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La preghiera: meditazione o contemplazione?

13/08/2020  La preghiera è il tempo in cui lasciamo allo Spirito Santo la possibilità di agire dentro di noi. La riflessione del teologo Gaetano Piccolo

Quando qualcuno ci parla, soprattutto se si tratta di una persona per noi significativa, le sue parole suscitano in noi delle reazioni: ci fanno piacere o ci fanno arrabbiare, ci deludono o ci consolano. Non dovrebbe essere così anche quando parliamo con Dio? La preghiera è il luogo di questo dialogo fondamentale tra la creatura e il suo Creatore.

Un modo per metterci in ascolto di quello che Dio vuole dirci è pregare su un passo della Bibbia. Negli articoli precedenti, abbiamo suggerito alcuni passi per creare le condizioni di questo incontro, così come l’incontro con una persona ha bisogno di essere preparato.

Ora siamo giunti al momento in cui apriamo la Bibbia e ci ritroviamo davanti al testo biblico su cui abbiamo scelto di pregare. Possiamo utilizzare due modalità: la meditazione o la contemplazione.

Nella meditazione applichiamo soprattutto la facoltà dell’intelletto. Non si tratta di essere particolarmente intelligenti, ma di fermarsi sulle parole, gustando il loro significato, chiedendoci quale sia il senso di quella parola per noi.

Possiamo farci aiutare dalle spiegazioni di qualcuno o dalla lettura di un commentario biblico, ma il passaggio successivo è quello più importante: mi chiedo in che modo quella parola tocca la mia vita.

Nella contemplazione invece la facoltà che viene utilizzata è l’immaginazione: proviamo a immaginare la scena descritta dal testo. Visualizziamo il contenuto e scegliamo un posto per noi nella scena.

Proviamo ad ascoltare le parole, cerchiamo di osservare i dettagli. Attenzione: si tratta di usare l’immaginazione e non la fantasia. La prima resta ancorata al testo che abbiamo letto, la seconda invece ci porta lontano e ci chiude nei nostri voli mentali.

Sia nella meditazione che nella contemplazione l’obiettivo però è quello di fare attenzione a ciò che si muove dentro di noi, perché, come dice sant’Ignazio negli Esercizi spirituali, «non è il tanto sapere che sazia e soddisfa l’anima, ma il sentire e gustare le cose internamente».

La preghiera non è dunque uno spettacolo di parole che facciamo nel teatro della nostra interiorità, ma è il tempo in cui lasciamo allo Spirito santo la possibilità di agire dentro di noi.

Inviate le vostre domande a lettori.credere@stpauls.it

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