. Da oggi, vediamo un secondo tipo di onde. E' come avere un secondo tipo di occhi».   

E’ vero che in questa scoperta hanno avuto un “peso” i fisici italiani?

«Si, è vero.  Fra i firmatari dell'articolo scientifico ufficiale che annuncia la scoperta ci sono molti italiani.   Gli italiani sono fra i primi del mondo nella fisica». ​  

Ha scritto che per la fisica è un po’ come riscrivere la Genesi: non più solo “fiat lux”, ma “fiat lux et gravitatis fluctus”: è vero che Einstein aveva già capito tutto o molto di questa Genesi riscritta?

«Si, ho scritto così; ovviamente detto solo in modo sorridente.  Einstein aveva capito le cose di base. Direi "quasi" tutto. Altri hanno chiarito e ripulito la sua teoria.  Solo negli anni Sessanta, dopo la sua morte c'è stata chiarezza completa sulle onde gravitazionali».  

Ha detto che questa scoperta, che verifica qualcosa che un’ipotesi aveva già formulato, è frutto della fede nella ragione: che forma di fede è?


«E' la fiducia nella capacità degli uomini di comprendere, passo dopo passo, il mondo ​attorno a noi.  Fidarsi della nostra ragione, della nostra capacità di pensare, di cambiare idea, di interpretare tracce e indizi, quando la ragione è usata con cautela e intelligenza. E' l'idea che il mondo sia misterioso, ma non incomprensibile. E possiamo comprenderlo, passo dopo passo, sempre meglio.   E una "fede" diversa dalla Fede religiosa, perché non enuncia verità in cui "credere" comunque: al contrario, ci suggerisce sempre di verificare. La rilevazione delle onde gravitazionali è proprio una di queste verifiche, molto spettacolare, perché la ragione ci aveva suggerito l'esistenza di un'entità del tutto nuova. Ora l'abbiamo vista. Era vero».

Umanamente, emotivamente, che cosa rappresenta per un fisico l’assistere a una scoperta così?

«​Una emozione fortissima. Da anni insegno un corso all'università e ogni anno dicevo agli studenti: "Ecco, pensiamo proprio che esistano le onde gravitazionali, ma non le abbiamo mai viste...»​  

Come si fa a spiegarlo a chi sente tutto questo sideralmente distante (e l’avverbio non è a caso) dalla propria piccola vita quotidiana?


«​Penso che la nostra vita quotidiana non sia mai "piccola": può' essere difficile, amara, dolorosa, ma è comunque sempre ​qualcosa di grande e di importante per noi.  Nel corso della nostra vita possiamo aprire gli occhi su cose che vanno al di là di noi come la musica, i viaggi, i grandi romanzi, la storia dell'umanità. Oppure la scienza: la straordinaria avventura dell'umanità che passo dopo passo comprende sempre meglio il mondo attorno a sé e comprende meglio sé stessa».

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