Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
giovedì 30 maggio 2024
 
chiedilo a credere
 
Credere

come evitare le omelie noiose

29/12/2022  Prima di parlare, il predicatore deve essere il primo a lasciarsi ferire dalla Parola!

Una delle domande che i sacerdoti più giovani mi pongono è come preparare l’omelia. Effettivamente è un aspetto importante del ministero, che molte volte segna in maniera decisiva il rapporto tra il presbitero e la sua comunità. Le assemblee diventano sempre più esigenti, anche perché sono abituate a ritmi televisivi e a effetti speciali che inconsciamente si aspettano di ritrovare nel contesto liturgico. Non è facile fare una buona omelia: si tratta di dire in pochi minuti, al massimo una decina, qualcosa di inerente alle letture Bibliche del giorno, possibilmente interessante, con una certa profondità e che possa aiutare la vita spirituale dei fedeli. La responsabilità è ancora più grande se pensiamo che, per alcune persone, l’omelia domenicale è l’unico momento in cui possono nutrire la loro vita spirituale e incontrare i testi sacri. Un buon punto da cui cominciare a preparare l’omelia è lo studio.

Occorre capire cosa dice il testo biblico, facendosi aiutare per esempio da un commentario. Il secondo passo è invece la preghiera: come ha ricordato Papa Francesco, il predicatore è il primo che deve lasciarsi ferire dalla Parola! Un’omelia sarà tanto più efficace quanto più il sacerdote avrà meditato sul quel testo. Basterebbe a volte condividere con le persone il frutto della propria preghiera personale sui brani della liturgia. Per arricchire l’omelia, il predicatore può chiedersi quali aspetti della vita della gente possono essere illuminati dai testi della liturgia: a quali domande rispondono quei brani? In questo modo l’omileta avvicina la Parola di Dio alla vita delle persone. Prima di pronunciare l’omelia è utile organizzarla intorno a un punto centrale: qual è il cuore di quello che voglio comunicare?

Ed è bene tenerlo in mente durante la predicazione, altrimenti rischiamo di affastellare pensieri sconnessi, posti uno accanto all’altro, senza alcuna relazione, pretendendo che le persone ci seguano! Uno degli aspetti più difficili nella costruzione dell’omelia, soprattutto quando si è all’inizio del ministero, è trovare una conclusione: a volte ci si gira intorno senza riuscire a concludere. Un piccolo aiuto può essere quello di concludere lasciando delle domande, che aiutano le persone a continuare personalmente la loro riflessione ed è forse anche l’unica cosa che molto spesso si portano via.

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo