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domenica 27 novembre 2022
 
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Più dialogo e collaborazione contro gli abusi

28/10/2022  Padre Small, segretario pro tempore della Commissione istituita da papa Francesco per combattere gli scandali legati alla pedofilia, spiega che la chiave per prevenire i reati e aiutare le vittime è quella della piena collaborazione tra Chiese

Fare ancora più luce nel buio degli scandali sulla pedofilia. Con questo spirito papa Francesco, lo scorso 30 settembre, ha ampliato il numero dei membri della Pontificia commissione per la tutela dei minori. L’organismo, il cui segretario pro tempore è padre Andrew Small, è così oggi composta da 20 persone. Pur facendo parte del Dicastero della Dottrina della fede, la Commissione ha una sua autonomia specifica e risponde direttamente al Pontefice. Con il motu proprio dello scorso febbraio, Fidem servare, Bergoglio ha strutturato la Congregazione della dottrina della fede in due sezioni: una dottrinale e una disciplinare per far andare di pari passi il perseguimento dei reati con la prevenzione. La Commissione ha una stretta collaborazione con la sezione disciplinare. Lo stesso Pontefice ha chiesto ai suoi membri di aiutare la Dottrina della fede proponendo «metodi migliori per consentire alla Chiesa di proteggere i minori e le persone vulnerabili e di assistere la guarigione dei sopravvissuti, riconoscendo che giustizia e prevenzione sono complementari». Come spiega padre Andrew Small (che ha incontrato i giornalisti e pubblicato un ampio articolo in merito sull’Osservatore romano) «fin dall'inizio, la Commissione si è dedicata alla cura di vittime/sopravvissuti, con apertura ad apprendere dalle loro esperienze e incorporarle nel proprio lavoro. Questo aspetto del mandato della PCTM è stato sottolineato da Papa Francesco nell'udienza alla Commissione dell'aprile 2022: “È vostro compito espandere la portata di questa missione in modo che la tutela e la cura delle persone che hanno subito abusi diventi norma in ogni ambito della vita della Chiesa.” La realizzazione effettiva di tale impegno si riscontra anche nella presenza di sopravvissuti tra i membri della Commissione, sin dalla sua costituzione».

La Commissione, inoltre, ha ricevuto dal Papa il mandato chiaro di vigilare sull’applicazione delle linee guide «per il safeguarding, con particolare attenzione alla prevenzione degli abusi (mandato del 2011 dell’allora Congregazione per la Dottrina della Fede con cui si richiedeva alla Conferenze Episcopali di redigerle). Sebbene quasi tutte le 114 Conferenze Episcopali del mondo abbiano redatto e presentato una serie di linee guida, rimane l’importante questione della loro efficacia e verifica, entrambe imprescindibili trattando di tutela dei minori».

Inoltre, dice ancora padre Small, la Commissione avrà particoalre attenzione all’applicazione delle leggi da parte delle Chiese locali e curerà sia «l'istituzione di meccanismi di segnalazione in tutta la Chiesa per coloro che hanno subito abusi» che la «redazione per il Santo Padre di un Rapporto Annuale sulla tutela nella Chiesa, tratto dall'esperienza dell'attuazione di un programma di safeguarding più ampio». Anche qui il metodo sarà quello sinodale del dialogo e dell’ascolto, come peraltro è stato sottolineato anche nel Documento della fase continentale del Sinodo. Si chiede alla Commissione di facilitare lo scambio tra Chiese sostenendo quelle più fragili e povere in modo che possano mettere in campo sistemi di tutela efficienti nel contrastare gli abusi».

«Il modello di comunione», conclude padre Small, «caratterizzato dalla sussidiarietà e dal dialogo, è la chiave per risolvere questioni difficili, come gli abusi sessuali, che non hanno risposte facili. È la via da seguire per il Popolo di Dio quando si trova ad affrontare la lunga ombra proiettata dalla Croce di Cristo».

 
 
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