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martedì 21 settembre 2021
 
Maltrattamenti e abusi
 

Scandalo del coro di Ratisbona: totale trasparenza dalla Chiesa

19/07/2017  Il caso, che coinvolge anche Georg Ratzinger, fratello del papa emerito Benedetto XVI, è nato perché la stessa diocesi di Ratisbona ha voluto far luce sulla vicenda fino in fondo. Due intensi anni di lavoro e di indagine: il risultato segna una nuova tappa sulla via della totale trasparenza  intrapresa dalla conferenza episcopale tedesca presieduta dal cardinale di Monaco di Baviera Reinhard Marx

(nella foto sopra: l'avvocato Ulrich Weber durante la conferenza stampa in cui ha ribadito le accuse. In copertina: il coro dei Piccoli cantori del Duomo di Ratisbona - Ansa)

 

 

La dimensione dello scandalo è enorme e non la si conosceva finora nelle dimensioni rese note martedì dal Rapporto dell’avvocato tedesco Ulrich Weber, che ha indagato per conto della diocesi di Ratisbona sulle violenze in alcuni casi sessuali ai danni dei bambini del coro del Duomo di Ratisbona, antico di mille anni, conosciuti in tutto il mondo come “I passeri del Duomo”. Il Rapporto di 430 pagine, pubblicato integralmente sul sito del coro, è il risultato di un’inchiesta durata due anni e voluta dal vescovo di Ratisbona mons. Rudolf Voderholzer e indaga un periodo che va dal 1945 al 2010.

I casi di maltrattamenti descritti sono circa 550 e riguardano violenze corporali e una sessantina di casi di violenza sessuale da parte di preti e insegnanti nei collegi dove vivevano e studiavano i bambini del coro. Nel Rapporto non si fa alcun nome, ma almeno 49 persone, indicate con le iniziali, vengono accuse di abusi di vario tipo. Il coro è stato guidato dal 1964 al 1994 dal Georg Ratzinger, fratello di Benedetto XVI. Nel 2010 in un’intervista a un quotidiano bavarese aveva ammesso di aver elargito “qualche schiaffo” ai giovani cantori, perché quello era allora un metodo pedagogico usato in tutte le scuole tedesche, ma aveva confermato di non aver mai avuto conoscenza di abusi sessuali. E chiese perdono alle vittime.

Martedì l’avvocato tedesco autore del Rapporto nella conferenza stampa di presentazione gli ha attribuito delle “corresponsabilità”, perché, ha detto, “ha fatto finta di non vedere o comunque ha mancato di intervenire”. Nelle decine e decine di pagine di testimonianze c’è chi racconta di essere andato dal direttore del coro per denunciare le violenze che avvenivano nel collegio e chi invece lo solleva da ogni responsabilità. Alcuni ex-coristi rivelano che in quelle occasioni Georg Ratzinger si chiudeva nella sua stanza e non ha mai fatto nulla.

Un capitolo del Rapporto affronta sistematicamente le “forme di violenza” e le distingue in “fisica”, “psichica”, “sociale” e “sessuale”. Per ogni tipo vengono riportate tabelle e testimonianze, semplicemente agghiaccianti. Perfino la nostalgia per la famiglia veniva punita: “Se uno aveva nostalgia era disobbediente e la nostalgia veniva spazzata via con le botte”. Si ricorreva anche all’isolamento, veniva negato il cibo, venivano controllate le lettere. Il collegio è descritto come una “prigione, un inferno, un campo di concentramento” e gli ex-alunni descrivono quegli anni “come i peggiori della loro vita, caratterizzati da paura, violenza e mancanza di aiuto”.

Il Rapporto punta il dito contro “la cultura del silenzio” che per anni ha protetto l’istituzione del coro più famoso della Germania, accusando sia la Chiesa, ma anche i genitori che non hanno dato seguito al racconto dei propri figli e le autorità statali tedesche che, ha spiegato l’avvocato Weber,non hanno approfondito i fatti con “ispezioni scolastiche a tutela dei minori”.Lo scandalo è scoppiato a metà dello scorso decennio, con la pubblicazione di alcuni libri delle vittime. Ma già nel 1958 un insegnante era stato allontanato dal coro e nel 1971 un vice-direttore del collegio era stato condannato per abusi dalla giustizia tedesca.

Oggi nessuno può essere processato essendo tutti i reati caduti in prescrizione. Ma la diocesi di Ratisbona ha voluto far luce sulla vicenda fino in fondo, secondo la linea della trasparenza inaugurata da Benedetto XVI e confermata da papa Francesco. Già nel 2010 l’allora vescovo di Ratisbona Gerhard Mueller, nominato poi da Ratzinger prefetto della Congregazione della dottrina delle fede, incarico che ha lasciato da poche settimane per decisione di papa Francesco, aveva ammesso gli abusi e una prima commissione, sempre presieduta dall’avvocato Weber, aveva stilato un Rapporto che denunciava circa 200 abusi. Ma vi erano state polemiche e Mueller era stato criticato per una cattiva gestione della vicenda e soprattutto per non aver cercato il dialogo con le vittime. Il nuovo vescovo di Ratisbona mons. Rudolf Voderholzer ha dato carta bianca a Weber e ha aperto tutti gli archivi.

La nuova commissione ha lavorato per due intensi anni come si può vedere dall’ampiezza del Rapporto e dalla documentazione allegata. Il risultato segna una nuova tappa sulla via della totale trasparenza in materia di abusi intrapresa dalla conferenza episcopale tedesca presieduta dal cardinale di Monaco di Baviera Reinhard Marx.

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