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Sul caso Garlasco una sentenza definitiva al momento c’è ed «è da lì che dobbiamo partire», spiega Gian Luigi Gatta, ordinario di Diritto Penale all’Università Statale di Milano. «Significa che dei giudici hanno ritenuto, pur in un processo indiziario, la colpevolezza di Stasi provata al di là di ogni ragionevole dubbio. L’unico modo di rimettere in discussione la sentenza passata in giudicato, ora, sarebbe un processo di revisione: è uno strumento che si adopera in casi eccezionali, possibile solo quando emergano – anche grazie al progresso scientifico - nuove prove che, sole o unite a quelle già valutate, dimostrano che il condannato deve essere prosciolto. Oppure, nel caso in cui si giungesse a un’altra sentenza definitiva il cui esito sia incompatibile con quella a carico di Alberto Stasi. Un processo di revisione può intervenire anche a pena interamente scontata. Al momento, stando alle indiscrezioni, a Pavia si indagherebbe su un’ipotesi di concorso in omicidio: si tratterebbe di un’indagine parallela per capire se nello stesso caso possano esserci altre persone coinvolte».
L’opinione pubblica sconcertata si chiede: perché adesso?
«Tentativi di avviare un processo di revisione sono stati fatti senza successo in passato, da parte della difesa di Stasi. Ora si è mossa la Procura di Pavia, che sta valutando possibili responsabilità di altre persone. Se la Procura si è attivata dobbiamo ritenere che sia in possesso di elementi nuovi ritenuti meritevoli di approfondimento. Bisogna avere fiducia e rispetto per il lavoro degli inquirenti. Il clamore mediatico non aiuta e non andrebbe alimentato. La posta in palio è elevata: c’è una vittima, ci sono i suoi familiari, c’è un condannato che sta scontando la sua pena in carcere da anni, ci sono nuovi indagati. Non è una fiction del genere crime, di quelle che si vedono in tv: è la vita di persone in carne ed ossa e l’approccio di tutti dovrebbe essere improntato a moderazione. I processi non si fanno negli studi televisivi o sui giornali. Oggi tutti pensano di essere esperti di giustizia penale, di impronte digitali, di scena del crimine e di prova scientifica: un po’ come con le chiacchiere da bar su una partita di calcio, dove ci si divide tra supporter dell’una o dell’altra squadra. Ecco, per amore della civiltà del diritto e della giustizia dobbiamo evitare questa deriva, per quanto la vicenda interessi tutti, e non potrebbe non essere così».
Quanto è alto il rischio che il cittadino perda fiducia?
«Il rischio c’è e non va alimentata la sfiducia nella giustizia, nella magistratura e nelle forze dell’ordine, che è un bene prezioso, da difendere. Purtroppo, per quanto sia duro da accettare quando si tratta di una condanna penale, l’errore giudiziario o investigativo è possibile e ineliminabile. Come lo è l’errore medico. Non bisogna dimenticare però che la legge prevede forme di controllo della correttezza o meno delle decisioni, attraverso più gradi di giudizio, e anche un rimedio eccezionale come la revisione, che consente di revocare anche le più gravi sentenze di condanna. Esiste anche la riparazione per l’ingiusta detenzione, per quanto una riparazione pecuniaria non potrà mai compensare anni di vita in carcere. Dobbiamo sforzarci per migliorare la qualità della giustizia riducendo la percentuale degli errori, ammesso che ve ne siano nella vicenda di Garlasco. E dobbiamo conservare il valore dell’umanità della pena e della giustizia: là dove quel valore si perde, come nei Paesi che praticano la pena di morte, non è più possibile riparare agli errori giudiziari. Tornando a Garlasco, può darsi che dalle nuove indagini emergano nuove e decisive prove. Se sarà così la condanna sarà rimessa in discussione. Diversamente non lo sarà. Quel che è certo è che, ripeto, non stiamo guardando un film ma una vicenda complessa, oggetto di valutazioni tecniche e scientifiche. La curiosità non deve diventare morbosità».
Difficile conservare il segreto quando avvocati di persone diverse, come in questo caso, hanno l’interesse a sostenere ipotesi contrapposte e a dar loro visibilità sui media (che non si fanno pregare). Che cosa suggerirebbe a un lettore ascoltatore?
«Intanto, per quanto possa sembrare paradossale, di non dimenticare che siamo ancora nella fase segreta delle indagini e che quelle che escono sono indiscrezioni, a volte funzionali alle esigenze di una o dell’altra parte coinvolta. Ai miei studenti del corso di Diritto penale alla Statale di Milano, anche loro incuriositi dal caso anche se all’epoca erano bambini piccoli, ripeto che chi un giorno sarà magistrato dovrà imparare a valutare e prendere decisioni senza farsi condizionare dal processo mediatico e chi diventerà avvocato dovrà fare il migliore interesse del proprio assistito, anche evitando i riflettori e l’esposizione mediatica. Tanto più che l’avvento dei social network, che all’epoca non c’era fa, ora invecchiare le notizie in tempi brevissimi e al processo mediatico si chiede continuamente nuova alimentazione, aumentando il rumore intorno».
Il ministro Nordio, a proposito di rumore intorno, ha affermato in Tv che è "irragionevole" che una persona possa essere condannata dopo due sentenze assolutorie. Condivide?
«Un sistema che consente un controllo della correttezza delle decisioni è a mio parere sempre preferibile rispetto a un sistema che non consente tale controllo. Può darsi che una assoluzione, anche doppia, sia ribaltata in una condanna, come nel caso di Garlasco, ma può anche darsi che avvenga il contrario. Il ragionevole dubbio che ha portato un giudice all’assoluzione può essere rivalutato e superato dal giudice successivo. Non necessariamente sbaglia chi condanna ed è nel giusto chi assolve. Lasciamo fare alla giustizia il suo corso, con serenità e professionalità. Sembra una frase fatta, ma è quel che dobbiamo augurarci nell’interesse di tutte le persone coinvolte».





