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Cosa devo chiedere nella preghiera?

30/07/2020  Il Vangelo ci mette davanti alla logica della gratuità: Gesù è morto per noi mentre eravamo peccatori. La riflessione del teologo Gaetano Piccolo

Se il Signore sa già di cosa abbiamo bisogno, perché dobbiamo chiederglielo? È una delle obiezioni più frequenti tra coloro che si avvicinano alla fede, ma è un dubbio che accompagna in realtà anche credenti che sono più avanti nel loro cammino. Abbiamo visto, però, nei contributi precedenti, che quando ci mettiamo davanti al Signore con i nostri desideri, siamo maggiormente coinvolti nella relazione con Lui. nostra preghiera diventa meno cerebrale e più autentica. Nella vita, a dire il vero, siamo abituati a una logica diversa: per lo più siamo soliti fare qualcosa per qualcuno e poi pretendiamo o ci aspettiamo di ricevere qualcosa. Siamo dominati da una logica del merito. Molte volte portiamo anche nella relazione con Dio questo modo di pensare: ho fatto qualcosa per te, ho pregato oppure ho fatto dei sacrifici, quindi tu, Signore, devi ricompensarmi!

Il Vangelo però ci mette davanti a un modo di pensare ben diverso: Gesù ci ha insegnato che l’amore di Dio è gratuito. Egli è morto per noi, dice san Paolo, mentre eravamo ancora peccatori! Nella preghiera, dunque, siamo invitati a vivere questa logica della gratuità e non una teologia del merito. Per questo motivo, sant’Ignazio di Loyola, quando descrive le varie tappe della preghiera, colloca all’inizio, nella preparazione, prima ancora di mettersi a meditare sulla Parola, quella che egli chiama “la richiesta di grazia”: «chiedo ciò che voglio e desidero». La grazia è il dono che oggi, nella mia situazione, voglio mettere davanti al Signore. Se sono onesto, questa richiesta mi aiuterà a svelare quello che mi porto nel cuore, affinché il Signore possa purificare e venire incontro al mio desiderio, secondo la sua volontà.

Anche in una relazione tra figlio e genitore, dove c’è affetto sincero, è possibile dirsi con franchezza quello che ci si aspetta. Ciò non vuol dire che il genitore debba necessariamente rispondere alle richieste del figlio, ma questo dialogo porta da un lato alla crescita della relazione, dall’altro mette il genitore nella condizione di decidere qual è il modo migliore per accompagnare il figlio nella ricerca di quello che desidera. Dunque, solo quando saremo arrivati a questa confidenza con Dio, avremo creato il contesto adatto per aprire la Bibbia e cominciare a meditare o a contemplare.

La differenza tra queste due forme di preghiera sarà oggetto del prossimo articolo.

Inviate le vostre domande a lettori.credere@stpauls.it

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