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L’ispezione disposta dal ministero dell’Interno Matteo Piantedosi al Comune di Bari provoca la dura reazione del sindaco Antonio Decaro che parla di «atto di guerra». Ma anche se il titolare del Viminale replica che l’accesso agli atti non significa scioglimento,il caso è grave. Perché arriva proprio a ridosso delle elezioni che si dovrebbero tenere l'8 e il 9 giugno e rischia di inquinare la campagna elettorale. Sono numerose le manifestazioni di solidarietà al sindaco. «Giù le mani da Bari. #Io sto con Decaro» è il titolo di un corteo che si è tenuto in piazza del Ferrarese a Bari, mentre diversi esponenti e leader sindacali hanno già apertamente preso le sue difese, parlando di un attacco politico.
Ma vediamo i nomi e le parole chiave di questa faccenda.
Codice Interno. Il nome dell’inchiesta condotta dal procuratore di Bari, Roberto Rossi, che ha svelato un presunto sistema di voto di scambio politico-mafioso per le elezioni comunali del 2019 vinte dal centro-sinistra. Nella conferenza stampa sull’inchiesta il procuratore precisò che «c'è stata una parziale e circoscritta attività di inquinamento del voto all'interno delle comunali su cui l'amministrazione ha saputo rispondere», e che «abbiamo accertato l'insussistenza del coinvolgimento del sindaco Decaro».
130 gli arresti in relazione all’inchiesta. Tra questi anche Carmen Lorusso, consigliera eletta con il centrodestra e poi passata dall’altra parte, e suo marito Giacomo Olivieri, ex consigliere regionale, accusato tra l’altro anche di aver comprato voti quando si candidò alle primarie proprio contro Decaro. Nuovamente agli arresti in questa tornata, dopo essere stato già indagato per concussione e peculato, anche il padre di Carmen Lorusso, l’oncologo Vito. Avrebbe fatto un accordo con il clan Parisi per ottenere voti per la figlia in cambio delle cure a un nipote del boss. In campo per il centrodestra ci sarebbero stati anche i clan Montani e Strisciuglio.
Municipalizzate. Si tratta dell’azienda del trasporto urbano Amtab e della Maldarizzi automotive spa, sottoposte ad amministrazione giudiziaria per infiltrazioni mafiose finalizzate a far ottenere posti di lavoro. Lo stesso Decaro, in realtà, aveva già azzerato i vertici delle aziende proprio nella sua costante lotta alle mafie.
Piantedosi. Il ministro, come di prassi in queste inchieste, invia a Bari i commissari per valutare l'eventuale infiltrazione criminale nell'amministrazione comunale. Appena saputa la notizia i parlamentari di centrodestra cominciano a fare pressing per lo scioglimento del Comune. Il verdetto della commissione dovrebbe arrivare dopo le elezioni dell’8 e 9 giugno e prima dell’eventuale ballottaggio per la carica di sindaco (Decaro non è candidabile perché già al secondo mandato).
Decaro, 53 anni, sindaco di Bari dal 2014 e presidente dell’Anci dal 2016., si è sempre distinto per la sua lotta alle mafie divenendo uno dei simboli degli “amministratori sotto tiro”. Da nove anni, e dopo le tante minacce ricevute, gli è stata assegnata la scorta. "Un galantuomo che ha lottato contro le mafie", ha detto Ciotti nel corso della manifestazione, a Roma, per le vittime innocenti di tutte le mafie. La lotta contro le fornacelle abusive per la festa di San Nicola, le denunce che hanno fatto arrestare esponenti dei clan, i concerti vietati al figlio del boss “Savinuccio”, il cantante neo melodico Tommy Parisi, tra i 130 arrestati, sono alcune delle attività contro la criminalità organizzata che hanno portato già da nove anni il sindaco a vivere sotto scorta..





